Erika Hilton, chi è la prima deputata nera trans a presiedere la Commissione donna in Brasile: dalla strada a simbolo di visibilità

Cresciuta nella periferia di San Paolo, Erika Hilton è oggi una figura centrale della politica brasiliana e delle battaglie per i diritti e l’inclusione: la storia di un simbolo di visibilità trans.

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Erika Hilton, simbolo di visibilità trans
Erika Hilton, simbolo di visibilità trans
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In occasione del Transgender Day of Visibility, la giornata internazionale dedicata alla visibilità delle persone trans e che ricorre proprio oggi, martedì 31 marzo 2026, la storia di Erika Hilton è una di quelle che vale davvero la pena conoscere. Non solo per il suo valore simbolico, ma per la forza concreta di un percorso che attraversa esclusione, violenza e riscatto, fino ad arrivare ai vertici della politica brasiliana.

Oggi Hilton è una delle figure più influenti della sinistra in Brasile e una voce centrale nelle battaglie per i diritti LGBTQ+, contro il razzismo e la violenza di genere. Ma la sua storia parte da molto lontano.

Erika Hilton - foto Instagram
Erika Hilton – foto Instagram

Erika Hilton, dalla periferia alla strada: un’infanzia segnata dalla violenza

Erika Hilton, nata nel 1992 nello Stato di San Paolo, cresce in un contesto popolare, circondata, come racconterà lei stessa al Time, da “donne molto forti”. La sua adolescenza però viene segnata da una frattura profonda.

A 14 anni, dopo che la famiglia si avvicina a un contesto religioso evangelico più rigido, viene cacciata di casa per la sua identità di genere. Si ritrova così a vivere per strada e per sei anni sopravvive attraverso il lavoro sessuale.

In un’intervista alla rivista statunitense, nel 2021 ha raccontato: “Credo che dopo l’esperienza della violenza, dell’abbandono, della vita in strada, la mia voce sia diventata ancora più forte, perché sentivo di dovermi affermare ancora di più”.

Un’esperienza estrema che segnerà profondamente il suo percorso, trasformando il dolore in consapevolezza politica.

L’attivismo e la prima battaglia: il diritto al nome

Il suo ingresso nell’attivismo avviene nel 2015, quando lancia una petizione contro una compagnia di autobus che si rifiuta di utilizzare il suo nome scelto su un biglietto. La mobilitazione diventa virale e porta a un cambiamento concreto.

Da quel momento Hilton diventa una figura sempre più visibile nelle battaglie per i diritti delle persone trans in Brasile.

L’ingresso in politica

Dopo le prime esperienze nei movimenti e nella politica studentesca, Hilton entra nel Partito Socialismo e Libertà (PSOL) e inizia la sua carriera istituzionale.

La svolta arriva nel 2020: viene eletta consigliera comunale a San Paolo con oltre 50mila voti, diventando la prima donna trans a ricoprire quel ruolo e la candidata più votata tra le donne nel Paese.

Il Guardian descrive la sua ascesa come una delle storie politiche più emblematiche del Brasile contemporaneo: una traiettoria che va “da una vita segnata dalla marginalità a una presenza centrale nelle istituzioni”.

Non è solo una questione identitaria. Come sottolinea la ricercatrice Evorah Cardoso sul quotidiano britannico, Erika Hilton “ha politiche concrete e le presenta molto bene”, occupandosi di temi come istruzione, casa e violenza domestica. Durante il suo mandato ha promosso anche misure concrete, tra cui la proposta di un fondo municipale contro la fame e iniziative per favorire l’inclusione delle persone trans nel mercato del lavoro.

Dal Congresso alla ribalta internazionale

Nel 2022, insieme a Duda Salabert, Hilton diventa una delle prime persone trans elette al Congresso nazionale brasiliano. Con oltre 250mila voti entra nella Camera dei deputati, consolidando la sua posizione come figura di riferimento della sinistra progressista.

