Roma torna al centro del movimento LGBTQIA+ internazionale. Nel novembre 2027 la capitale accoglierà il 45° Annual General Meeting & World Conference di InterPride, il Congresso Mondiale dei Pride: l’appuntamento politico e organizzativo più importante per le realtà LGBTQIA+ del pianeta. La scelta, annunciata oggi da Roma Pride e dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, è arrivata durante l’ultimo congresso globale di InterPride, che ha preferito la candidatura romana ad altre città in corsa.
Cos’è InterPride
InterPride è la rete mondiale che riunisce oltre 400 organizzazioni Pride di più di 70 Paesi. Fondata negli anni ’80, coordina, supporta e rappresenta i Pride a livello internazionale, promuovendo diritti LGBTQIA+, formazione, scambio di pratiche e advocacy globale. Ogni anno convoca il Congresso Mondiale dei Pride, principale spazio politico del movimento.
A oltre venticinque anni dal WorldPride del 2000 e dopo l’EuroPride del 2011, Roma riafferma così un ruolo storico all’interno del movimento internazionale: una città simbolica, crocevia di culture, rivendicazioni e generazioni.
Un congresso in un mondo che arretra sui diritti
La conferenza del 2027 si svolgerà in quattro giorni, con workshop, plenarie, caucus tematici e momenti culturali aperti alla città. Attesi 600 delegati da oltre 400 organizzazioni, in un contesto globale che vede i diritti LGBTIAQ+ sotto pressione ovunque, incluse nelle democrazie liberali che fino a poco tempo fa sembravano una garanzia di evoluzione e progresso.
“Una sfida al governo Meloni“. Le parole di Mario Colamarino
Per Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce di Roma Pride, la scelta manda un segnale politico forte:
“Accogliere il Congresso Mondiale dei Pride è un onore e una responsabilità. Viviamo in un momento storico in cui le destre vogliono vederci sparire. L’Italia è fanalino di coda in Europa e nel G7 per libertà civili e diritti LGBTQIA+. Roma 2027 sarà una sfida diretta al governo italiano e alla presidente Meloni: gli occhi del mondo sono puntati su di noi”.
Colamarino sottolinea come la conferenza non sarà solo un evento internazionale ma un’occasione per rafforzare la rete italiana dei Pride, consolidare alleanze con la società civile e costruire strategie comuni: “Roma 2027 sarà un laboratorio politico, sociale e culturale. Il cuore dei Pride nel mondo torna a battere qui“.
InterPride: “Roma ha mostrato una leadership straordinaria”
Dal fronte internazionale arrivano i ringraziamenti dei co-presidenti di InterPride, Rahul Upadhyay e Rick Andre, che lodano “la leadership e la dedizione” del team romano. Il programma del congresso includerà anche una pre-conference dedicata alle comunità trans, non-binary, gender non-conforming, intersex e BIPOC, oltre alla partecipazione virtuale per chi non potrà essere presente.
Le iscrizioni apriranno nell’autunno del 2026. Per Roma e per l’Italia sarà un banco di prova politico cruciale: un momento per mostrare che la comunità LGBTQIA+ italiana, nonostante il clima di ostilità istituzionale, continua a tessere solidarietà, visibilità e resistenza.
La scelta di Roma è “una risposta chiara della comunità internazionale che si pone dalla parte dei diritti e contro ogni forma di discriminazione omolesbobitransfobica” commenta Marilena Grassadonia, Resp. Diritti e Libertà di Sinistra Italiana – AVS, secondo la quale il Congresso Mondiale dei Pride porta con sé il chiaro messaggio che in Italia, come nel resto del mondo, non può esserci spazio per politiche reazionarie e conservatrici. “Il governo Meloni” aggiunge l’esponente AVS “continua a fare l’occhiolino a Trump e Orban“.

