La Germania chiude la stagione dei Pride 2025 con il dato inquietante di un forte aumento di attacchi verso gli eventi dell’orgoglio LGBTIAQ+, solitamente denominati nel paese CSD (Cristopher Street Day). Nei giorni scorsi il quotidiano della destra conservatrice liberale Die Welt ha pubblicato un monitoraggio della Amadeu Antonio Stiftung che denuncia come 111 eventi arcobaleno su 245 hanno subito attacchi, intimidazioni o tentativi di sabotaggio nel 2025 da parte di formazioni di estrema destra. Gli episodi di manifesta avversione alla comunità LGBTIAQ+ sono avvenuti soprattutto nella parte est del Paese.

La Amadeu Antonio Stiftung è una fondazione tedesca nata nel 1998 e dedicata alla lotta contro razzismo, antisemitismo ed estremismo di destra, con particolare attenzione alla tutela delle persone LGBTQIA+. Intitolata ad Amadeu Antonio Kiowa, lavoratore angolano ucciso da neonazisti nel 1990, la fondazione monitora l’odio politico e sostiene progetti per una società democratica e inclusiva. La sensazione del crescente clima di odio era già maturata lo scorso Giugno, anche su Gay.it avevamo denunciato le prime avvisaglie. Andre Lehmann, portavoce del LSVD – la più grande ong LGBTIAQ* tedesca – ci aveva descritto una Germania dove l’odio verso le persone LGBTQIA+ è tornato socialmente accettabile, con oltre 2.800 crimini d’odio nel 2024 e una quota sommersa stimata al 90%. Lehmann aveva denunciato l’ambiguità politica di Merz, il rischio di avanzata dell’AfD e la necessità di inserire le persone queer nella Costituzione per proteggere i diritti conquistati.
Nel report pubblicato dalla fondazione è significativo il dato geografico: solo un quarto dei Pride tedeschi si svolge nei Länder dell’Est, ma lì avviene oltre il 60% degli episodi ostili. Una frattura territoriale netta, dove l’ombra dell’AfD di Alice Weidel e della militanza ultranazionalista rende lo spazio pubblico sempre più insicuro per le persone LGBTQIA+.

Gli episodi vanno dai raid organizzati e le aggressioni fisiche alle campagne di odio online, passando per le “contro-manifestazioni patriottiche” che riecheggiano lo Stolzmonat, come denuncia Die Welt. Si tratta di una strategia di “metapolitica” radicale per normalizzare la queer-fobia dietro il nazionalismo.
Il contesto politico non aiuta. Dal celebre “il Bundestag non è un tendone da circo” del cancelliere Merz alla retorica della neutralità brandita contro la bandiera arcobaleno, che quest’anno non è stata issata (per la prima volta dopo anni) sul palazzo del parlamento tedesco.
In crescita i crimini d’odio:
- +18% contro l’orientamento sessuale
- +35% contro persone trans e non binarie
Dati che il LSVD definisce “solo la punta dell’iceberg”, con una cifra oscura stimata al 90%.
Accanto all’escalation, resiste una rete civile che non abdica, anzi rilancia. Molti Pride tedeschi hanno risposto con più partecipazione, più visibilità. I sondaggi più recenti danno l’AfD stabilmente attorno al 25–26%, in crescita costante e spesso davanti alla CDU/CSU nei rilevamenti nazionali. Il partito consolida consenso anche oltre l’Est, confermando una forte avanzata dell’estrema destra e un clima politico sempre più ostile per minoranze e comunità LGBTQIA+.
Nel suo ultimo saggio La peste. Indagine sulla destra in Germania (Feltrinelli), Tonia Mastrobuoni smonta l’illusione di un estremismo confinato ai margini e documenta reti sotterranee, strategie “bio-identitarie”, infiltrazioni culturali e l’osmosi tra AfD ed estremismo neonazista. Si parla di comunità völkisch, neonazisti ecologisti, fattorie isolate, scuole alternative come sedi di radicalizzazione. Il partito Alternative für Deutschland (AfD) viene descritto come “crocevia tra la dimensione parlamentare e l’ampia galassia dell’estremismo neofascista“.
La Germania, scrivevamo mesi fa, è il laboratorio europeo della battaglia contro il nuovo odio. Oggi i numeri lo confermano: nessun diritto è mai garantito, nemmeno dove sembrava consolidato. Gli Stati Uniti d’America ne sono un esempio concreto e purtroppo fattuale.
