Ieri, 20 gennaio, si è festeggiato San Sebastiano, martire cristiano nonché profeta laico della comunità LGBTQIA+, con il vicepremier nonché ministro dei trasporti Matteo Salvini che ha inconsapevolmente (?) celebrato la prima vera icona gay della storia. Ne abbiamo scritto, spiegando perché San Sebastiano sia stato abbracciato dalla comunità LGBTQIA+ internazionale nel corso soprattutto degli ultimi due secoli, con il tema di nuovo all’ordine del giorno grazie ancora una volta alla Lega.

Lo scorso 19 dicembre in consiglio comunale a Genova si è votato per l’approvazione del Bilancio, al termine di una maratona elettorale che ha incredibilmente coinvolto proprio San Sebastiano.

Il surreale dibattito di Genova su San Sebastiano

Edoardo Marangoni, Giurista di professione nonché Consigliere Comunale del Partito Partito Democratico, ha presentato e fatto approvare 6 ordini del giorno, tra i quali quello intitolato “Genova città dei diritti di tutte le persone“, che tra le tante istanze proponeva di valorizzare gli elementi già presenti nel patrimonio della città anche in chiave di cultura queer, come ad esempio il celeberrimo quadro del Guido Reni dedicato a San Sebastiano (ce ne sono più versioni in più città), che nel corso dei secoli è assurto per l’appunto ad icona LGBTQIA+.

Nel corso del dibattito l’ultimo candidato sindaco di centrodestra Pietro Piciocchi, lo scorso maggio sconfitto alle elezioni da Silvia Salis e oggi consigliere, ha puntato il dito contro l’ordine del giorno di Marangoni, Marco Casini, Enrigo Frigerio e Filippo Bruzzone, parlando di “propaganda pura che non aiuta la lotta alla discriminazione, perché francamente che vogliate farci votare che San Sebastiano, grande martire cristiano, diventa icona queer, vi dico anche no. Un po’ di rispetto per il sentimento religioso, visto che da un po’ di tempo a questa parte siete tutti devoti di presepi, arcivescovi e cardinali“.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Immediata la replica di Bruzzone, che ha domandato a Piciocchi se “San Sebastiano ha meno valore se interpretato come icona gay, è meno santo in quel caso?”.

E Marangoni ha aggiunto, dinanzi a chi diceva loro di aver “capito male” le parole di Piciocchi: “Io ho inteso che l’avvicinare qualsiasi soggetto, di qualsiasi tipo, o qualsiasi elemento storico della città, culturale e di valore, alla comunità LGBTQIA+, sia offensivo per qualcuno. L’avvicinamento, la qualificazione di un patrimonio culturale della città alla comunità, è sminuente per quel patrimonio? Noi questo abbiamo capito”.

Genova, consigliere di centrodestra e il San Sebastiano come icona queer: "Propaganda pura" (VIDEO) - Guido Reni Saint Sebastian Google Art Project 430907 - Gay.it
San Sebastiano di Guido Reni

Piciocchi non ha risposto alle richieste di chiarimento dei colleghi, con Marangoni che ha ricordato come Genova possa e debba tornare a sfogliare alcune pagine della propria storia, comprese quelle più impolverate. Ad esempio l’umanista e storico Jacopo Bonfadio decapitato per sodomia nel 1550, o i 6 confinati omosessuali alle Tremiti tra il 1926 e il 1943, così come Genova ‘città rifugio’ delle persone trans a partire dagli Anni ‘50 su impulso di Don Andrea Gallo, senza dimenticare il cantautore genovese Umberto Bindi a lungo discriminato perché gay e chissà quanti altre pagine, compresa quella relativa a quel San Sebastiano martire cristiano nonché patrono laico della comunità LGBTQIA+ internazionale che alla destra italiana, evidentemente, proprio non va giù.

Genova, consigliere di centrodestra e il San Sebastiano come icona queer: "Propaganda pura" (VIDEO) - San Sebastiano a Genova - Gay.it

Povero San Sebastiano, trafitto allora, trafitto oggi. Ripetutamente, dall’ignoranza ma anche dall’omofobia di questa destra” la chiosa finale social di Marangoni.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da GAY.IT 🌍🪐✨ (@gayit)

© Riproduzione riservata.