Libera Rugby Club è la prima associazione sportiva dilettantistica apolitica italiana ad aver promosso la diffusione del gioco del rugby nella comunità LGBTQIA+. Nata a Roma nel 2013, da 12 anni si prefigge di contrastare ogni forma di discriminazione, sia dentro sia fuori dal campo di gioco, promuovendo inclusività nel mondo dello sport. Questo grazie a una squadra che riesca a garantire ad ogni individuo di partecipare all’attività sportiva e sociale senza subire discriminazioni legate proprio orientamento sessuale, origine etnica, credo religioso, nazionalità, età, abilità fisica o mentale.
Da settembre 2025, questa è la novità dell’anno, Libera Rugby Club è sbarcata anche a Milano.
A Roma la squadra si allena due volte alla settimana, il lunedì dalle ore 20:00 alle 22:00 e il giovedì dalle ore 20:30 alle 22:30 in zona Pietralata in Via dell’Acqua Marcia 51. A Milano allenamento settimanale (per ora), solitamente di giovedì dalle 20:30 alle 22:30 in zona Sesto San Giovanni in Via Daniele Manin 110.
Nella grande famiglia di Libera Rugby Club tuttə sono benvenutə. Che tu sia una persona eterosessuale od omosessuale, in transizione, transgender, non binaria, non ci sono vincoli. È questo il tratto che contraddistingue Libera Rugby Club, sostenuta da McFit nell’ambito del suo supporto all’inclusivitá nello sport: accogliere tuttə a braccia aperte, facendo sentire le persone a proprio agio. Nessun provino selettivo, come spesso capita altrove.
Libera Rugby Club, 12 anni di straordinaria storia inclusiva

Dal 2013 ad oggi Libera Rugby Club è diventata il punto di riferimento per il rugby inclusivo gay-friendly in Italia.
E pensare che tutto nacque quasi per gioco, da un gruppo d’amici che aveva il desiderio di praticare il rugby e promuovere, allo stesso tempo, il messaggio dell’inclusività nello sport.
Nel 2015 SportWeek, magazine della Gazzetta dello Sport, dedica la copertina e diverse pagine al suo interno a Libera Rugby Club, spiegando per la prima volta cosa fosse il rugby inclusivo, con quell’iconica prima pagina che mostrò due rugbisti baciarsi.
Nel 2018 nasce Rainbow 365 – Colori vs Omofobia, progetto in collaborazione con Zebre Rugby Club, franchigia della Federazione Italiana Rugby che milita nel campionato europeo di rugby United Rugby Championship, con il ricavato andato in beneficienza a Magicaburla Onlus, associazione di clownterapia romana.

Due anni dopo, nel 2020, ha preso forma Levi’s Pride 2020 – Use your voice!, partnership con la nota casa di abbigliamento che ha visto la squadra protagonista della linea dedicata al Pride.
Nel 2021, grazie agli anni di collaborazione a stretto contatto e un percorso di sensibilizzazione affrontato con Libera, la Federazione Italiana Rugby ha adeguato il suo statuto per inserire una clausola contro l’omolesbobitransfobia. Una decisione giunta in pieno Pride Month.
Così commentò all’epoca Marzio Innocenti, Presidente FIR:
“La discriminazione rispetto agli orientamenti sessuali è, ancor oggi, un problema della nostra società, come del resto la disparità di genere. La FIR, entro le sue prerogative, vuole recitare un ruolo di rilievo nella vita sociale italiana, offrendo un contributo concreto. Ecco perchè, con il Consiglio Federale, abbiamo deciso di modificare le normative, rafforzando il nostro impegno anche contro questa forma di discriminazione, in precedenza non specificata. Un’azione tangibile, che non solo ci allinea pienamente al CONI per quanto riguarda il rifiuto di ogni forma di discriminazione, ma certifica la piena volontà di questa governance di contribuire, in qualità di istituzione sportiva e di movimento, alla vita ed al progresso della società civile“

Nel 2023 la franchigia della Federazione Italiana Rugby e Libera Rugby Club hanno lanciato #ZebraLibera, iniziativa che mira a informare e sensibilizzare tifosi e appassionati sull’importanza di vivere un ambiente di gioco accogliente e rispettoso per chiunque, combattendo le discriminazioni per l’orientamento sessuale o l’identità di genere.
Nel 2024, come dimenticarlo, a Roma è andata in scena la Bingham Cup, mondiale delle squadre inclusive. In una settimana 5000 persone sono sbarcate nella Capitale, con 101 squadre provenienti da America, Europa ed Australasia. Indimenticabile il primo match di rugby a livello internazionale di sole persone transgender. Patrocinata da CONI, Sport e Salute, Regione Lazio, Roma Capitale, FIR, l’XI edizione della Bingham Cup organizzata da Libera Rugby Club è stata un trionfo, per dimostrare come e quanto sia ancora importante, nonché necessario parlare di inclusione nello sport.
Libera Rugby, dopo Roma anche Milano

