Ballando con le Stelle 2025: che fine ha fatto la comunità LGBTQIA+?

Negli anni Ballando con le Stelle ha dato spazio a concorrenti LGBTQIA+ che hanno fatto la storia della rappresentazione in TV. Ma nell’edizione 2025 la visibilità queer sembra ridursi: ecco perché questa assenza pesa.

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Ballando con le Stelle 2025
Ballando con le Stelle 2025
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Negli ultimi anni, Ballando con le Stelle è stato uno dei pochi palcoscenici di prima serata capaci di dare spazio a personaggi queer o a chi rompeva gli schemi del gossip mainstream. Non semplici ospitate: parliamo di momenti che hanno fatto storia nella rappresentazione della comunità.

La prima scossa arriva nel 2016, quando Platinette (Mauro Coruzzi) danza con Raimondo Todaro. Due anni dopo lo stesso Todaro balla con Giovanni Ciacci, aprendo un’altra piccola, ma significativa finestra di visibilità.

Nel 2020 è la volta di Rosalinda Celentano in coppia con Tinna Hoffman. Ma la vera svolta arriva nel 2022: Alex Di Giorgio, oggi fidanzato con Tommaso Zorzi, scende in pista insieme al maestro Moreno Porcu. Una scelta chiesta direttamente dall’ex nuotatore a Milly Carlucci. Quell’anno, in gara c’era anche Gabriel Garko, che però preferì ballare con una donna.

Negli anni, il programma ha accolto anche nomi come Lea T, Enzo Miccio, Annalou Castoldi (dichiaratamente queer e legata sentimentalmente a una ragazza) e Tommaso Marini. Ma è chiaro che l’edizione con Alex Di Giorgio resta il punto più alto in termini di rivoluzione narrativa.

Concorrenti di Ballando con le Stelle 2025, età media di quest'anno

Ballando con le Stelle 2025: queer-friendly, ma senza rappresentanza

La nuova edizione, al via sabato 29 settembre su Rai1, strizza l’occhio alla comunità LGBTQIA+… ma senza rappresentarla davvero.

I nomi in gara sono amatissimi dal pubblico queer:

Eppure, manca un concorrente apertamente queer. Una coincidenza? Forse. Ma il rischio è che la visibilità in prima serata diventi una variabile e non una costante.

Citiamo Maurizio Ferrini che, per l’occasione, vestirà i panni de La Signora Coriandoli in coppia con Simone Di Pasquale. Tuttavia, il discorso, in questo caso, è ben diverso in quanto l’attore porterà in scena un personaggio.

Barbara d'Urso a Ballando con le Stelle 2025
Barbara d’Urso a Ballando con le Stelle 2025

Perché questa mancanza conta davvero

Vedere corpi, storie e parole queer in programmi generalisti non serve “solo” alla comunità LGBTQIA+: serve a tutta la platea televisiva, perché riduce stereotipi e normalizza la pluralità.

E qui la questione si fa ancora più delicata: Ballando con le Stelle va in onda sulla Rai, servizio pubblico, con il dovere di rappresentare il Paese intero. Limitarsi a nomi rassicuranti e mainstream può sembrare una scelta di mercato, ma di fatto abbassa l’asticella culturale in un’Italia dove i diritti queer restano ancora oggetto di scontro politico e sociale.

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La produzione non ha certo chiuso la porta: potrebbero esserci ospiti o sorprese in corso d’opera. Ma resta il fatto che, rispetto al passato, il 2025 segna un passo indietro.

La “quota queer” intercettata nelle edizioni precedenti non era un vezzo, ma una finestra preziosa. Un segnale concreto che la TV pubblica poteva – e può ancora – contribuire a una cultura più inclusiva.

Se questa edizione sarà solo una parentesi, bene. Se invece rappresenta un trend in discesa, allora è giusto sollevare la questione: perché senza rappresentanza, la danza rischia di perdere il suo ritmo più rivoluzionario.

Marcella Bella a Ballando con le Stelle 2025
Marcella Bella a Ballando con le Stelle 2025

Il valore simbolico della pista di Ballando con le Stelle

Non è “solo un programma di ballo”: la pista di Ballando con le Stelle è da anni un microcosmo che riflette la società. Quando due uomini o due donne danzano insieme, quando una persona queer porta se stessa senza filtri in prima serata, quel passo non resta confinato allo show: diventa un segnale, un invito a riconoscere che l’Italia è più variegata, complessa e ricca di quanto spesso la TV mostri.

Per questo la rappresentanza non è un dettaglio, ma un tassello di dignità collettiva. Se la Rai, come servizio pubblico, vuole davvero rispecchiare il Paese, deve continuare ad aprire quella pista a tutte e tutti. 

Non per una “quota” da riempire, ma perché senza quella pluralità il ballo perde la sua magia più potente: unire le differenze e trasformarle in armonia.

© Riproduzione riservata.

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serena bernabei 23.9.25 - 18:24

Cambierebbe la classifica tra piu giovani apparte Rosa Chemical 27 Fabio Fognini 38 Serena Bernabei 36 Scartarebbe Barbara D Urso anche Oppionista del Grande Fratello che suo progamma che ha condotto