Il palco di Quezon City, nelle Filippine, si è acceso ieri per la 17ª edizione di Mr Gay World 2025, un concorso che negli anni ha trasformato sempre più la sua natura: da semplice vetrina estetica a piattaforma globale di attivismo, salute pubblica e visibilità queer. A portare a casa la vittoria per l’edizione 2025 è stato Giulio Spatola, artista siciliano di visual effects che oggi vive nel Regno Unito e che, a 40 anni, ha riscritto la storia italiana del concorso. Per lui è molto più che una corona: è un atto politico, una rinascita e un messaggio urgente lanciato alla comunità LGBTQ+ internazionale.

Mr Gay World 2025
Mr Gay World 2025

Giulio Spatola, da Mister Gay Italia a Mr Gay World

Per molti, Giulio Spatola è ormai un volto noto. Noto nel Regno Unito anche come Julio, autoproclamato “nerd”, artista dei visual effects – ha lavorato anche per la Marvel – è cresciuto ispirandosi alla filosofia di Spider-Man: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

Quella frase lo accompagna da sempre e ieri, sul palco mondiale, è diventata simbolo della sua vittoria. Giulio aveva già collezionato titoli nazionali e continentali: Mr. Gay Street, Mr. Gay Rome, Mr. Gay Italia e Mr. Gay Europe. Ma al mondiale non era mai riuscito a partecipare: nel 2011 aveva perso l’occasione di competere dopo le vittorie italiane ed europee.

Il 2025 ha rappresentato per Giulio la chiusura di un cerchio. E questa volta è tornato da uomo diverso: più maturo, più consapevole, apertamente queer e orgogliosamente Aspie (autistico), come lui stesso ha raccontato, a poche settimane dal concorso, in una lunga intervista a Gay.it.

 

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Il ritorno in gara dopo 14 anni

Julio Spatola

Nella chiacchierata dello scorso novembre, Giulio Spatola ci aveva raccontato cosa lo avesse spinto a tornare su quel palco a 40 anni: “È una sensazione strana, come in quei film dove un attore ritorna anni dopo a interpretare lo stesso ruolo. Non pensavo sarebbe accaduto. Poi, quest’estate, ho sognato due volte di trovarmi a Mr Gay World con quella fascia nera di velluto”.

Quasi un sogno premonitore, visto con gli occhi di oggi, in cui il destino, diceva, ci ha messo lo zampino: “Pochi giorni dopo, mia madre – dal nulla – mi ha chiesto: ‘Perché non hai mai fatto Mr Gay World?’ E quasi per segno, mi è arrivato un messaggio ufficiale dall’organizzazione. Venivo da anni difficili, segnati da una dipendenza da chemsex. Avevo bisogno di luce”.

Quel palco, per lui, non rappresentava più la vanità del passato: era un’occasione di cura, di riscatto e di attivismo. E così lo è stato, portandolo dritto alla vittoria finale. 

L’inferno del chemsex e il ritorno alla vita

Julio Spatola

La vittoria di ieri è già considerata una delle più politiche nella storia di Mr Gay World. Giulio ha portato sul palco una testimonianza inedita per il concorso: la sua lotta contro il chemsex.

“Per anni ho pensato che le persone che cadevano in certi giri fossero “chiodi storti”. Mi sbagliavo. Dopo il Covid ho perso tutto: casa, relazione, stabilità. Ho iniziato a cercare conforto nei party, nelle sostanze, nel sesso. Il chemsex però non è una droga ricreativa: è un inferno”.

Un messaggio che, come ci aveva anticipato, avrebbe portato anche durante il concorso e le cui parole, evidentemente, hanno colpito profondamente anche la giuria e il pubblico.