Nello stesso anno viene inserita nella lista delle BBC 100 Women, che riconosce le donne più influenti e ispiratrici a livello globale. Secondo il profilo che le viene dedicato, il suo impegno si concentra su più fronti: “La nostra lotta è per ottenere pari diritti, pari salari e la fine della violenza di genere, che siamo nere, latine, bianche, povere, ricche, cisgender o transgender”.

La sua presenza nelle istituzioni, però, non è priva di rischi. Il Brasile resta uno dei Paesi più pericolosi al mondo per le persone trans, con il più alto numero di omicidi registrati ogni anno, mentre la violenza di genere continua a essere un’emergenza strutturale (solo nel 2025 il Brasile ha registrato un record di 1.470 femminicidi, il numero più alto dell’ultimo decennio, con una media di quattro donne uccise ogni giorno). Hilton stessa ha ricevuto minacce di morte.

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Come ha dichiarato al Time: “Anche con tutta questa paura, capisco che la mia presenza, come giovane donna trans nera proveniente dalla periferia, nei luoghi del potere è anche una risposta a questo momento”.

Una voce scomoda: attacchi, violenza politica e resistenza

La sua visibilità la rende anche bersaglio costante di attacchi politici e personali. Negli anni ha denunciato più volte episodi di violenza politica di genere e transfobia istituzionale.

Al Guardian ha raccontato come vivesse sotto minaccia costante: “Mi sentivo meno libera e meno al sicuro come consigliera comunale che quando avevo 14 anni e stavo in strada per sopravvivere”.

Eppure, proprio questa esposizione è diventata parte della sua forza politica. La sua figura incarna una risposta diretta a un sistema che storicamente ha escluso corpi e identità come il suo.

La nomina alla Commissione per i diritti delle donne

Nel marzo 2026 Erika Hilton ha raggiunto un nuovo traguardo: viene nominata alla guida della Commissione per la difesa dei diritti delle donne alla Camera dei deputati.

Una nomina altamente simbolica, ma anche profondamente politica, che arriva in un Paese attraversato da forti contraddizioni: avanzato sul piano legislativo, ma segnato da livelli altissimi di violenza di genere e contro le persone trans.

Le reazioni non si fanno attendere. Esponenti della destra hanno messo in discussione la sua legittimità, con dichiarazioni apertamente transfobiche. Hilton, di contro, ha risposto sul suo profilo Instagram con fermezza: “Sì, sono la presidente della Commissione per le donne. E il fatto che questo dia più fastidio dell’ondata di violenza contro le donne che ci affligge dice molto sul nostro Paese”.

E ancora, rivendicando una visione inclusiva ha dichiarato: “Questa presidenza non è solo un nome, è il simbolo di una democrazia in espansione. La mia gestione si rivolgerà a tutte le donne”.

 

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Un simbolo politico e culturale

Erika Hilton si definisce “una travesti nera, della periferia”, un’espressione che in Brasile viene rivendicata politicamente da molte persone trans e che racchiude gli elementi centrali della sua identità: donna trans, nera e proveniente dalla periferia, in un Paese segnato da profonde disuguaglianze sociali e razziali.

La sua storia è quella di un riscatto individuale, ma anche di una trasformazione collettiva. In un contesto in cui, secondo i dati, il Brasile resta il Paese con il più alto numero di omicidi di persone trans (80 casi nel 2025, soprattutto giovani donne tra i 18 e i 35 anni, in larga parte afrodiscendenti), la sua presenza nelle istituzioni assume un valore ancora più forte.

Come ha dichiarato ancora al Guardian: “Voglio sollevare questo Paese. Il Brasile ha un enorme debito storico con questi gruppi marginalizzati e prima o poi dovrà pagarlo”.

Nel giorno della visibilità trans, la storia di Erika Hilton racconta qualcosa che va oltre la rappresentazione. Parla di accesso, di potere, di possibilità. È una politica capace di incidere, di proporre leggi, di costruire alleanze e di aprire spazi. E soprattutto, è la dimostrazione che la visibilità, quando diventa partecipazione e trasformazione, può davvero cambiare le cose.

 

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