Papa Leone XIV: una “vera” famiglia è solo tra uomo e donna, i reazionari cattolici del Family Day applaudono

Aria di restaurazione sui temi etici dopo le prime parole del nuovo pontefice.

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Papa Leone XIV nel suo primo discorso ufficiale ha tenuto a sottolineare che la famiglia è una: quella tra uomo e donna.
Papa Leone XIV nel suo primo discorso ufficiale ha tenuto a sottolineare che la famiglia è una: quella tra uomo e donna.
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Nel suo primo discorso ufficiale al Corpo diplomatico, Papa Leone XIV ha fissato una linea chiara e netta: la famiglia, per la Chiesa, resta quella composta da un uomo e una donna. «Società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società», ha detto il nuovo pontefice, ribadendo un’idea di società fondata su un modello familiare eteronormativo e procreativo. Parole che, pur nel lessico della pacificazione sociale e della giustizia globale, suonano come una marcia indietro rispetto alle aperture timide – ma che potrebbero risuonare rivoluzionare nei prossimi anni – del pontificato di Papa Francesco che aveva aperto all’idea di famiglia composta da persone queer, pur sottolineando la sacralità del matrimonio.

Le parole esatte di Leone XIV sulla famiglia tra uomo e donna

«Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, “società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società”. Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio».

Dimenticato il “Chi sono io per giudicare?”

Era il 2013 quando Francesco, di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù di Rio, aveva stupito il mondo dichiarando: «Chi sono io per giudicare?» parlando di persone omosessuali. Un gesto di rottura, accolto con speranza dalle realtà LGBTQIA+ cattoliche e non solo. Ora, però, sembra che con Leone XIV – che avrebbe sempre votato repubblicano – si torni a una visione più rigida e dottrinaria, in linea con le frange conservatrici della Chiesa e con i promotori del Family Day. Non è un caso che Massimo Gandolfini, leader dell’associazione, abbia subito applaudito alle parole del pontefice: «Sono molto soddisfatto. È stato riaffermato cos’è davvero la famiglia».

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In passato il Cardinale Prevost, prima di ascendere a Vescovo di Roma e sovrano assoluto della Chiesa di Roma, aveva già espresso critiche verso gli “stili di vita omosessuali” e le “famiglie alternative”, pur sostenendo in tempi recenti l’applicazione del documento Fiducia supplicans di Bergoglio, che apre alla benedizione delle coppie omosessuali senza riconoscerne la piena dignità sacramentale.

 

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Una visione selettiva della dignità

Nel medesimo discorso, Papa Leone XIV ha sottolineato anche l’importanza di tutelare la dignità dei più fragili: «Dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato». Un richiamo all’umanità e all’inclusione che, tuttavia, esclude esplicitamente le famiglie omogenitoriali e le coppie dello stesso sesso, le cui esistenze sembrano dunque ancora invisibili nella dottrina vaticana. Nessun accenno alla lotta contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, nonostante domani si celebri la giornata contro l’odio omobitransfobico. Alla Chiesa di Roma non dispiace che le persone LGBTIAQ+ vengano tenute ai margini: sulle violenze, meglio restare silenti (qui la guida all’annus horribilis della comunità LGBTIAQ+ italiana)

Diplomazia e pace, ma con una morale selettiva

Il nuovo papa ha rilanciato gli appelli di Bergoglio contro la corsa al riarmo e per la pace, richiamando la necessità di «un dialogo sincero» e del rafforzamento delle istituzioni internazionali. Ha citato l’Ucraina e la Terra Santa, parlando di «un tempo di conversione e rinnovamento» in nome della speranza. Tuttavia, mentre la Santa Sede invoca disarmo e diplomazia, su temi come aborto, eutanasia, e diritti LGBTQIA+ sembra voler irrigidire le posizioni, tracciando una linea che separa chi è dentro e chi è fuori dal modello di “umanità” ammesso dal magistero. Persone non cis e persone non etero insomma non sono benvenute, o quantomeno si presentino da sole: le loro non sono di certo famiglie, per il Pontefice.

Un pontificato già segnato da esclusioni

I primi segnali del pontificato di Leone XIV raccontano di un’istituzione che sembra voler rassicurare le ali più conservatrici della Chiesa. Se la pace nel mondo viene invocata con fervore, la pace dentro le coscienze di milioni di persone LGBTQIA+ credenti sembra ancora lontana. Un discorso che avrebbe potuto essere un ponte si trasforma così in una barriera. E mentre si parla di “nuovo inizio”, ciò che risuona è piuttosto l’eco del passato. E chissà che fine farà il tanto auspicato Giubileo LGBT.

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