Roma, aggressione transfobica alla stazione Termini: “Mi fate schifo”, insulti, minacce e calci a giovane coppia

Aggressione transfobica a Roma Termini: una giovane coppia insultata e picchiata in stazione. La testimonianza, la denuncia e il racconto della violenza subita.

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Transfobia a Udine
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Doveva essere una giornata come tante, trascorsa a Roma e conclusa con il rientro a casa in treno. Invece, per una giovane coppia di Nettuno, l’8 dicembre si è trasformato in un incubo fatto di insulti, violenza fisica e paura. L’episodio, avvenuto alla stazione di Roma Termini, è oggi al centro di un percorso legale, ma anche di una richiesta chiara: fare informazione, denunciare pubblicamente la transfobia e rompere il silenzio che spesso accompagna queste aggressioni.

A raccontare quanto accaduto è la ragazza, che in queste ore sta diffondendo la propria testimonianza sui social, affinché episodi simili non vengano minimizzati o relegati a “fatti isolati”.

Aggressione transfobica a Roma: la testimonianza
Aggressione transfobica a Roma: la testimonianza

Aggressione transfobica a Roma Termini

L’aggressione è avvenuta intorno alle 18:30, al binario 20 di Roma Termini, nei pressi del sottopassaggio. La coppia stava aspettando il treno di ritorno verso Nettuno quando un uomo, appena sceso da un convoglio diretto a Cassino, ha iniziato a osservarli con insistenza.

“Inizia a fissarci, a guardarci male, con atteggiamento schifato dalla nostra presenza. Inizia a girarci intorno, a guardarci, a squadrarci”, ha spiegato la ragazza. Un comportamento che mette in allarme i due, spingendoli ad allontanarsi dal binario e scendere nel sottopassaggio per controllare informazioni sul loro treno. Ma l’uomo li segue.

“Ci si piazza dietro. Ci siamo girati di scatto e gli abbiamo chiesto se ci fosse qualche problema”. A quel punto arriva la domanda che segna l’inizio dell’aggressione vera e propria. “Ha chiesto al mio fidanzato se fosse un uomo o una donna”. La ragazza ha spiegato che il suo fidanzato è un ragazzo trans. Alla richiesta di spiegazioni sul perché quella informazione personale dovesse interessargli, l’uomo avrebbe reagito con insulti e minacce esplicite.

“Ha iniziato a ripetere che gli facevamo schifo, che quelli come noi li prenderebbe a calci e che ci avrebbe ammazzato se solo là sopra al binario non l’avessero arrestato”, la proseguito la giovane.

 

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Insulti, minacce e violenza fisica davanti a tutti

La situazione degenera rapidamente. Il fidanzato si mette davanti alla ragazza per proteggerla. L’aggressore lo spintona, lui risponde cercando di allontanarlo, ma l’uomo tenta di colpirlo con un pugno. Grazie alla sua esperienza in sport di combattimento, il ragazzo riesce a schivare il colpo e a immobilizzare l’aggressore a terra, senza colpirlo.

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“Non gli ha fatto male. Non ha inveito su di lui. L’ha soltanto bloccato al suolo”, ha precisato la fidanzata.

Quando l’aggressore riesce a rialzarsi, la situazione peggiora ulteriormente. Mentre il fidanzato si avvicina al sottopassaggio per controllare le condizioni della compagna, ancora paralizzata dalla paura, l’uomo lo colpisce con un calcio al petto. “L’impatto l’ha fatto cadere per le scale e io sono riuscita a prenderlo prima che potesse finire veramente in modo grave”.

Il ragazzo riporta dolori a schiena e busto. Solo a quel punto la coppia riesce a chiamare la sicurezza: “Le persone nel treno e intorno a noi non hanno fatto niente né hanno chiamato qualcuno”, ha sottolineato la giovane.

“Mi hanno fatto schifo”: l’ammissione davanti alla polizia

All’arrivo delle forze dell’ordine, l’aggressore non nega quanto accaduto. Anzi, rivendica apertamente il movente. “Sì, io li ho visti che si stavano baciando qua, alla banchina, mi hanno fatto schifo e quindi li ho aggrediti”.

Un’ammissione che lascia sgomenta anche la polizia. Vengono raccolti i documenti, l’uomo viene portato via e alla coppia viene spiegato l’iter per la denuncia, formalmente presentata dopo il rientro a Nettuno, insieme al referto del pronto soccorso.

Le conseguenze psicologiche e la necessità di denunciare

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Oltre alle ferite fisiche, restano quelle psicologiche, profonde e ancora aperte. “È stata un’esperienza molto traumatica per entrambi. Io sono ancora molto scossa e turbata, sento ancora la paura addosso che mi blocca”, ha ammesso la ragazza nel suo video-denuncia.

La giovane parla di terrore puro, di una violenza disumana che lascia senza parole anche a distanza di giorni. “È pesante, ma ce la facciamo”, ha chiosato.

Diffondere questa testimonianza significa rompere il silenzio su un fenomeno che non è episodico né casuale. È transfobia che si manifesta in modo sistemico, con aggressori che si sentono legittimati a odiare, colpire e persino giustificarsi davanti alle forze dell’ordine.

Raccontare, denunciare e informare resta uno degli strumenti più forti per contrastare questa violenza. Perché baciarsi in una stazione non dovrebbe mai diventare un motivo per temere per la propria vita.

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