Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha aggiornato la sua pagina FAQ con una sezione che fa riferimento alla possibilità di “invalidare” i passaporti delle persone trans già emessi, dopo che la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha dato il via libera al divieto trumpiano di modifica dei marcatori di genere.
10 giorni fa i giudici della Corte Suprema hanno autorizzato l’amministrazione Trump a ripristinare la regola che impone di indicare sui passaporti esclusivamente il sesso assegnato alla nascita, cancellando la possibilità di autodeterminazione introdotta sotto Biden e sospendendo l’opzione “X” per persone transgender, non binarie e intersessuali.
Secondo 6 giudici su nove, indicare il sesso alla nascita “non viola il principio di uguaglianza più di quanto lo faccia indicare il Paese di nascita”. Questo vuol dire che da oggi in poi chi richiede un passaporto dovrà necessariamente rispettare il sesso riportato sul certificato di nascita. Ma l’amministrazione Trump potrebbe andare oltre.
La nuova minaccia trumpiana relativa ai passaporti delle persone trans
In seguito alla sentenza della Corte, che non è ancora definitiva, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che non rilascerà più passaporti con un marcatore “X” di genere neutro e ha aggiunto una frase alle sue FAQ che parrebbe suggerire l’intenzione di revocare e invalidare i passaporti delle persone trans già emessi.
Una pagina web del Dipartimento di Stato sui marcatori di sesso nei passaporti, scoperta da Substack Transitics, è stata aggiornata per comunicare che, in base a un ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non saranno più rilasciati passaporti statunitensi o Rapporti Consolari di Nascita all’Estero con un marcatore “X” o con marcatori che non corrispondono al “sesso biologico alla nascita” di una persona.
“Se presentate una domanda di passaporto richiedendo un marcatore “X” o un marcatore di sesso diverso da quello alla nascita, potreste riscontrare ritardi nell’ottenimento del passaporto”. “Vi rilasceremo un nuovo passaporto che corrisponda al vostro sesso biologico alla nascita, in base ai vostri documenti giustificativi e ai nostri dati sui vostri passaporti precedenti”.
Transatics fa notare come la pagina del Dipartimento di Stato sui marcatori di sesso mostrasse inizialmente un messaggio in cui precisava che le sue politiche sui marcatori di genere sarebbero state aggiornate in conformità con la sentenza. Tutti i precedenti consigli sulla modifica dei marcatori di genere sono poi spariti e stati sostituiti da una sezione FAQ in cui si legge che i passaporti con i marcatori “X” saranno “validi per viaggiare fino alla data di scadenza, fino alla loro sostituzione o fino alla loro invalidazione ai sensi delle normative federali“.
Prima c’era semplicemente scritto che “sì, il suo passaporto rimarrà valido fino alla data di scadenza“.
Ma il Dipartimento di Stato può invalidare passaporti già emessi?
Un cambio netto e inquietante. Il linguaggio utilizzato, fanno notare gli attivisti LGBTQIA+, lascia incredibilmente aperta la possibilità che il dipartimento possa invalidare passaporti precedentemente emessi, regolari e validi. Non è chiaro se da un punto di vista prettamente legale l’amministrazione Trump possa invalidare passaporti esistenti. D’altronde esistono delle normative federali che ne regolano la revoca eventuale.
Ai sensi del 22 CFR § 51.62, i passaporti USA possono essere revocati se sono stati “ottenuti illegalmente, fraudolentemente o erroneamente dal Dipartimento; o sono stati creati tramite illegalità o frode praticata ai danni del Dipartimento“. Poiché questi passaporti sono stati legalmente rilasciati tramite un’ingiunzione del tribunale, non potrebbero rientare in questa categoria. Per non parlare dell’aspetto economico. Quanto costerebbe alle casse dell’amministrazione statunitense sostituire migliaia di passaporti? Inoltre, ai sensi del 22 CFR § 51.70, chiunque abbia un passaporto revocato può presentare ricorso e fissare un’udienza, gravando ulteriormente sulle risorse federali. Qualsiasi invalidazione sarebbe soggetta a un’azione legale. Sebbene la Corte Suprema abbia riconosciuto la discrezionalità di Trump nel definire la politica sui passaporti, tale discrezionalità non dovrebbe certamente essere retroattiva e non autorizzerebbe la revisione massiccia che tali invalidazioni richiederebbero, scrive Transatics.
La Casa Bianca aveva affermato che non avrebbe invalidato i passaporti precedentemente rilasciati, ma l’aggiornata sezione FAQ del Dipartimento di Stato ha ridato forma all’allarme. Il mese scorso alle compagnie aeree statunitensi è stato ordinato di ignorare i marcatori di genere “X” sui passaporti in base alla politica del Dipartimento delle Dogane e della Protezione delle Frontiere (CBP) degli Stati Uniti.
Lo scorso marzo sei Paesi d’Europa hanno emesso avvisi di viaggio per i cittadini transgender in volo verso gli Stati Uniti proprio a causa dell’ordine esecutivo che impone ai dipendenti federali di non riconoscere più le identità trans, ovvero Germania, Finlandia, Regno Unito, Danimarca, Olanda e Francia. La maggior parte di questi Paesi ha consigliato ai viaggiatori trans e non binari di contattare le ambasciate statunitensi prima di recarsi negli USA.


