Il 15 ottobre scorso, ovvero poche ore dopo la batosta elettorale in Toscana, la Lega di Matteo Salvini, Roberto Vannacci e Rossano Sasso presentava in commissione Cultura alla Camera faceva approvare un emendamento al disegno di legge sul consenso informato a scuola promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con cui vietava l’educazione sessuo-affettiva anche agli alunni delle medie, dopo averla già esclusa dalle scuole materne ed elementari.
La Lega sconfessa la Lega
Firmato dalla leghista Giorgia Latini, l’emendamento estendeva l’esclusione delle attività didattiche e progettuali «nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità» oltre alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria, come precedentemente già previsto, anche «alla scuola secondaria di primo grado».
Per giorni non si è giustamente parlato d’altro, con le opposizioni sul piede di guerra, Forza Italia infastidita, insegnanti, dirigenti scolastici e genitori sconcertati e i leghisti in trincea a difendere l’indifendibile. Passato un mese, e archiviato il disastro elettorale di Vannacci in Toscana, la stessa Lega ha fatto retromarcia.
Nella giornata di ieri sempre Giorgia Latini ha depositato un emendamento che ha di fatto cancellato l’emendamento precedente della medesima parlamentare leghista, archiviando il divieto assoluto all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie. Come per le superiori tali lezioni si potranno fare, previo consenso informato dei genitori che dovranno conoscere in anticipo i temi trattati e i materiali distribuiti. Gli studenti “autorizzati” dai genitori potranno seguire le lezioni. Il divieto rimarrà attivo per le scuole materne ed elementari.
Rossano Sasso sparla di attivisti trans, drag queen e pornodivi a scuola

Travolti dalle critiche e dalle polemiche, i leghisti hanno ingranato la retromarcia fingendo serenità. Rossano Sasso, la cui agenda politica ruota unicamente attorno alla fantomatica ‘ideologia gender’, ha etichettato il nuovo emendamento che è andato a sconfessare il vecchio come un qualcosa di utile per “fare chiarezza. Noi non siamo quelli che vogliono vietare che in classe si parli di affetto e rispetto, e dunque abbiamo optato per una modifica normativa alla luce della strumentalizzazione in atto“.
Il leghista ha poi parlato di “sinistra paranoica e ossessionata” e di un doveroso divieto “alle distorsioni ideologiche“, tanto da non far più entrare a scuola “attivisti ideologizzati trans e Lgbt di estrema sinistra, drag queen, porno attori (tutto realmente già accaduto) privi di competenze pedagogiche, per parlare a bambini e ragazzi di fluidità di genere, di utero in affitto e di confusione sessuale”. “A sinistra si battono per l’ideologia gender, cantano e saltano sui carri dei pride e pretendono poi di educare i bambini alla loro ideologia, arrivando al punto di propagandare alle elementari perfino la compravendita di bambini attraverso l’utero in affitto“, ha aggiunto Sasso, per poi concludere: “Conte, Schlein e Fratoianni: giù le mani dai bambini”.
Giuseppe Valditara, assente durante la discussione in aula, ha difeso il proprio DDL attaccando le opposizioni, perché a suo dire “l’educazione sessuale continua e continuerà a essere insegnata nelle nostre scuole a tutti i livelli. Il disegno di legge mira a tutelare la correttezza della formazione nei confronti di qualsiasi strumentalizzazione e vuole offrire ai nostri giovani un’informazione corretta. E vuole evitare che i bambini siano inondati di teorie che getterebbero confusione in loro e che non saprebbero gestire”.
Le reazioni delle opposizioni

La discussione parlamentare si è svolta dinanzi ad una Camera dei Deputati semivuota.
“Abbiamo combattuto con determinazione dentro e fuori dal Parlamento per denunciare l’assurdità di quella norma e oggi possiamo dire che il risultato è arrivato: una vittoria del buonsenso, della scuola e della libertà educativa“, ha sottolineato Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera e responsabile nazionale scuola del Partito Democratico. “È evidente che Valditara e la Lega, di fronte alle critiche diffuse e all’imbarazzo crescente, abbiano dovuto cambiare posizione almeno rispetto a questo aspetto”.
“Non è materia accessoria, ma un diritto fondamentale che va riconosciuto. Come a va riconosciuto il diritto degli insegnanti a essere formati. Solo un’idea regressiva e oscurantista della scuola può ridurla a materia da vietare o sottoporre a un controllo rafforzato delle famiglie“, ha aggiunto a LaRepubblica la senatrice dem Cecilia D’Elia.
Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs, ha parlato di un DDL Valditara che “nega le evidenze scientifiche. Il concetto stesso di ‘consenso informato’ è uno strumento antiscientifico e anticostituzionale che consente alle famiglie, che possono essere condizionate da limiti culturali o da pregiudizi religiosi, di negare un diritto ai loro figli“.
Sefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, ha etichettato il ddl Valditara come un atto di pura censura. “Così le classi si spaccano: chi resta ad ascoltare e chi deve uscire perché mamma o papà non sono d’accordo. Un’educazione a metà, un diritto trasformato in privilegio per chi ha famiglie illuminate“.
Anche Riccardo Magi di Più Europa ha criticato il DDL Valditara, parlando di “consenso informato” come “un modo elegante per dire divieto. Non ci arrenderemo a questa deriva oscurantista: ci opporremo in Aula e fuori”.
“La destra voleva vietare l’educazione affettiva nelle scuole e il Pd l’ha impedito ma non basta, perché rimane il tema del consenso. Davvero la destra pensa che i ragazzi aspettino il consenso dei genitori per informarsi? L’educazione sessuo-affettiva costruisce consapevolezza, libertà e rispetto”, ha aggiunto l’eurodeputato Pd Alessandro Zan al Tg1.
L’appello di Pro Vita
Oggi riprenderà la discussione in aula con il voto delle pregiudiziali, per poi passare agli emendamenti dell’opposizione. Tra mercoledì e giovedì dovrebbe arrivare il prima via libera alla Camera dei Deputati, con il DDL poi atteso al Senato.
Nel frattempo Pro Vita & Famiglia ha pubblicamente chiesto al centrodestra “massima compattezza su una norma di natura liberale e democratica che garantisce il diritto dei genitori di conoscere in anticipo chi parlerà ai propri figli di temi intimi e sensibili, dicendo cosa e con quali materiali“.

