Ungheria, nuovo divieto di Pride a Pécs: Orbán attacca i diritti LGBTI+ nel cuore dell’Unione Europea

Come già a Budapest lo scorso Giugno, anche a Pécs la parata si svolgerà lo stesso. La mobilitazione e i risvolti.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Nuovo divieto di Pride in Ungheria, ma il Pecs Pride sfilerà lo stesso, come già accaduto a Budapest lo scorso giugno.
Nuovo divieto di Pride in Ungheria, ma il Pecs Pride sfilerà lo stesso, come già accaduto a Budapest lo scorso giugno.
3 min. di lettura

Le autorità ungheresi hanno vietato il Pécs Pride previsto per il 4 ottobre 2025, citando la 15ª modifica della Costituzione come base legale per il divieto. Ma gli organizzatori hanno dichiarato che intendono procedere con la marcia lo stesso giorno, nonostante il divieto ufficiale, e sono pronti a presentare ricorso alla Corte Suprema d’Ungheria e, se necessario, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo. Sono i media ungheresi a riportare la notizia.

Già lo scorso anno il Pecs Pride aveva ricevuto pressioni. Nell’intervista rilasciata a Gay.it gli attivisti locali avevano anticipato la crescente repressione, che di lì a poco avrebbe scatenato il divieto al Budapest Pride da parte del Governo Orbán, e alla successiva mobilitazione dei 200mila di Budapest. La sconfitta inflitta a Orban dalla partecipazione spontanea e democratica da tutta Europa non ha tuttavia incrinato i piani del tiranno magiaro che, ipse dixit, continua la sua opera di trasformazione dell’Ungheria in “democrazia illiberale”. Il sindaco di Budapest Karácsony, che aveva esteso la protezione municipale sul Budapest Pride, è attualmente indagato dalla procura che risponde al governo centrale. Intanto il Governo Orbán vive una forte crisi di consensi e adotta la retorica anti-LGBTIQ+ per compattare il proprio elettorato.

Cosa succede a Pécs

Il Pride, sottolineano gli organizzatori del Pecs pride, è un’iniziativa civile e indipendente, non legata a partiti né a sostegni istituzionali: “un diritto democratico che non può dipendere dalla volontà politica“. Gli attivisti hanno comunicato che pubblicheranno online guide pratiche per informare i partecipanti su diritti, rischi e comportamenti da adottare, invitando comunque la comunità queer e gli alleati a esserci per difendere le libertà fondamentali.

Pur denunciando il clima politico ostile, gli organizzatori hanno riferito a 24.hu che intendono garantire un evento pacifico e sicuro, collaborando con le autorità che hanno manifestato questa disponibilità. Attesi anche deputati europei, ONG internazionali, rappresentanti di ambasciate e attivisti da altri Paesi, segno di una mobilitazione che, come già a Budapest, trasforma il Pride in un forte atto di resistenza civile contro le restrizioni del governo Orbán.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!
  • Il Pride di Pécs, che quest’anno si svolge nell’ambito del festival per i diritti umani Freedom of My Identity, sarebbe ala sua quinta edizione.
  • Organizzatori e sostenitori esteri (tra cui membri del Parlamento Europeo, ONG per i diritti umani e ambasciate straniere) hanno confermato la loro partecipazione o solidarietà.
  • In risposta al divieto, gli organizzatori hanno annunciato che forniranno informazioni online per permettere ai partecipanti potenziali di agire con consapevolezza.
  • Alcune polemiche sono sorte a causa di un piano per celebrare un matrimonio lesbico davanti alla basilica di Pécs, e del fatto che la marcia inizialmente dovrebbe partire vicino a un parco giochi. Gruppi di estrema destra, come il partito Mi Hazánk e la testata affine Magyar Jelen, hanno accusato gli organizzatori di voler “dese­crare la religione”, a quanto riporta il quotidiano Daily News Hungary.

Europa Radicale “L’Unione deve intervenire”

Chiara Squarcione e Federica Valcauda di Europa Radicale denunciano la legge come “un attacco frontale alla dignità delle persone LGBTQ+”, sottolineando che “quando uno Stato criminalizza il Pride, criminalizza l’identità, criminalizza la libertà”. Valcauda ha inoltre richiamato la responsabilità dell’Unione Europea, affermando che se Bruxelles resterà in silenzio, rischia di essere complice. Sul tema Von der Leyen è stata negli scorsi mesi accusata di un vero e proprio tradimento dei principi fondanti dell’Unione. Europa Radicale ribadisce la necessità di attivare procedure di infrazione contro l’Ungheria e di usare tutti gli strumenti previsti dai trattati per difendere lo stato di diritto. Al proposito è possibile firmare la petizione di All Out qui >

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.