In Germania l’odio anti LGBTIQ+ è tornato normale: “L’approvazione dell’AfD cresce anche dentro la nostra comunità: Merz da che parte sta?” – Intervista a LSVD
Nella foto a sinistra la Winter CSD (un pride invernale) a Berlino nel febbraio 2025 a pochi giorni dalle elezioni - a destra Andre Lehmann della più grande ong LGBTIQ+ tedesca LSVD (foto Kerstin Thost)
Andre Lehmann di LSVD, la più grande ong LGBTIAQ+ tedesca: "L'estrema destra ci renderà invisibili: chiediamo di inserire le persone queer nell’articolo 3 della Costituzione"
Giuliano Federico
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In Germania, l’odio è tornato normale. È una realtà che si respira addosso e di cui l’attivista Andre Lehmann – portavoce del LSVD, la più grande ong LGBTIAQ+ tedesca – ci restituisce i contorni più nitidi: aggressioni, umiliazioni, sguardi che giudicano, silenzi che diventano complicità. La comunità LGBTQIA+ in Germania vive una contraddizione bruciante: da un lato i diritti conquistati, dall’altro una società che scivola verso la tolleranza dell’intollerabile.
Il caso Germania è nevralgico non solo perché si parla del più potente e influente paese dell’Unione Europea. In Germania si è consumata una frattura tra la destra liberale e quella illiberale. Diversamente dall’Italia, dove Meloni e Fratelli d’Italia restano ascrivibili all’estrema destra che governa con la Lega di Salvini e Vannacci, in Germania l’Alternative fur Duetschland, che ha radici neonaziste, è ad oggi estromessa dal governo. Non solo. Nelle ultime ore il muro democratico contro l’AfD dell’apertamente lesbica Alice Weidel, ha visto una presa di posizione netta nel land della Renania-Palatinato, dove i membri dell’AfD sono stati esclusi dalle cariche pubbliche. La norma, annunciata dal ministro Ebling, impone ai candidati di dichiarare di non aderire (né di aver mai aderito) a gruppi estremisti negli ultimi cinque anni. L’AfD è dunque sotto osservazione per tendenze sovversive. Mantenere l’AfD fuori dalle responsabilità politiche è la scelta giusta?
In un clima che da tempo scivola verso lo sciovinismo di un benessere economico che scricchiola, qualche giorno fa la frase del neo-cancelliereFriedrich Merz, leader della CDU, ha fissato un prima e un dopo. È stato in quel momento che la Germania ha plasticamente mandato un messaggio al mondo intero: questo non è più il paese delle libertà individuali. Merz ha insultato la comunità LGBTIQ+, sostenendo che il Bundestag (sede del parlamento tedesco) “non è un tendone da circo” in riferimento alla proposta di issare la bandiera LGBTIQ+ sul Parlamento. Un segnale preciso: la politica che si rifugia nella cosiddetta “neutralità” per lasciare che l’odio faccia il suo corso.
Andre Lehmann di LSVD (foto Cari Kadatz) e Alice Weidel leader AfD
Nell’intervista che segue Andre Lehmann ci parla con chiarezza: oltre 2.800 crimini d’odio nel 2024, un numero di attacchi omobitransfobici sommersi stimato intorno al 90%, il ritorno della paura anche tra chi pensava di esserne al riparo. Ma è forse questo il cuore della sua testimonianza: nessun diritto è mai davvero al sicuro, e perfino all’interno della comunità ci sono crepe, zone grigie, attrazioni pericolose verso chi ci odia. L’estrema destra cresce, anche tra le persone LGBTQIA+, e qualcuno pensa ancora di poterla cavalcare senza essere travolto.
La frase di Friedrich Merz secondo cui “il Bundestag non è un tendone da circo” ha suscitato indignazione in tutta Europa. Internamente qual è il rischio di affermazioni del genere?
La discussione sulla bandiera arcobaleno sul Reichstag è sintomo di una situazione sociale più ampia in Germania: gli attacchi contro le persone LGBTQIA+ aumentano da anni, mentre i politici federali cominciano a prendere le distanze o a distogliere lo sguardo. Questa scelta viene spesso giustificata con un’idea falsa di “neutralità”. Ma tacere in tempi tanto pericolosi per la comunità LGBTQIA+ non è affatto neutrale. Né è neutrale paragonare un intero gruppo che lotta per i propri diritti a un circo. Quella di Merz è stata una grave caduta di stile.
Il LSVD parla di un “crimine d’odio antico che ritorna”. Quanto è peggiorata la situazione in Germania nell’ultimo anno?
I crimini d’odio aumentano da anni. I dati ufficiali parlano chiaro: lo scorso anno in Germania si sono contati oltre 1.700 reati contro l’orientamento sessuale e oltre 1.100 contro la diversità legata al genere. Ma stimiamo che il numero reale – la cosiddetta “dark figure” (i casi sommersi non denunciati ndr) – possa arrivare fino al 90% in più. Questo è ormai un fallimento dello Stato dal punto di vista della sicurezza: milioni di persone non vivono più in condizioni di sicurezza.
L’ambiguità di Merz rischia di rafforzare ulteriormente l’AfD nei prossimi anni?
