La Chiesa Italiana appoggia le giornate contro omobitransfobia: “Non è un ok ai Pride”

Il Sinodo della Chiesa italiana apre un nuovo capitolo: nel documento Lievito di pace e di speranza si chiede alla Cei di “sostenere le giornate contro omofobia e transfobia”. Resta il dibattito sul Pride e sul ruolo delle donne.

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Dopo quattro anni di confronti, dibattiti e rinvii, la Chiesa cattolica italiana ha approvato con una larga maggioranza il documento finale del suo Cammino sinodale, intitolato Lievito di pace e di speranza. È il risultato di un percorso partecipativo che ha coinvolto circa 500mila persone tra laici, religiosi e consacrati di 226 diocesi italiane. Il testo, votato lo scorso 25 ottobre con 781 voti favorevoli su 809, rappresenta una delle più ampie consultazioni mai avviate nella storia della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e segna una tappa importante sul piano dell’inclusione e dell’apertura, in particolare verso le persone LGBTQIA+ e nella lotta contro la violenza di genere.

Sinodo

Il Sinodo alla Cei: “Sostenga le giornate contro omofobia e transfobia”

Per la prima volta, scrive il Corriere della Sera citando parti del documento finale approvato, la Terza assemblea sinodale chiede esplicitamente alla Cei di impegnarsi ufficialmente a sostenere con la preghiera e la riflessione le giornate promosse dalla società civile per contrastare la discriminazione e la violenza, comprese quelle contro l’omofobia e la transfobia. Il testo ribadisce anche la necessità di “superare l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società” e di “promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana”.

Si tratta di una novità di rilievo, che arriva dopo anni di tensioni interne tra le anime più progressiste e quelle più conservatrici della Chiesa, e che colloca il testo in una posizione più vicina alla visione pastorale di papa Francesco, orientata all’accoglienza e all’ascolto, rispetto a quella più rigida trapelata dal nuovo papato di Leone XIV.

Le precisazioni di Castellucci: “Non è un sostegno al Pride”

L’approvazione di Lievito di pace e di speranza non è stata un passaggio scontato. Il testo, elaborato grazie al contributo di vescovi, delegati diocesani e invitati, è stato profondamente rielaborato durante la seconda Assemblea sinodale, grazie a un intenso lavoro di revisione condotto dalla Presidenza della Cei, dal Comitato del Cammino sinodale, dal Consiglio permanente, dagli organismi nazionali e dalle Regioni ecclesiastiche.

L’arcivescovo di Modena e Carpi, Erio Castellucci, presidente del comitato sinodale, ha spiegato che la frase sulle ‘giornate’ contro l’omofobia è stata “fraintesa” da alcuni come “un sostegno al Gay Pride”, ma ha chiarito che in realtà “si parla di giornate cui in buona parte la Chiesa italiana già aderisce con la preghiera e la riflessione”.

Un’interpretazione prudente che però non sminuisce il valore del passaggio, soprattutto considerando la storia di reticenza della Chiesa italiana su questi temi. Secondo Castellucci, “l’obiettivo è favorire una cultura di vicinanza e di rispetto verso chi è ferito e discriminato, non di contrapposizione”. Il riferimento diretto alla lotta contro l’omofobia e la transfobia, unito all’esplicito riconoscimento delle persone omoaffettive e transgender, segna dunque un cambio di tono e di linguaggio nel rapporto tra la Chiesa e il mondo LGBTQIA+.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha sottolineato che il lavoro svolto è solo l’inizio di un processo più ampio: “Ora è compito dei pastori assumere tutto, individuare priorità e coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole. Davvero possiamo dire che la logica del “si è sempre fatto così” non ha avuto la meglio”. La prossima assemblea generale della Cei, ha annunciato Zuppi, sarà dedicata proprio alla discussione e all’attuazione del documento sinodale, che da oggi diventa il principale punto di riferimento per le decisioni e le linee pastorali future.

Apertura verso le persone LGBTQIA+

Chiesa e LGBT

L’aspetto più innovativo del documento riguarda il modo in cui viene scelto di riconoscere e accompagnare le persone LGBTQIA+ all’interno delle comunità cristiane. Per la prima volta, la Chiesa italiana parla esplicitamente di “persone omoaffettive e transgender” come parte integrante della comunità, abbandonando – almeno sul piano linguistico – un approccio basato sulla mera “tolleranza”.

