Il governo del Brasile ha annunciato l’implementazione di una piattaforma di intelligenza artificiale denominata Aletheia, concepita per scansionare in modo continuo internet e tracciare discorsi d’odio e disinformazione diretti verso la comunità LGBTQ+.
La novità non riguarda soltanto l’utilizzo dell’IA nel monitoraggio del web: è il contesto normativo e politico che assume un rilievo determinante. Il sistema potrà infatti fungere da base per procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili di tali discorsi discriminatori, sulla base della legge brasiliana sui crimini d’odio, ampliata nel 2019 per includere esplicitamente omofobia e transfobia.
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Cosa prevede la piattaforma Aletheia
Concepita dal Ministero dei Diritti Umani del Brasil in collaborazione con l’ONG Aliança Nacional LGBTI+, Aletheia – ribattezzata “Piattaforma del Rispetto” – riceve finanziamenti pubblici (circa R$ 300.000, ovvero 56.000 dollari) tramite emendamento parlamentare dell’onorevole Erika Hilton, politica transgender.
Secondo quanto riportato dal sito di informazione brasiliano GP1, il sistema nella sua fase iniziale “traccia l’origine della disinformazione, ne segnala l’impatto e abilita la responsabilità degli autori e di coloro che la diffondono”.
Durante la presentazione ufficiale avvenuta lo scorso 16 settembre, il coordinatore della piattaforma, Jean Muksen, ha dichiarato: “Abbiamo creato una piattaforma con diversi strumenti di intelligenza artificiale che monitorano in modo continuo pagine, profili, siti web e blog”. Ha inoltre precisato che il software è in grado di interpretare “sfumature linguistiche” quali ironia e sarcasmo. Il team per 18 mesi, lavorerà in stretta sinergia per contrastare le fake news sui social network.
Le dichiarazioni raccolte dal sistema possono essere archiviate e successivamente utilizzate in azioni legali. Il team dell’ONG che gestisce la piattaforma comprende un coordinatore, un avvocato, un giornalista e un designer, con costi annuali stimati in circa R$ 140.000 (26.000 dollari), finanziati con fondi pubblici.
Nel concreto, i contenuti segnalati vengono prima archiviati e poi esaminati da un avvocato dell’ONG, che ne valuta la rilevanza giuridica prima dell’eventuale invio alle autorità giudiziarie. La piattaforma sarebbe stata progettata come un sistema ibrido di verifica delle informazioni e di supporto legale, gestito per 18 mesi da un team composto da esperti di comunicazione e diritto, incaricati di individuare comportamenti online considerati “problematici” o potenzialmente offensivi.
Il contesto normativo in Brasile
Nel 2019 il Tribunale Superiore Federale del Brasile aveva emesso una sentenza storica che equipara omofobia e transfobia al reato di razzismo, rendendole punibili fino a tre anni di carcere. La decisione, approvata con sei voti favorevoli su undici, è nata da due ricorsi presentati dall’Associazione Brasiliana LGBTI (ABGLT) e dal Partito Socialista Popolare (PPS), e rappresenta un punto di svolta nella tutela dei diritti civili nel Paese.
La Corte aveva stabilito che le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere sarebbero dovute essere trattate alla pari di quelle razziali, invitando al contempo il Parlamento ad approvare una legge specifica.
A distanza di sei anni, questo quadro giuridico rende possibile utilizzare le evidenze raccolte da Aletheia per promuovere procedimenti penali nei confronti di chi diffonde contenuti ritenuti discriminatori o orientati all’odio verso la comunità LGBTQ+.
Un aspetto particolare riguarda il monitoraggio del “misgendering” (l’uso di pronomi o termini di genere non conformi rispetto all’identità dichiarata). Un caso citato e piuttosto emblematico riguarda la femminista Isabella Cêpa, che ha trovato asilo politico in Europa, dopo aver descritto l’onorevole Hilton “come uomo”. La femminista aveva ricevuto una denuncia dalla stessa Hilton e rischiava una pena fino a 25 anni di carcere. L’accusa venne in seguito archiviata e Cêpa prosciolta.
Implicazioni per la libertà di espressione e la comunità LGBTQ+
La messa in opera di una piattaforma di intelligenza artificiale come Aletheia solleva questioni fondamentali relative al confine tra tutela delle persone da discorsi d’odio e libertà di opinione, in particolare all’interno del dibattito sull’identità di genere.
In questo contesto, qualsiasi affermazione online che contrasti l’idea secondo cui “l’identità di genere prevale sul sesso biologico” rischia di essere registrata, archiviata e inviata per valutazione giudiziaria.
Il sistema, inoltre, dichiara di monitorare non solo utenti ordinari, ma anche membri del Parlamento, giornalisti, influencer e testate, segnalando che il vasto raggio di sorveglianza include “profilature” ad alto livello istituzionale.
Se da un lato lo strumento è promosso come barriera contro l’odio e la disinformazione diretti alla comunità LGBTQ+, dall’altro viene letto da alcuni osservatori come un potenziale mezzo di controllo ideologico, con il rischio di dare adito a “censura” mascherata da tutela.
Il lancio della piattaforma Aletheia da parte del governo brasiliano, tuttavia, segna un passaggio istituzionale rilevante: la sorveglianza digitale su larga scala dei discorsi online rivolti alla comunità LGBTQ+ e la possibilità concreta di un’integrazione automatizzata nel sistema giudiziario.
La misura arriva in un contesto giuridico che già considera l’omofobia e la transfobia alla stregua del razzismo, e si propone ora di essere uno strumento sia di monitoraggio che di “responsabilizzazione” degli autori.