L’argomento della “neutralità” è stato introdotto proprio dall’AfD. Sono stati loro a proporre di vietare la bandiera arcobaleno al Bundestag con questa scusa. Il loro obiettivo è rendere invisibile la vita queer e negarci i diritti. Merz dovrebbe chiarire da che parte sta: quella di una società aperta e pluralista, o quella di un Paese che rinuncia a essere una delle principali democrazie europee?
Nella società tedesca — tra le persone comuni — sta crescendo una retorica anti-LGBTQIA+ simile a quella che vediamo in Italia?
Sì, l’ostilità verso le persone LGBTQIA+ è tornata socialmente accettabile. I partiti e gruppi di estrema destra hanno avvelenato il clima, e questo ora arriva fino al centro della società. Per questo è fondamentale che la società civile reagisca. La posta in gioco è altissima: vogliamo restare una democrazia libera dove ognuno può essere sé stesso e dove la diversità è un valore?
Alcuni politici dell’AfD si dichiarano gay o lesbiche, ma sostengono politiche anti-LGBTQIA+. Che narrativa è questa? Solo strategia?
L’odio interiorizzato verso la propria identità non è una novità. Non so come, ad esempio, Alice Weidel riesca a conciliare tutto ciò. Quel che mi preoccupa è che l’approvazione dell’AfD cresce anche dentro la nostra comunità. Ma dobbiamo dirlo chiaramente: una volta al potere, l’estrema destra ci tratterà come ha sempre fatto. La storia lo insegna — e oggi lo vediamo in altri Paesi: i diritti di donne e omosessuali, anche di chi crede di essere al sicuro, saranno i primi a cadere.
Speriamo non si arrivi a tanto. Ma sì, sarebbe un pericolo concreto. Per questo oggi lottiamo per inserire le persone queer nell’articolo 3 della nostra Costituzione, che protegge contro le discriminazioni i gruppi perseguitati dal nazismo. A tutt’oggi, le persone LGBTQIA+ non sono nominate esplicitamente. Cambiarlo è un atto dovuto: può evitare che i nostri diritti conquistati vengano cancellati domani.
Quali partiti ricevono oggi più consenso dalla comunità LGBTQIA+ tedesca?
Difficile dirlo. Prima di ogni elezione, chiediamo ai partiti che hanno possibilità di entrare in Parlamento le loro posizioni su temi queer e pubblichiamo le valutazioni. Non voglio fare speculazioni. Ogni voto è influenzato da molti fattori. Ma vorrei che ogni persona LGBTQIA+ votasse per partiti democratici e queer-friendly.
Mentre l’Ungheria vieta i Pride, il silenzio delle istituzioni europee è assordante. E la Germania sembra fare un passo indietro. Dove si colloca Berlino nella difesa dei diritti LGBTQIA+ in Europa?
Almeno riguardo al Budapest Pride, la Germania ha firmato un appello affinché la manifestazione potesse svolgersi. Una dichiarazione importante, ma arrivata in ritardo. In generale, vediamo che il governo tedesco è molto cauto quando si tratta di criticare i partner europei su questi temi.
In Italia (e altrove), molte persone LGBTQIA+ sostengono la causa palestinese, ma cresce anche l’antisemitismo. La situazione in Germania è diversa?
In Germania abbiamo una responsabilità speciale verso la vita ebraica nel mondo, incluso il diritto all’esistenza di Israele. All’interno del nostro direttivo ci sono opinioni diverse sulla situazione in Medio Oriente. Per questo abbiamo deciso di non prendere posizione. Ci concentriamo su questioni LGBTQIA+. Ma siamo chiaramente contrari a ogni forma di antisemitismo e islamofobia in Germania.
Sì, sta accadendo anche qui. Molti organizzatori di Pride denunciano una riduzione delle sponsorizzazioni. Come associazione, intendiamo occuparci sempre di più del rapporto tra economia e temi queer. Le aziende hanno un ruolo cruciale nella società. Ora si vede chi prende sul serio questa responsabilità e chi la usa solo per marketing. Non si tratta solo di soldi: conta anche dove le persone queer possono lavorare. Le aziende dovrebbero avere una motivazione intrinseca a promuovere la diversità: quella vera è un valore, anche economico. I dati lo confermano. Quello che vediamo oggi è, nella migliore delle ipotesi, un passo miope. Nella peggiore, la fine della responsabilità sociale d’impresa.
Il LSVD esiste da decenni e ha accompagnato grandi battaglie civili. Qual è oggi la vostra priorità politica e culturale in Germania?
Dobbiamo migliorare la nostra ‘Legge fondamentale’. Come dicevo, l’articolo 3 deve includere esplicitamente le persone queer. Inoltre, serve un forte sostegno alla democrazia. Non possiamo restare a guardare mentre la democrazia si sgretola. Va difesa, dentro e fuori. E infine, lavoriamo per il pieno riconoscimento legale delle famiglie arcobaleno — un tema rilevante anche in Italia.
(In Germania, le famiglie arcobaleno devono ancora affrontare l’umiliante procedura di adozione del figlio del partner per essere riconosciute legalmente. Otto anni dopo l’apertura del matrimonio, il secondo genitore – se non è un uomo – non ottiene diritti automatici. Così, per mesi o anni, i figli restano giuridicamente orfani di uno dei due ndr)
Ricevete finanziamenti pubblici per le vostre attività?
Per alcuni progetti riceviamo fondi pubblici. Ma le attività politiche e organizzative dell’associazione sono coperte esclusivamente da quote associative e donazioni. Per noi è una distinzione molto chiara.