Italia declassata a Paese con libertà e democrazia a rischio come l’Ungheria: il report 2025 di Civicus Monitor

"Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche per fermare questa deriva autoritaria e riaffermare il ruolo centrale del dissenso e della libertà di stampa nella tutela della democrazia come previsto dalla nostra Costituzione".

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L’Italia di Giorgia Meloni è precipitata nel rapporto annuale del Civicus Monitor, strumento di ricerca online gestito dall’organizzazione globale CIVICUS, che traccia e valuta lo stato dello spazio civico (libertà di espressione, associazione e riunione pacifica) in 198 Paesi e territori, classificandoli in categorie come “aperto”, “ristretto”, “ostruito“, “represso” o “chiuso”. Il Civicus Monitor fornisce dati in tempo quasi reale, alimentati da diverse fonti indipendenti, per evidenziare deterioramenti e casi urgenti, come nel caso del nostro Paese che è stato inserito nella Watchlist per il declassamento delle libertà civiche.

L’Italia è stata ufficialmente declassata come “spazio civico ostruito”, confermando il palese deterioramento strutturale delle libertà democratiche, collocandosi allo stesso livello dell’Ungheria di Orban, grande amico di Meloni e Salvini. Nei sette anni precedenti il rating è sempre stato “ristretto”.

Civicus Monitor 2025, l’Italia declassata

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Il Civicus Monitor utilizza una metodologia basata sulla raccolta e l’analisi di dati provenienti da fonti multiple, incluse organizzazioni della società civile, osservatori sui diritti umani, piattaforme di monitoraggio indipendenti e analisi giuridiche, valutando il rispetto delle libertà di espressione, manifestazione e associazione.

Il rating “ostruito” che riguarda ora l’Italia indica che tali libertà sono soggette a violazioni ricorrenti, intimidazioni, limitazioni arbitrarie e uso distorto degli strumenti normativi.

Il Civicus Monitor è importante perché segnala i Paesi che rischiano derive autoritarie, evidenziando l’impatto di politiche restrittive sulla democrazia e sui diritti umani.

Il “caso Italia” non è isolato, perché anche Paesi come Francia e Germania sono stati declassati, a rimarcare un arretramento generalizzato dello spazio civico in Europa.

L’allarme delle organizzazioni della società civile

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L’intensificazione del clima di guerra e la crescente militarizzazione delle politiche pubbliche stanno restringendo progressivamente gli spazi democratici, con i cittadini sempre più esclusi dai processi decisionali. In questo contesto, la sicurezza viene spesso utilizzata come argomento per limitare libertà e diritti fondamentali, alimentando dinamiche repressive“, si legge in un comunicato congiunto firmato da Rete No Dl Sicurezza, Amnesty International Italia, ARCI, A Sud, Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti, COSPE, Un Ponte Per, Global Movement to Gaza, Greenpeace Italia, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), Terra Nuova Centro per la Solidarietà e la Cooperazione tra i Popoli, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Yaku Odv, Polo Civico Esquilino, Articolo 21, Legal Team Italia, AOI – Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, Ultima Generazione, ASGI, Per il Clima Fuori dal Fossile e Human Rights International Corner.

Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche per fermare questa deriva autoritaria e riaffermare il ruolo centrale del dissenso e della libertà di stampa nella tutela della democrazia come previsto dalla nostra Costituzione. La difesa dello spazio civico è condizione essenziale per garantire pluralismo, giustizia sociale e tutela dei diritti umani“, proseguono le associazioni firmatarie, che il 19 dicembre alle 11.30 presenteranno in conferenza stampa alla Camera dei Deputati i risultati del monitoraggio e le iniziative a tutela dello spazio civico adottate dalla Rete in Difesa Di e dalle organizzazioni della società civile.

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Nel frattempo si sottolinea come i decisori italiani stiano chiudendo ogni spazio di dialogo democratico, mostrando disinteresse per il confronto e una crescente propensione a silenziare voci critiche.

In Italia il deterioramento dello spazio civico è stato accelerato dall’approvazione deldecreto “Sicurezza”, che introduce pene più severe e strumenti repressivi nei confronti del dissenso pacifico e in generale sull’esercizio della libertà di riunione e associazione pacifiche, in violazione dei principi di legalità, uguaglianza e non discriminazione. A questo si aggiunge l’impiego dello spyware Graphite, prodotto da Paragon Solutions, utilizzato per attività di sorveglianza illegale nei confronti di giornalisti e attivisti, dimostrando una crescente compromissione del diritto alla critica e alla libera informazione.

“Tutto questo si inserisce in un quadro generale di criminalizzazione della protesta che ha colpito principalmente l’attivismo climatico e ambientale, le ong impegnate nel soccorso in mare delle persone migranti e attivisti dei movimenti in difesa del popolo palestinese. Un quadro in cui sono messi in discussione la libertà di stampa e l’autonomia della magistratura con i giornalisti che subiscono azioni temerarie e processi per il loro lavoro, mentre esponenti governativi sono protagonisti di vere e proprie campagne diffamatorie contro la magistratura, accusando i giudici di parzialità politica e di collusione con le organizzazioni non governative”.

Il rapporto Civicus Monitor segue la Rainbow Maps 2025 di ILGA Europe, che vede l’Italia al 35° posto su 49 Paesi per uguaglianza e tutela delle persone LGBT, tra Lettonia e Lituania, dietro persino alla Macedonia del Nord, al Kosovo, alla Serbia e all’Albania, ma il nostro Paese è sceso anche nell’indice globale sulla libertà di informazione, attestandosi al 49° posto su 180 Paesi: il peggiore risultato in Europa occidentale. Una classifica impietosa che certifica una crisi strutturale, non più episodica.

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