Ieri, quella promessa l’ha mantenuta. Non è un caso che proprio al momento della proclamazione del suo nome, Giulio Spatola ha voluto dedicare la sua vittoria al padre del chemsex recovery, David Stuart. Ce lo ha raccontato in queste ore di grande emozione:

“La dedica che ho fatto sul palco nel momento in cui sono stato nominato è stata a David Stuart: ho tirato fuori dal taschino della giacca un foglio con la sua fotografia, con l’anno di nascita e di morte e la scritta ‘This is for you’, ‘Questo è per te’. David Stuart era un attivista gay e ricercatore specializzato in chemsex, operativo a Londra, in una clinica. È stato lui a coniare il termine chemsex per questo fenomeno, nel 2000, quando ha iniziato a notarlo per la prima volta. Lui stesso, purtroppo, ne era vittima, e come me ha fatto della sua dipendenza una sua lotta personale. Purtroppo nel 2022 è morto. Io non mi ritengo ovviamente alla sua altezza, lui aveva una conoscenza incredibile del fenomeno. Io sono solo un ragazzo che, anche lui, è precipitato nel chemsex e che vorrebbe trasformare la propria esperienza negativa in qualcosa di utile. Per questo sto seguendo le sue orme e ho voluto dedicare a lui la mia vittoria”.

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Le prime dichiarazioni a caldo a Gay.it

Giulio Spatola per l'Italia è Mr Gay World 2025: "Il chemsex ha causato +450% di infezioni in più di Hiv" - spatola - Gay.it

Giulio Spatola è ancora stordito dopo la vittoria di Mr Gay World 2025. “Sono contentissimo, è inutile dirlo”, ha confidato a Gay.it a poche ore dall’ambita fascia. Giulio, che ha deciso di concorrere rappresentando l’Italia, si trova ancora nelle Filippine, dove si tratterrà per i prossimi giorni, in vista delle varie conferenze che lo attendono, ma soprattutto di un primo incarico che lo vedrà coinvolto in prima persona:

“Sono ancora nelle Filippine e ci rimango per un’altra settimana, perché come primissimo incarico collaborerò alla prima campagna di informazione e prevenzione contro il chemsex di un’associazione che si chiama Love Yourself, qui nelle Filippine, in quanto il fenomeno è esploso anche qui, causando il 450% di infezioni in più di Hiv registrata nella comunità giovane che fanno uso di queste sostanze, per cui qui è un problema molto grave. Anche per questo sono stati contenti di avere un candidato, appunto io, che ha voluto portare il tema e credo di aver vinto per questo. Perché c’ho messo la faccia e perché c’è bisogno di parlare di chemsex anche qui”.

“Veni, vidi, vici”: così ha voluto esordire, spiegando che uno dei costumi nazionali scelti per la passerella era ispirato a Giulio Cesare, suo illustre omonimo. Un omaggio simbolico alla storia italiana e alla sua identità, che – racconta – non poteva mancare nel rappresentare la Nazione sul palco.

“L’esperienza è stata incredibile e quello che mi sconvolge, come sempre, è il modo in cui persone di diverse parti del mondo si leghino in un modo così reale. Delle tre esperienze fatte finora – Mister Gay Italia, Mister Gay Europe e Mr Gay World -, questa è stata quella in cui l’amicizia ha vinto sopra tutto”, ha spiegato.

Giulio ha raccontato che l’intesa tra i partecipanti è stata immediata: “Ci siamo trovati benissimo tra di noi”. Erano in 12 invece che in 14, perché il rappresentante della Spagna aveva perso il volo e quello di Guam aveva rinunciato all’ultimo. Nonostante la competizione, lo spirito dominante era quello del sostegno reciproco e della condivisione delle rispettive cause.

Ha spiegato che ciascun concorrente sperava sinceramente nella vittoria dell’altro. Quest’anno, per la prima volta, sono state assegnate tre corone anziché una: la principale è stata conquistata da lui, mentre le altre due sono andate a Gert Smith, sudafricano, proclamato Mr. Gay World Tourism 2025, e a Tim Kuster, eletto Mr. Gay World International 2025. I tre lavoreranno in sinergia per tutto il mandato.

In ultimo, il neo Mr Gay World 2025 ha spiegato che il suo obiettivo ora è trovare un modo per riportare Mr Gay World in Italia nel 2026, dopo l’ultima esperienza ospitata nel 2014. Tiene a far sapere che è alla ricerca di un partner italiano con cui collaborare per rendere possibile l’organizzazione del concorso nel nostro Paese il prossimo anno.

 

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