Dopo la diffusione del documento finale del Cammino sinodale della Chiesa italiana, qualcuno aveva parlato di un inatteso appoggio ai Pride. In realtà, come aveva prontamente precisato l’arcivescovo di Modena e Carpi Erio Castellucci, presidente del comitato sinodale, si era trattato solo di un fraintendimento, emerso dai titoli di alcuni organi di stampa. Il chiarimento arriva mentre il dibattito interno alla Chiesa cattolica continua a suscitare reazioni, come quella dell’associazione ultracattolica di destra, Pro Vita & Famiglia, che ha espresso preoccupazione per il modo in cui viene affrontato il tema dell’accoglienza delle persone LGBTQIA+.
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Il documento sinodale e le interpretazioni errate
Il testo approvato durante la Terza Assemblea Sinodale della Chiesa Cattolica Italiana, con 781 voti favorevoli e 28 contrari su 809, affronta questioni delicate – dal ruolo delle donne alla sessualità fino all’accoglienza delle persone omoaffettive e transgender – e include un passaggio nel quale si propone di sostenere, “con la preghiera e la riflessione, le giornate promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (giornate contro la violenza di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e la transfobia, ecc.)”.
Un riferimento che però ha portato alcuni organi di stampa a parlare erroneamente di un presunto sostegno della Chiesa ai Pride, alimentando un acceso confronto all’interno del mondo cattolico.
Castellucci: “Testo frainteso”
A chiarire la posizione ufficiale è stato monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e Carpi, nonché vicepresidente per il Nord della Cei e presidente del Comitato nazionale del cammino sinodale, che ha definito la vicenda un mero fraintendimento.
Come riporta anche Il Fatto Quotidiano online, Castellucci ha successivamente fatto presente che il paragrafo in oggetto sarrebbe stato “frainteso perché ho visto che circolavano interpretazioni piuttosto aliene rispetto all’intenzione di chi ha redatto il testo, come se la Cei si disponesse ad avallare le manifestazioni del gay pride: ma qui si parla in realtà di giornate a cui già in buona parte la Chiesa italiana, come altre chiese, aderisce, con la propria modalità che è quella della preghiera e della riflessione, per esempio le giornate che riguardano la lotta contro la pedofilia, o iniziative contro il femminicidio. Si stanno anche diffondendo veglie di preghiera contro l’omotransfobia”.
“Ma qui non si tratta quindi di un’apertura a chissà quali manifestazioni. Però questa interpretazione ha girato parecchio sui social e probabilmente qualcuno l’ha assunta nel votare”, ha aggiunto.
Pro Vita & Famiglia: “Accoglienza sì, ma senza confondere la dottrina”
All’interno di questo clima di incertezza interpretativa si inserisce la ferma presa di posizione di Pro Vita & Famiglia, che in un comunicato ufficiale – ripreso da AdnKronos, ma non più visibile sul sito dell’associazione – ha espresso “viva preoccupazione per le recenti posizioni emerse nel dibattito ecclesiale italiano, culminato nella Terza Assemblea Sinodale, in particolare sul tema dell’accoglienza dei fedeli che si identificano come LGBT”.
L’associazione sottolinea che, “nonostante il chiarimento di monsignor Castellucci, è comunque egualmente grave che i vescovi italiani abbiano parlato nel documento di ‘sessualità’ in riferimento a preadolescenti, adolescenti e giovani”.
Secondo Pro Vita & Famiglia, è problematico anche il riferimento alle Giornate contro l’omofobia e la transfobia, che – si legge nella nota – “dietro la scusa della giusta lotta alle discriminazioni si sono più volte rivelate momenti per avanzare richieste intrinsecamente contrarie al Magistero e al Catechismo della Chiesa cattolica”.
L’associazione teme che questo tipo di approccio possa “legittimare pratiche come sessualità libera e fluida, transgenderismo, unioni omosessuali, adozioni per coppie dello stesso sesso, matrimonio egualitario e addirittura la pratica dell’utero in affitto”.
“La missione della Chiesa non è adattarsi alle mode culturali”
Pro Vita & Famiglia richiama inoltre i vescovi italiani a non allontanarsi dai principi tradizionali della Chiesa: “La missione della Chiesa non è adattarsi alle mode culturali o politiche del momento, soprattutto quando mettono in pericolo la famiglia, il matrimonio e i giovani, ma accogliere con misericordia rimanendo fedele al proprio Magistero e alle Scritture”.
Nel comunicato vengono ricordate anche le parole di Papa Francesco, secondo cui “la teoria del gender è uno sbaglio della mente umana che crea tanta confusione” e “c’è un grande nemico del matrimonio: la teoria del gender”.
Viene citato, altresì, Papa Leone XIV, che avrebbe ribadito che “la famiglia è solo quella formata da un uomo e da una donna” e che “i contro-modelli di famiglia sono effimeri e deludenti”.
Resta il divario tra Chiesa cattolica e comunità LGBTQIA+
L’equivoco Pride e le successive reazioni mostrano quanto sia complesso, all’interno della Chiesa italiana, il percorso verso un dialogo autentico con le persone LGBTQIA+. Il documento sinodale invita, di fatto, a “superare l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali” e a “promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender”, ma resta la difficoltà di tradurre queste parole in gesti concreti.
Tra chi chiede una Chiesa più inclusiva e chi teme derive dottrinali, il rischio è che il messaggio evangelico di accoglienza finisca ancora una volta imprigionato tra le paure e le interpretazioni. E mentre Castellucci precisa che “non si tratta di sostenere i Pride”, cresce la sensazione che, anche questa volta, la distanza tra la Chiesa e le persone LGBTQIA+ resti più teologica che reale.

