Gloria Gaynor, da icona gay a donatrice repubblicana. Monta la polemica nella comunità LGBTQIA+

Presto celebrata da Donald Trump ai Kennedy Center Honors, la cantante di "I Will Survive" e "I Am What I Am" ha donato negli anni migliaia di dollari a politici omofobi di destra.

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Gloria Gaynor, da icona gay a donatrice repubblicana. Monta la polemica nella comunità LGBTQIA+
3 min. di lettura

81 anni, Gloria Gaynor è una leggenda della disco music. Sono passati oltre 50 anni dall’uscita della sua Never Can Say Goodbye, ma è nel 1978, con la memorabile I Will Survive, che Gaynor conquista la comunità LGBTQIA+ d’America. Perché quell’inno alla propria libertà risuona ancora oggi nelle discoteche gay di tutto il mondo. Nel 1983 arrivò il bis con un altro capolavoro, I Am What I Am, composta per il musical La Cage aux Folles. Nel testo, in origine cantato da una drag queen, Gloria si soffermava sul diritto a essere diversi, al grido “Ehi mondo, io sono quello che sono! E quel che sono non ha bisogno di scusanti. C’è una vita sola, e non ci sono cauzioni o rimborsi. Una vita sola, perciò è il caso di uscire dal nascondiglio“.

Da oltre 40 anni, in conclusione, Gloria Gaynor è considerata un monolite della comunità, colei che ci ha dato musica e parole. Ecco perché sta facendo enorme clamore negli USA quanto scoperto nelle ultime settimane.

Donald Trump premia Gloria Gaynor

Le prime polemiche sono nate il mese scorso, quando il presidente Donald Trump ha annunciato coloro che avrebbe celebrato con i Kennedy Center Honors 2025, ogni anno conferiti a coloro che si sono distinti per il loro contributo all’arte e alla cultura. Ovvero il musicista George Strait, i KISS, gli attori Michael Crawford e Sylvester Stallone e per l’appunto Gloria Gaynor. Quella che era sembrata una provocazione del tycoon, pensata unicamente per suscitare scalpore, si è invece rivelata altro.

Tantissimi fan hanno chiesto a Gaynor di non ritirare il riconoscimento, vista la sua storia, la sua vicinanza alla comunità LGBTQIA+ e le campagne d’odio alimentate dal presidente USA. Ana Navarro di The View ha scritto sui social: “Questa donna è una dea e merita tutti i fiori che le arrivano. Ma vorrei che non accettasse un premio dalle mani di un uomo che ha attaccato i diritti e la storia delle donne, delle persone di colore e della comunità LGBTQ”. “La comunità gay, in particolare, ha contribuito a trasformare la sua canzone simbolo in un inno. Trump è una macchia sul prestigio e l’importanza del KCH. Non farlo, Gloria!”.

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Gloria Gaynor ha donato oltre 22.000 dollari a politici repubblicani

Ma Gloria Gaynor, che nel 2017, durante il primo mandato di Trump, si era definita “non una persona politica“, probabilmente lo farà, anche perché negli ultimi anni ha donato cifre considerevoli al Partito Repubblicano. Secondo i registri pubblici della Commissione Elettorale Federale, riportati per la prima volta da Meidas Touch, Gaynor ha donato per la prima volta 235 dollari a sostegno di Ben Carson nel 2016. Carson si era candidato per il partito repubblicano alle elezioni presidenziali del 2016, diventando poi Segretario del Dipartimento per l’Edilizia Abitativa e lo Sviluppo Urbano sotto la prima amministrazione Trump. Gaynor ha effettuato tutte le sue donazioni con il suo nome di nascita, Gloria Fowles. Nel 2023 Gaynor ha iniziato a donare a WinRed, una piattaforma di raccolta fondi repubblicana che distribuisce donazioni a varie campagne. Ha inoltre donato specificamente a politici repubblicani anti-LGBTQ+ come Mike Johnson e Josh Hawley.

Meidas Touch ha calcolato che Gaynor ha donato circa 22.000 dollari ai parlamentari repubblicani. Questa cifra include 2.160,57 dollari a Mike Johnson e 356,15 dollari a Kevin McCarthy. Tra gli altri repubblicani figurano gli omobitransfobici Ted Cruz, Marco Rubio e Nikki Haley. Nessuno dei documenti disponibili dimostra che Gaynor possa aver personalmente donato a favore delle campagne di Trump, ma l’aver contribuito alle campagne politiche di altri repubblicani e sostenitori MAGA ha sconvolto la comunità gay d’America, che l’ha sempre sostenuta, difesa, contribuendo ad arricchirla attraverso concerti, dischi, discoteche, streaming. Un’inaspettata doccia fredda, come capitato in Italia quindici anni or sono con Lorella Cuccarini, a lungo idolatrata dalla comunità LGBTQIA+ nazionale per poi svelare un inedito lato conservatore, dicendosi contraria ai matrimoni gay e alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. Paese che vai, “false” icone gay che trovi.

© Riproduzione riservata.

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stefano belli 31.8.25 - 13:04

MAI CONOSCERE DI PERSONA O SAPERE COSE PERSONALI DELLE PROPRIE "ICONE". SPESSO DELUDONO!!!