Il Capodanno LGBT di Erika Vassura come spazio sicuro per le donne queer: “Qui possiamo essere tutte noi stesse”

Eventi, weekend e vacanze dedicate a donne lesbiche e queer: l’idea di Erika Vassura che trasforma i social in comunità reale, anche a Capodanno.

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Erika Vassura
Erika Vassura, foto Instagram
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Tre giorni insieme, lontane dal rumore quotidiano, per sentirsi finalmente meno sole. È questo il cuore del veglione LGBT di Capodanno ideato da Erika Vassura, influencer ravennate di 27 anni che da tempo utilizza i social non come fine, ma come mezzo per creare relazioni vere, spazi sicuri e occasioni di confronto tra donne queer. Un progetto che nasce da un bisogno personale e collettivo e che, in pochi anni, si è trasformato in una realtà seguita da circa 150mila persone su Instagram e capace di attirare partecipanti da tutta Italia (e non solo).

Il Capodanno LGBT organizzato da Erika è arrivato alla sua seconda edizione ed è andato sold out in meno di 24 ore. Un dato che racconta molto più di un semplice successo organizzativo: parla di una domanda forte di comunità, ascolto e condivisione, soprattutto tra le donne più giovani.

Erika Vassura

Il progetto di Erika Vassura, influencer del mondo lesbico e queer femminile

La storia di Erika Vassura parte da un simbolo semplice ma potente: una scritta sulla mano sinistra, rivolta verso di sé. “Sogna”. “Sì, perché lo devo leggere io. Viviamo in un mondo dove ci tappano i sogni, mentre io vivo grazie a quelli”, racconta a Il Resto del Carlino. Un mantra personale che è diventato anche una bussola pubblica.

Sui social, Erika è conosciuta come una delle voci più riconoscibili del mondo lesbico e queer femminile italiano. Ma lei rifiuta definizioni rigide: “Non chiamatemi attivista – dice – mi ci sono quasi capitata in mezzo. Mi viene molto bene espormi, e sui social è facile, ma sotto sotto è pesante. Sono posizioni che per noi sono la normalità, ma non accettate da tutti. E prima o poi qualcuno si deve esporre. Parto da un ideale: voglio essere io il cambiamento che voglio portare nel mondo”.

Una frase che riassume bene il senso del suo lavoro: trasformare la visibilità in responsabilità e l’esperienza personale in uno spazio condiviso.

Dai social alla vita reale: eventi per creare legami autentici

Nel tempo, il profilo Instagram di Erika è diventato un vero catalizzatore del mondo queer femminile, inteso in senso ampio: donne che sfidano le norme tradizionali di genere e sessualità, che si riconoscono in identità fluide o che semplicemente rifiutano etichette rigide. “Ai miei eventi arrivano donne da tutta Italia – racconta – una volta persino dalla Francia, perché esistono pochissime realtà come quella che sto costruendo”.

Il punto centrale, però, è sempre lo stesso: uscire dalla dimensione esclusivamente digitale. “Non voglio che i rapporti delle ragazze rimangano sui social. Vorrei che le ragazze si incontrassero”, spiega Erika. Un’esigenza che nasce dall’osservazione di una solitudine diffusa: “Perché ci sentiamo tutte molto sole. E più le ragazze sono giovani, peggio è”.

Il Capodanno LGBT: tre giorni tra condivisione, gioco e ascolto

Il veglione di Capodanno è uno degli esempi più riusciti di questo approccio. “Andremo tre giorni in un agriturismo nelle colline cesenati – spiega Erika – saremo una trentina di partecipanti e con noi ci sarà anche una psicologa”. Non solo festa, quindi, ma anche momenti strutturati di benessere e relazione.

Durante i tre giorni sono previste meditazioni, attività di gruppo e giochi “di una volta”, come nascondino o rubabandiera. Un ritorno alla semplicità che ha un significato preciso: “Troppo spesso oggi non usiamo i social in modo sano, io invece tramite il mio profilo cerco di creare qualcosa di bello e vero nel mondo reale”.

La presenza di una psicologa non è casuale. “Mi vedono come un’amica, ma con un’esperta è diverso. È un sostegno nell’affrontare tutte le difficoltà del caso, come il coming out con la famiglia o l’autoaccettazione. Un supporto fondamentale per molte partecipanti, che arrivano agli eventi in un momento delicato del proprio percorso personale.

Eventi nati da un bisogno (anche personale)

Il Capodanno è solo una tappa di un percorso più ampio. Negli ultimi anni Erika ha organizzato eventi per Ferragosto, San Valentino, la Festa della Donna, oltre a vacanze a Bali e Fuerteventura. Tutte iniziative accomunate dalla stessa filosofia: creare contesti che stimolino il dialogo e la nascita di amicizie.

“Sono eventi nati dal bisogno di creare amicizia, tutto che stimoli una chiacchiera. Non sono eventi dove si va a ballare o bere, ma a pattinare o fare ceramica. È un gruppo che nasce da un bisogno”. Un bisogno che Erika conosce bene anche a livello personale.

“Sì, ci sono passata anche io. Stavo con un ragazzo, mi sono chiesta ma perché no? Ho provato e mi è piaciuto, più che con gli uomini. Poi ho capito anche i segnali che da piccolina ricevevo, la maestra, l’amica… Col senno del poi è diventato tutto chiaro, ma non ti senti accettata dalla società”. La differenza, racconta, è il contesto: “Invece agli eventi entri in un contesto dove dici “cavoli, siamo tutte così!””.

Uno sguardo al futuro: il sogno di un Pride

Guardando avanti, Erika non nasconde ambizioni più ampie. “Mi piacerebbe anche una grande manifestazione, tipo un Pride. A Milano? A Roma? Sarebbe bellissimo”. Ma la consapevolezza è quella di chi conosce il valore dei percorsi graduali: “Forse è più facile partire dal piccolo: mi hanno parlato bene della manifestazione di Forlì”.

Nel frattempo, il suo lavoro continua a dimostrare che creare spazi sicuri, inclusivi e reali è possibile. E che, a volte, per sentirsi meno sole, bastano tre giorni insieme, purché siano quelli giusti.

© Riproduzione riservata.

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