Città d’America citata in giudizio per aver vietato eventi Pride

Le reiterate e incostituzionali ordinanze di Loogootee. "Gli attacchi agli eventi LGBTQ+ violano i diritti della comunità sanciti dal Primo Emendamento".

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Una città dell’Indiana con poco più di 2000 abitanti è stata citata in giudizio per aver bloccato un Festival Pride imponendo rigide norme sugli eventi pubblici e ignorando gli organizzatori anche dopo che quest’ultimi avevano pienamente soddisfatto i requisiti richiesti. A darne notizia è TheAdvocate.

L’American Civil Liberties Union dell’Indiana ha intentato una causa e una mozione di oltraggio alla corte contro la città di Loogootee, situata nella Contea di Martin, per una “nuova” ordinanza che vieta lo svolgimento di eventi speciali entro 73 metri dalla fontana cittadina, dove si tiene l’annuale PrideFest. La città ha approvato la risoluzione nel mese di dicembre, nonostante una norma quasi identica fosse stata bloccata da un tribunale ad agosto.

Loogootee vs. Pride

La città di Loogootee ha approvato una serie di ordinanze in un apparente tentativo di impedire al Patoka Valley AIDS Community Action Group di organizzare il suo annuale Pride Festival nella zona di Public Square, nel centro di Loogootee“, si legge nella denuncia. La Corte aveva già dichiarato incostituzionali due ordinanze per violazione del Primo Emendamento e ora potrebbe emettere un’ingiunzione permanente contro l’ordinanza più recente.

Dopo il successo del primo Loogootee PrideFest del 2023, con oltre 200 partecipanti, gli organizzatori hanno chiesto alla città il permesso di ospitare nuovamente le celebrazione nel 2024. Inizialmente la città aveva approvato la richiesta, per poi revocarla approvando un’ordinanza che regolamentava gli eventi speciali, imponendo agli organizzatori di richiedere un permesso con 45 giorni di anticipo e di pagare costi aggiuntivi.

Pur rispettando le nuove normative, la città ha ignorato la richiesta aggiornata del Patoka Valley AIDS Community Action Group per ospitare il PrideFest del 2024. Il gruppo ha quindi intentato una causa contro la città, che alla fine ha ceduto e autorizzato l’evento. Archiviato il Pride festival del 2024, che si è svolto senza incidenti, il gruppo ha immediatamente presentato domanda per l’evento del 2025. Anche in questo caso la città li ha ignorati, approvando un’ordinanza a inizio 2025 che ha ulteriormente abbreviato la scadenza per ottenere il famigerato permesso. Il gruppo ha così nuovamente trascinato la città in tribunale e la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per la Divisione Meridionale dell’Indiana ha emesso un’ingiunzione ad agosto, bloccando l’ordinanza. Con l’ordinanza definitivamente annullata, il Consiglio della città ha incredibilmente deciso di approvare una “nuova” politica a fine 2025. Ken Falk, direttore legale dell’ACLU dell’Indiana, ha dichiarato in una nota che non solo la città è in stato di oltraggio alla corte, ma che i suoi ripetuti attacchi agli eventi LGBTQ+ violano i diritti della comunità sanciti dal Primo Emendamento.

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Gli ordini del tribunale devono essere rispettati e Loogootee, emanando un’ordinanza che contiene disposizioni ingiunte dal tribunale, viola i suoi ordini legittimi”. “Inoltre, l’ordinanza adottata continua la strategia di Loogootee di tentare di limitare incostituzionalmente questa celebrazione della comunità LGBTQ+. Continueremo a difendere con vigore il diritto del nostro cliente nel tenere l’evento nella sede desiderata, nel cuore di Loogootee“.

Lo Stato dell’Indiana è da 20 anni guidato da governatori repubblicani. Tra questi anche Mike Pence, Vicepresidente degli Stati Uniti d’America nella prima amministrazione Trump.

© Riproduzione riservata.

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