Perché le coppie gay si fanno così del male?

Pubblichiamo un estratto di "Vertigine", il nuovo libro di Simone Alliva: un capitolo sulle relazioni tossiche nelle coppie gay e lesbiche e sull'omonegatività interiorizzata.

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Simone Alliva - Vertigine (Fandango 2026)
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Quando abbiamo intervistato Simone Alliva per l’uscita di Vertigine, il suo terzo libro pubblicato da Fandango, l’autore ci aveva detto: “Più ti odi per quello che sei, peggiore sarà la tua relazione“. Una frase che suona come un referto, e che in realtà è la sintesi di anni di giornalismo dentro mondi che preferiscono restare nell’ombra: l’omofobia interiorizzata, la mascolinità tossica, la violenza nelle relazioni samesex e i conseguenti abusi di sostanze fino al ChemSex. Un mondo sommerso e invisibile di cui quasi nessuno parla. Neanche all’interno della nostra comunità.

Grazie all’editore, pubblichiamo oggi un estratto del libro: è il passaggio in cui Alliva entra nel cuore dello studio accademico “Districare i legami relazionali: come l’omonegatività interiorizzata e l’attaccamento adulto plasmano la qualità delle relazioni nelle coppie lesbiche e gay“, firmato da Tommaso Trombetta, Chiara Fusco, Luca Rollè e Alessandra Santona, sull’omonegatività interiorizzata e la qualità delle relazioni gay e lesbiche. Un paper scientifico che Alliva trasforma in una cartografia delle cicatrici, per usare le sue stesse parole. Il risultato è uno dei momenti più lucidi e necessari del libro: un testo che parla di attaccamento, vergogna, armature emotive. E di cosa succede quando il disprezzo del mondo diventa il nostro modo di amarci. Un passaggio prezioso che ci restituisce anche uno spunto per assaporare l’angolatura personale che Alliva ha assunto nella stesura di questo terzo libro, il meno saggistico dei suoi, che parte da un dolore privato dello scrittore, accennato qua e là con sprazzi letterari, per dipanare un’indagine di grande valore pubblico sulla tossicità nelle relazioni non solo gaylesbo, ma in tutte quelle in cui gli stereotipi conformanti e sottilmente feroci del sistema e della cultura dominanti assediano la libera affermazione dell’individuo. Soprattutto quando appartiene a una minoranza.

Estratto da “Vertigine” di Simone Alliva – Fandango 2026

"Vertigine" è il nuovo libro di Simone Alliva (Fandango 2026): ChemSex e Mascolinità tossica: la generazione invisibile
“Vertigine” è il nuovo libro di Simone Alliva (Fandango 2026): ChemSex e Mascolinità tossica: la generazione invisibile

La tossicità attraversa qualsiasi livello. Anche quello delle relazioni Lgbtq+. È impossibile sottrarsi. È possibile che le persone gay siano più propense a stare in una relazione tossica? P. non aveva fatto coming out con i suoi. Aveva una famiglia disfunzionale. Divorziati. Un rapporto con il padre conflittuale. Non sapeva gestire una relazione. E applicava le stesse dinamiche di quelle etero.

Ci sono studi che sembrano semplici analisi statistiche e invece sono radiografie del cuore umano. Questo è il caso di quello condotto da Tommaso Trombetta, Chiara Fusco, Luca Rollè e Alessandra Santona: “Untangling relational ties: how internalized homonegativity and adult attachment shape relationship quality in lesbian and gay couples”. È uno di quegli articoli accademici che, se lo leggi distrattamente, ti sembra solo un esercizio di psicometria. Ma se lo leggi da dentro […] allora diventa un colpo allo stomaco. Lo studio parte da un concetto che io conosco fin troppo bene: il minority stress. Meyer lo aveva già descritto, distinguendo tra discriminazioni dirette, stigma percepito e infine la più subdola di tutte le forme di violenza: l’omonegatività interiorizzata. Non c’è bisogno che qualcuno ti sputi addosso per strada: basta che tu faccia tuo il loro disgusto, che ti guardi allo specchio e veda solo il riflesso deformato di quello che la società ti dice di essere. Questo veleno non rimane confinato nell’anima individuale, si infiltra nelle relazioni, si incolla al letto matrimoniale, scava fossati nei silenzi di coppia. […]

Il risultato, detto senza troppi giri: più ti odi per quello che sei, peggiore sarà la tua relazione. Ma non basta: il modo in cui ti leghi all’altro – con ansia o con evitamento – cambia la forma di questo disastro. Gli autori scrivono: “The results show a direct negative effect of internalized homonegativity on relationship quality”. Tradotto: la vergogna che hai inghiottito riduce la felicità della tua relazione. E poi il punto cruciale: “Adult attachment seems to moderate this relationship”.

Che significa? Significa che se sei ansioso – se temi sempre l’abbandono, se stai con il fiato corto perché hai paura che l’altro ti lasci – allora l’omonegatività interiorizzata ti massacra. Ogni pensiero negativo diventa un dramma, ogni gesto del partner un possibile rifiuto. La relazione si consuma nella tensione. Al contrario, se sei un campione di evitamento, se alzi muri e tieni le persone a distanza, lo studio mostra una cosa quasi paradossale: l’omonegatività ti fa meno male.

Perché? Perché non ti concedi davvero all’altro, non ti esponi. Il muro che ti separa dal partner diventa anche il tuo scudo contro la vergogna. […] C’è poi un dettaglio che mi ha colpito. Gli uomini dello studio riportavano più alti livelli sia di evitamento sia di omonegatività rispetto alle donne. Non sorprende: essere un uomo gay significa spesso crescere dentro un modello virile che ti respinge a ogni passo. Ogni gesto, ogni desiderio, ogni voce fuori registro è un tradimento del copione della mascolinità. Il risultato è un’armatura che pesa ma che ti tiene in piedi. Ma l’armatura non è amore. L’armatura è solo sopravvivenza. Quello che questo studio ci dice, senza dirlo esplicitamente, è che la coppia gay o lesbica è un laboratorio di resistenza. Ogni bacio, ogni bolletta pagata insieme, ogni litigio seguito da una riconciliazione: tutto è intriso di un contesto sociale che ti vuole meno reale, meno legittimo. Se interiorizzi quel contesto, se lasci che entri nelle ossa, allora anche l’amore più bello può collassare. […]

Ecco, forse la psicoanalisi non basta, forse servono le leggi, servono le strade senza insulti, servono famiglie che non sputino sentenze. Ma serve anche, nel piccolo, la capacità di disinnescare la bomba che ci portiamo dentro: quella voce che ci dice che non meritiamo l’amore. Lo studio di Trombetta e colleghi non è un trattato astratto: è una cartografia delle nostre cicatrici. Ci dice che l’amore omosessuale non è fragile in sé, ma fragile perché assediato. E che la vera lotta non è solo fuori, ma dentro di noi: imparare a non trasformare il disprezzo del mondo nel nostro modo di amarci. Nessuno vuole parlarne. È più comodo far finta che non esista.

La violenza nelle relazioni samesex non trova spazio nel dibattito pubblico, non esistono campagne dedicate, e i servizi che dovrebbero accogliere e proteggere sono impreparati, se non del tutto assenti. L’idea che un uomo possa denunciare un abuso subito da un altro uomo continua a scontrarsi con il muro di stereotipi che riducono tutto al silenzio.

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