Il più partecipato Pride ungherese di sempre. Con il suo divieto fascista Viktor Orban è riuscito a tramutare la manifestazione di Budapest in un clamoroso e gigantesco bagno di folla, con decine di migliaia di persone arrivate da tutta Europa, sfidando cortei dell’ultradestra e poliziotti, le minacce del governo e le provocazioni di chi si augurava scontri.

Se fino a ieri si parlava di 30/40.000 partecipanti, le immagini di oggi sono andate ogni più rosea previsione, con circa 200.000 persone che hanno invaso Budapest. In attesa del resoconto del nostro direttore Giuliano Federico, che è in Ungheria da ieri, la politica internazionale è volata in Ungheria per mettere un freno alle politiche estremiste di Orban. Dall’Italia sono arrivati a Budapest sia Carlo Calenda, leader di Azione, che Elly Schlein, leader del Partito Democratico.
La politica italiana al Budapest Pride
“Oggi in piazza a Budapest con oltre 70 parlamentari da tutta Europa, rappresentanti dei partiti popolari, liberali e social democratici per dire SÌ all’Europa dei diritti e NO all’Europa di Orban, ai suoi rapporti privilegiati con Putin e alle sue violazioni dello stato di diritto“, ha scritto Calenda su X, per poi aggiungere: “L’Europa si fonda sullo Stato di diritto, la tutela del diritto di manifestare pacificamente e di amare chi si vuole indipendentemente dal sesso”.
“Siamo qui al Pride Budapest per difendere la libertà e la democrazia”, ha precisato Schlein, volata in Ungheria insieme ad Alessandro Zan, da noi stamattina intervistato. “Siamo qui per esprimere piena solidarietà al popolo ungherese e alla comunità LGBTQIA+. Siamo qui per affermare che nella nostra Unione Europea, quando si colpiscono i diritti di qualcuno, si colpiscono i diritti di tutte e tutti noi. Siamo qui per dire che non si può vietare l’amore per legge. Non si può cancellare la nostra differenza per legge. Non si può cancellare l’identità di genere. Non si possono cancellare i nostri corpi perché esistono. E oggi li stringeremo così forte insieme, che gli odiatori non passeranno. No pasaran!”, ha concluso la segretaria Pd.
“Un fiume colorato, pacifico e determinato ha invaso oggi le strade di Budapest, sfidando il vergognoso divieto imposto da Viktor Orbán. Un divieto che non colpisce solo il diritto a manifestare, ma nega il diritto stesso all’esistenza delle persone LGBT+”, ha scritto la delegazione del M5S composta da Alessandra Maiorino, Gabriella Di Girolamo, Elisa Pirro e Marco Croatti. “La risposta dell’Europa sana, quella che non arretra davanti all’intolleranza, è arrivata forte e chiara: nessun passo indietro sui diritti, nessun silenzio complice di fronte alla repressione. Se le istituzioni europee hanno perso il coraggio di difendere la libertà e pensano di trasformare i sogni dei cittadini in un incubo fatto di riarmo, controllo e muri, saranno proprio i cittadini a rialzare la bandiera della dignità e dell’uguaglianza. L’Europa che vogliamo è culla di diritti, non una fortezza militarizzata”.
“A Budapest migliaia di persone sfilano per i diritti, sfidando il divieto di Orban”, ha scritto su X Angelo Bonelli, assente in Ungheria ma con una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra presente sul posto. “Il Pride è una battaglia di libertà contro l’autoritarismo. Siamo al fianco di chi lotta per l’uguaglianza, contro ogni discriminazione. L’amore non si vieta”.
Tra i leader di partito del centrosinistra italiano assenti anche Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, con Ivan Scalfarotto unico parlamentare di Italia Viva in piazza, Yuri Guaiana sul posto per Più Europa insieme ad esponenti di Europa Radicale e Certi Diritti.
Da segnalare il post social della Lega di Salvini e Vannacci, che ha ‘salutato’ con l’emoticon di una manina “la sinistra e gli amici di Salis in gita in Ungheria. Buon viaggio”. Simone Pillon, ex parlamentare leghista, si è invece augurato che “tutta la crema della sinistra italiota LGBT” possa essere “arrestata dalla polizia di Orban ed estradata in Iran o in Palestina, ancora con indosso i tutù e le paillettes, così da gustare l’ospitalità dei loro amici. Non succede, ma se succede“.
