Papa Leone XIV mostra il volto reazionario su LGBT e abusi sessuali

Parole da reazionario, dietro front su qualsiasi apertura di Papa Francesco.

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Leone XIV LGBT abusi preti pedofili
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Il tono posato, l’aplomb elegante e lo charme americano comunicano rassicurazione e conforto: ma Papa Leone XIV è un reazionario latente, un fuoco ultra-conservatore che cova sotto la cenere profumata dell’immaginario pop-digitale. Nel suo primo libro-intervista, “León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI“, Prevost rompe il silenzio sulle questioni LGBTQIA+.

Lo fa scegliendo la parola meno neutra e più ostile del dizionario teologico: “ossessione”. L’“ossessione dell’Occidente per la sessualità”, così la definisce in inglese – sua lingua madre – nel rispondere a una domanda sull’“LGBT issue”. Un’espressione che già rivela tutto: non parla di persone, ma di un problema. Un tema. Un fastidio. Un’anomalia.

Eppure, Leone XIV è lo stesso Papa che riprende lo slogan bergogliano del “tutti, tutti, tutti”. Ma se tutti sono davvero benvenuti, perché allora ridurre la realtà esistenziale e spirituale delle persone queer a una patologia collettiva? Perché archiviare decenni di lotta, testimonianza e fede viva come “fissazione occidentale”?

Come ha osservato Marco Grieco, giornalista queer e credente, questa retorica è la stessa già ascoltata da numerose chiese africane: l’omosessualità come invenzione dell’Occidente, come minaccia all’ordine naturale, come ideologia da esportazione. Poco importa che in molti Paesi, da Uganda a Iran, le persone queer vengano incarcerate, torturate o persino condannate a morte. L’esistenza si dissolve, la carne scompare, e resta solo l’etichetta. L’ideologia.

Papa Prevost – alias Leone XIV – lo ribadisce: “Il matrimonio è e resta tra un uomo e una donna”. Nessun cambiamento dottrinale all’orizzonte. “Capisco che anche solo dirlo possa far male”, ammette. Ma lo dice comunque, lasciando intendere che la sofferenza dei fedeli LGBTQIA+ è inevitabile, se non addirittura necessaria. Una croce da portare, ma senza mai risalire sul monte.

Nemmeno la Fiducia Supplicans, documento che ha aperto alla possibilità di benedizioni non ritualizzate per coppie omosessuali, riesce a scardinare la rigidità del dogma. Leone XIV lo richiama solo per dire che “non bisogna ritualizzare le benedizioni”. In altre parole: vi tolleriamo, ma restate nel margine. La benedizione sì, ma rapida, senza simboli, senza solennità. Come un atto medico d’urgenza, un pronto soccorso per evitare spargimento di sangue, più che per accogliere, soccorrere, accudire e guarire.

Giubileo LGBT Leone XIV silenzio delusione
Giubileo LGBT: il pellegrinaggio queer ha ricevuto soltanto silenzio da Leone XIV. Delusione dei cattolici queer.

Le frasi di Leone XIV

  • “Trovo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa, in termini di ciò che insegna sulla sessualità, ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio, cambierà”
  • Ho già parlato di matrimonio, come ha fatto Papa Francesco quando era Papa, di una famiglia composta da un uomo e una donna in un impegno solenne, benedetti nel sacramento del matrimonio. Ma anche solo dirlo, capisco che alcuni lo prenderanno male”
  • “Certo, possiamo benedire tutti, ma non dovremmo cercare un modo per ritualizzare una qualche benedizione”
  • “L’Occidente è ossessionato dalla sessualità”
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Intanto, nel cuore della Chiesa, c’è chi lavora per soffocare qualsiasi spiraglio di apertura. Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex custode della dottrina, ha dichiarato che “gli atti omosessuali sono peccato mortale. La Fiducia Supplicans per benedire le coppie omosessuali andrà a farsi benedire: “Non è un documento del Magistero”, liquida Müller, secondo cui i fedeli LGBT che hanno partecipato al giubileo in quanto LGBTFanno propaganda entrando nella Porta Santa”.

 

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Viene da chiedersi, come fa Grieco, se davvero l’ossessione per la sessualità non sia sempre appartenuta alla Chiesa stessa. A Giovanni Paolo II, ad esempio, che nella Veritatis Splendor del 1993 ha applicato il concetto di “male intrinseco” agli atti omosessuali – lo stesso concetto usato dal Concilio Vaticano II per parlare di omicidio e schiavitù. Chi ha davvero generato mostri? Chi ha dipinto il desiderio come nemico della salvezza?

Leone XIV ha parlato anche di migranti, Gaza, abusi nella Chiesa. Ha detto che la parola “genocidio” su Gaza è troppo pesante da pronunciare per la Santa Sede.

Leone XIV e gli abusi

Anche sugli abusi sessuali su cui è stato fatto un patto con Donald Trump, Papa Leone XIV si muove nel solco dell’ambiguità rassicurante: chiama “crisi” quella che per molte vittime è stata una condanna a vita, e promette ascolto, ma senza mai disturbare troppo l’architettura del potere clericale. “Le vittime devono essere trattate con grande rispetto”, dice, ma nella stessa frase introduce il contrappeso: “anche gli accusati hanno dei diritti”. È come se la Chiesa, dopo aver colpevolmente taciuto per decenni, ora temesse di parlare troppo. Le ferite non si curano con i risarcimenti, aggiunge – e per una volta ha ragione – ma resta il sospetto che più che il dolore delle vittime, Leone voglia proteggere l’istituzione dal discredito. Siamo sempre nel regno della doppia bilancia: compassione, ma anche tutela. Della reputazione, dei procedimenti interni, del clero. Come se la trasparenza fosse una minaccia, e non l’unica via di salvezza possibile. Dunque non bisogna rivolgere pietà soltanto ai bambini stuprati dai preti, ma anche ai poveri preti abusatori, questo il succo, depurato dello charme manipolatorio di Prevost. Che ha espresso anche una pelosa “preoccupazione” per gli Stati Uniti sull’orlo della guerra civile. Lo ha fatto con la stessa cautela diplomatica. In fondo, è il suo stile: dire, ma non compromettersi. Accennare, ma non agire. Galleggiare, per mantenere il potere, e consolidarlo in questo mondo in tempesta.

 

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