Durante un incontro al Caffè della Versiliana, l’eurodeputato e vicesegretario della Lega Roberto Vannacci è tornato a far parlare di sé, stavolta commentando le prime uscite di Papa Leone XIV, subito dopo la sua elezione. Un’occasione che gli ha consentito di rilanciare, ancora una volta, la sua visione ultraconservatrice su famiglia, religione e valori “tradizionali”, rispolverando nel frattempo vecchie accuse di presunta “omofobia” che, a suo dire, lo avrebbero colpito ingiustamente.

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La famiglia “vera” secondo Vannacci (e secondo il Papa)
“Mi sono piaciute moltissimo alcune prime battute di questo Papa”, ha dichiarato Vannacci riferendosi al nuovo pontefice, Papa Leone XIV. L’elogio, riportato da Leggo.it, nasce da una frase del Papa in cui definiva la famiglia come “un uomo, una donna e una prole”. Parole che Vannacci rivendica da sempre come proprie, ma per le quali – sottolinea – è stato spesso definito “omofobo” e “troglodita”.
Il generale non ha perso occasione per ribadire la sua visione di famiglia come unica e immutabile: un modello esclusivamente eterosessuale e biologico, che esclude qualsiasi altra forma di unione, tra cui le famiglie omogenitoriali, le coppie LGBTQIA+ e le forme familiari alternative oggi riconosciute (almeno parzialmente) anche dalla giurisprudenza italiana.
“Difendere la cristianità”: un attacco velato all’inclusività religiosa
Durante il suo intervento, Vannacci ha espresso l’auspicio che Papa Leone XIV possa riportare “orgoglio” nella difesa della cristianità, criticando duramente quello che ha definito un cedimento culturale della Chiesa cattolica alle “altre culture e religioni”.
Un passaggio che tradisce una visione etnocentrica e identitaria, dove le altre fedi – e più in generale le culture diverse da quella cattolica europea – vengono percepite come minacce piuttosto che opportunità di dialogo. Vannacci ha sottolineato che, pur non essendo un religioso praticante, non può accettare che il cattolicesimo venga “piegato” da culture “altre” e che, aggiunge, “sotto l’aspetto culturale non accetto e non accetterò mai”.
Una retorica che si lega fortemente al concetto di “identità nazionale e religiosa” come barriera ideologica, spesso usata anche in chiave politica per giustificare chiusure su temi di diritti, accoglienza e convivenza civile.
I temi etici: aborto ed eutanasia nel mirino
Non potevano mancare, durante l’incontro, anche alcuni riferimenti ai temi etici, sempre al centro dell’agenda sovranista di Vannacci.
Sul fronte dell’aborto, l’eurodeputato ha affermato: “Non ho mai auspicato un cambiamento della legge 194”. Una dichiarazione che suona paradossale se si considera l’impegno storico della Lega – e di larga parte del centrodestra – nel limitare di fatto l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, attraverso pressioni politiche, obiezione di coscienza e fondi alle associazioni pro-vita.
Quanto all’eutanasia, Vannacci ha ribadito una posizione tipicamente conservatrice: “La vita è un dono” – ha detto – e anche se riconosce la libertà individuale, “legiferare in tal senso non è opportuno dal mio punto di vista”. In altre parole: ognuno dovrebbe poter scegliere, ma lo Stato non dovrebbe legalizzare una possibilità di scelta.
Una strategia comunicativa ben studiata
Le parole di Vannacci non sono casuali. Anzi, sembrano rientrare perfettamente in una strategia comunicativa rivolta a un pubblico conservatore, cattolico tradizionalista, nostalgico di una società “ordinata” nei ruoli e nei valori.
Rievocando la figura del “buon cristiano”, dell’uomo virile, della madre devota, della famiglia eterosessuale e delle “radici” da difendere, Vannacci si pone come paladino di un’Italia che resiste al cambiamento, e che guarda con sospetto – se non con disprezzo – tutto ciò che esula dal binarismo uomo/donna, dai modelli normativi e dalle etichette imposte dalla tradizione.
L’ennesimo attacco alla comunità LGBTQIA+
Le dichiarazioni del vicesegretario leghista, pur mascherate da commenti su un Papa neoeletto, risultano l’ennesima frecciata alla comunità LGBTQIA+. Quando Vannacci dice: “A me davano dell’omofobo”, non fa nulla per smentire quelle accuse. Anzi, le riporta con orgoglio, come se essere tacciato di omofobia fosse un marchio d’onore da rivendicare in nome del “buon senso”.
Le famiglie arcobaleno, le unioni civili, il riconoscimento dei figli nati da coppie dello stesso sesso, i percorsi di autodeterminazione delle persone trans, non rientrano in questa narrazione. E questo nonostante l’Italia – seppure lentamente – si stia aprendo sempre più al riconoscimento di diritti, affetti e legami non convenzionali.

