Brasile, reclusione per gli insulti omobitransfobici: sentenza storica della Corte Suprema

Nel nuovo Brasile di Lula, l'omobitransfobia non sarà più tollerata, e sarà punibile con il carcere.

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Il recente ritorno al potere del progressista Lula in Brasile ha portato un’attesa ventata d’aria fresca in una nazione martoriata da quattro anni di governo di estrema destra guidato dal recentemente fuoriuscito Bolsonaro.

Sotto un governo che ha sempre dimostrato impegno nei confronti della giustizia sociale, la Corte Suprema Brasiliana ha sancito un grande passo avanti per i diritti della comunità LGBTQ+, approvando una legge storica contro l’omobitransfobia.

Come ha affermato il giudice Edson Fachin, che ha pronunciato il verdetto, questo riconoscimento era un “imperativo costituzionale per garantire ai cittadini LGBTQ+ una protezione equa ai sensi della legge.

La decisione della Corte Suprema in Brasile

In una decisione quasi unanime (9-1) – la MI 4733 – in collaborazione con la ABGLT – Brazilian Association Of Lesbians, Gays, Bisexuals, Transvestites, Transexuals And Intersexuals, la Corte Suprema brasiliana ha stabilito che gli insulti omobitransfobici ora saranno punibili con la reclusione, mossa che li mette sullo stesso piano giuridico dei discorsi d’odio razzista.

La sentenza, emessa dalla Corte Plenaria sotto la supervisione del giudice Edson Fachin, ha chiaramente sottolineato l’importanza dei diritti costituzionali e l’urgenza di criminalizzare comportamenti che violano i diritti fondamentali delle persone, in particolare in relazione all’omobitransfobia.

La decisione pone l’accento sul fatto che lo Stato Democratico deve opporsi a qualsiasi forma di discriminazione, in particolare quella basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

L’uguaglianza dei diritti, indipendentemente dall’identità o espressione di genere e dall’orientamento sessuale, è un pilastro fondamentale.

Il documento si riferisce anche ai trattati internazionali a cui il Brasile è parte, sottolineando che la Carta del 1988 implica chiaramente un obbligo costituzionale di criminalizzare tutte le forme di discriminazione che minacciano i diritti e le libertà fondamentali.

Un punto cruciale è la critica all’omissione legislativa del Congresso Nazionale: l’assenza di leggi che affrontano la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è vista come un segno di tacita accettazione della violenza e della sofferenza contro la comunità LGBTQ+.

In sintesi, la sentenza sollecita un’ingiunzione per considerare l’incostituzionalità del ritardo del Congresso Nazionale e, fino a quando il Congresso non interverrà, suggerisce l’applicazione della legge 7.716/89 per includere crimini di discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, mettendoli sullo stesso piano di altri crimini di odio come quelli basati sulla razza, l’etnia o la religione.

Una legge attesa da anni

Il popolo brasiliano ha accolto con entusiasmo la notizia, riversando in rete la propria gioia. “Dobbiamo celebrare, sì! È una vittoria contro la LGBTPHOBIA“, ha dichiarato un utente, mentre un altro ha aggiunto: “Vivo per una decisione del genere. Il movimento non si ferma!“.

Ma, come ha sottolineato un terzo commentatore, ciò evidenzia anche le lacune del sistema legislativo brasiliano: la Corte Suprema ha dovuto equiparare l’omobitransfobia ai discorsi d’odio razzista poiché il Congresso si è rifiutato di legiferare sull’argomento.

È importante ricordare che già nel 2019 la Corte Suprema brasiliana aveva reso l’omofobia e la transfobia crimini simili al razzismo, un reato per il quale, dal 1989, è prevista una pena detentiva fino a cinque anni.

Tuttavia, la decisione del 2019 si applicava a discorsi d’odio contro l’intera comunità, non contro singoli individui. La nuova sentenza di martedì corregge questo aspetto, stabilendo che ora qualsiasi discorso d’odio sarà punibile con pene detentive da due a cinque anni.

Queste misure rigorose sono vitali, soprattutto in un paese come il Brasile, dove la transfobia e l’omofobia sono purtroppo radicate.

Secondo il gruppo per i diritti Transgender Europe, nel solo 2022, 228 persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ sono state uccise in Brasile. Dal 2008 al 2022, i membri della comunità assassinati sono stati in totale 1.741.

Mentre il Brasile compie passi da gigante nella protezione dei diritti della comunità LGBTQ+, tuttavia, l’Italia rimane indietro. Non solo una legge simile – il DDL Zan – è stata bocciata nel nostro Paese, ma, in un momento tragico della nostra storia politica, diversi parlamentari hanno persino applaudito e riso durante la sua reiezione. Un’amara riflessione sullo stato attuale dei diritti civili nel Bel Paese.

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