La proposta, approvata con 672 voti favorevoli (81,3%) e 154 contrari, invita a superare ogni forma di discriminazione, anche all’interno delle parrocchie e delle istituzioni ecclesiastiche. Non si tratta, come chiarito dai vescovi, di un riconoscimento dottrinale delle unioni omosessuali o di un sostegno politico alle manifestazioni Pride, ma di un passo verso un atteggiamento pastorale più inclusivo e rispettoso delle differenze.

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In questo senso, la Cei è invitata ad aprire la porta a un dialogo più profondo con la comunità LGBTQIA+, senza rinnegare la dottrina ma spostando l’attenzione sulla dimensione umana e relazionale della fede.

L’impegno contro la violenza di genere e il ruolo delle donne

chiesa anglicana

Oltre al tema dell’inclusione, Lievito di pace e di speranza dedica ampio spazio anche alla lotta contro la violenza di genere, un tema che la Chiesa italiana ha scelto di affrontare con maggiore decisione. Il documento invita infatti le Chiese locali a sostenere e promuovere iniziative civili e religiose dedicate alla prevenzione e alla sensibilizzazione, incluse le “Giornate contro la violenza e la discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e la transfobia”.

In merito al tema degli abusi, si legge nel testo: “le Chiese locali collaborino con istituzioni e società civile per il sostegno delle vittime e dei familiari e per assicurare il corretto svolgimento di ogni fase dell’accertamento della verità dei fatti”.

Un linguaggio che mostra una volontà concreta di sinergia con la società civile, superando la tradizionale diffidenza nei confronti delle campagne laiche. Si tratta di un’apertura che, nelle intenzioni, mira a promuovere una cultura del rispetto, della cura e della prevenzione della violenza, in linea con il principio evangelico della “prossimità verso chi è ferito”.

Il documento affronta anche il tema della presenza delle donne nella Chiesa, chiedendo di “garantire la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida” nelle strutture ecclesiali. Tuttavia, il paragrafo più discusso – quello relativo alla possibilità di approfondire il diaconato femminile – ha raccolto il numero più alto di voti contrari: 625 favorevoli e 188 contrari.

Zuppi e la nuova direzione della Cei

La posizione del cardinale Matteo Zuppi, figura di riferimento del cattolicesimo progressista, emerge come elemento chiave nel nuovo corso della Cei. Negli ultimi mesi, Zuppi è stato al centro del dibattito interno alla Chiesa anche per la decisione di riproporre il documento Perché la gioia sia piena, che prevede aperture verso le coppie omosessuali e le persone divorziate risposate.

Il testo, già bocciato dal Sinodo sei mesi fa, è stato riammesso alla discussione, segnando una sfida implicita alle posizioni più rigide del nuovo papa Leone XIV. Secondo quanto riportato da Panorama, la decisione riflette la volontà di Zuppi di “riaffermare la linea dell’accoglienza e dell’inclusione tracciata da papa Francesco”, nonostante il mutato clima vaticano.

Questa scelta, che alcuni definiscono coraggiosa e altri provocatoria, dimostra come la Cei stia cercando di mantenere un proprio margine di autonomia rispetto alla Curia romana, continuando a spingere verso una Chiesa più aperta, dialogante e in ascolto delle fragilità umane.

Tra aperture e limiti: una sfida ancora aperta

Nonostante i toni più inclusivi e le novità formali, Lievito di pace e di speranza resta un documento d’equilibrio, costruito per tenere insieme sensibilità diverse. Pur riconoscendo esplicitamente la necessità di combattere l’omofobia e la violenza di genere, ribadisce che il sostegno della Chiesa si esprime nella preghiera e nella riflessione, non nell’adesione diretta a manifestazioni o movimenti civili.

Per la comunità LGBTQIA+ credente, questa apertura rappresenta comunque un passo avanti rispetto al silenzio o all’esclusione del passato. Il vero banco di prova sarà l’attuazione concreta di queste indicazioni nelle parrocchie, nelle diocesi e nei gruppi ecclesiali. Come ha ricordato Zuppi, “la logica del ‘si è sempre fatto così’ non può più bastare”.

In questa nuova fase, la sfida sarà trasformare le parole in gesti, le dichiarazioni in pratiche pastorali inclusive, le riflessioni in azioni che restituiscano dignità e visibilità a chi, per troppo tempo, è rimasto ai margini. Per le persone LGBTQIA+, per le donne e per chi da sempre chiede una Chiesa più giusta e inclusiva, non è ancora una vittoria, ma è senz’altro un segno di speranza.

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