Per poi arrivare a questo 2025, che ha visto nascere Libera Rugby Milano, nell’ottica di espansione sul territorio, così da coinvolgere sempre più appassionatə al meraviglioso mondo della palle ovale. In un mese dal via ben 25 iscritti su Milano, rispetto ai 26 di Roma.
“Siamo molto orgogliosi di poter aprire una nostra realtà anche a Milano“, ha dichiarato il presidente di Libera Rugby, Nicolò Zito. “Ringraziamo il Comitato Regionale FIR della Lombardia e GEAS Rugby per averci accolto e per il sostegno dimostrato. Con questa nuova filiale esportiamo a Milano un modello rugbistico che mette la persona al centro e che fa del rugby un’occasione di crescita non solo fisica, ma anche personale, dentro e fuori dal campo. Siamo certi che la nuova sede permetterà a tante persone di avvicinarsi a questo meraviglioso sport, accrescendo il movimento e i valori che rappresentiamo“.
“Siamo molto felici della decisione di Libera di aprire anche a Milano“, ha aggiunto il Presidente del Comitato FIR Lombardia Maurizio Vancini. “Il gioco del Rugby, universalmente riconosciuto per il rispetto delle sue regole e dei suoi valori, coniuga l’inclusione, l’accoglienza e il sostegno come parti fondanti dei nostri principi. Il comitato regionale Lombardo che ho l’onore di presiedere e rappresentare, formula un sincero augurio per l’avvio di stagione e di future partecipazioni ai nostri eventi”.
Libera Rugby, parlano gli iscritti
Ma è dai campi d’allenamento che si sono levate le voci più attendibili ed entusiaste. Quelle degli iscritti di Libera Rugby, che a Gay.it hanno provato a spiegare perché ancora oggi, alle soglie del 2026, sia importante avere squadre inclusive. E quanto Libera, in tal senso, sia unica nel suo genere.
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Francesco, 34 anni, “a Libera mi sento me stesso”
“C’è bisogno di uno sport inclusivo perché lo sport è uno degli ambienti dove è più difficile trovare un’inclusività. In alcuni sport è ancora più complicato rispetto ad altri. Ci sono studi comprovati che attestano come l’abbandono di uno sport coinvolga soprattutto le persone che fanno parte della comunità LGBTQIA+”, ha sottolineato Francesco, 34enne che si allena con Libera Rugby nella Capitale. “Partendo dal mio percorso di transizione, cercavo una squadra in cui potessi sentirmi a mio agio sia in campo che fuori dal campo, anche nello spogliatoio. Quando torno a casa dall’allenamento ora che mi sono iscritto sono proprio una persona felice. Mi sento me stesso. Per me Libera Rugby è uno spazio di comfort, non solo sicurezza ma anche felicità”.
Francesco, 33 anni, “Libera è famiglia”
“C’è ancora tanta repulsione nei confronti della comunità LGBTQIA+, quindi è giusto che ci sia una squadra inclusiva, che faccia capire che lo sport è di tutti”, ha aggiunto Francesco, 33enne che si allena con Libera Rugby nella Capitale. “Io ho conosciuto su Instagram un ragazzo che faceva parte di Libera, me ne ha parlato e mi ha invitato a fare la prova. Ho trovato un ambiente familiare, un clima equilibrato. Mi sento come se fossero amici da tempo. Mi trovo a mio agio, il rugby mi è sempre piaciuto ma non avevo mai avuto modo di praticarlo. Libera Rugby è famiglia, libertà e amicizia, è una squadra che ti permette di essere te stesso dove trovare amicizia, unione e la famiglia che ti serve. Non ne potrei più fare a meno”.
Tancredi, 38 anni, “Libera è un luogo d’amore”
“Sono venuto a Libera Rugby per divertirmi, per trovare un contesto sereno e tranquillo“, ha confessato Tancredi, 38enne che si allena con Libera Rugby nella Capitale. “Nel 2025 parliamo ancora di sport inclusivo perché purtroppo nello sport ci sono discipline blindate, con molte persone che non si iscrivono per il semplice timore di dover frequentare uno spogliatoio o dei compagni che tenderebbero a bullizzarti. Ho conosciuto Libera per caso, una mattina su Instagram. Ho subito contattato la pagina della squadra e ho fatto una prova per vedere se mi piacesse il rugby, non conoscevo nulla, ma il fatto che fosse tutto molto accogliente mi ha spinto a provare e alle fine me ne sono innamorato. Libera Rugby è un posto sereno, pacifico, un luogo d’amore, una casa dove non devo dimostrare nulla, è una grande famiglia”.
Giuseppe, 29 anni, “Libera è per tutti”
“Si deve parlare ancora di sport inclusivo perché il mondo non è ancora così aperto, è necessario avere spazi in cui poter essere sè stessi“, ha aggiunto Giuseppe, 29enne che si allena con Libera Rugby nella Capitale. “Sono venuto a conoscenza di Libera grazie ai social. Dopo le prime volte mi sono sentito completamente me stesso, avevo già fatto rugby ma qui mi sono trovato in una realtà in tutti i sensi inclusiva. Libera per me è divertente, è libertà, è per tutti”.
Fabio, 33 anni, “Libera è comunità”
“Io arrivo da anni di calcio e purtroppo ho subito diversi insulti omofobi e diverse risse. Ritrovarsi in una squadra dove tutti si sentono protetti e uniti è una grande cosa“, ha rivelato Fabio, 33enne che si allena con Libera Rugby a Milano. “Ho conosciuto Libera tramite la pagina Instagram e durante il Roma Pride ho conosciuto i ragazzi che si allenavano nella Capitale. Ho scoperto dell’arrivo su Milano e così ho iniziato per la prima volta a giocare a rugby. Tutti possono giocare a Libera. Siamo una grande famiglia perché ci troviamo anche al di fuori del campo da rugby, non è solo uno sport, siamo una comunità”.
Manuel, 27 anni, “Libera è casa”
“C’è bisogno di un ambiente e di un luogo dove le persone possano sentirsi tranquille, non giudicate“, ha concluso Manuel, 27enne che si allena con Libera Rugby a Milano. “Ho conosciuto Libera tramite Instagram, ho fatto delle prove e dai primi giri di campo pur non conoscendo nessuno ho trovato un ambiente super inclusivo, amichevole, che mi ha fatto sentire a mio agio. Libera è famiglia e divertimento, può diventare la tua seconda casa se lo vuoi”.






