Relazione Zan, passi avanti sui diritti in Europa: cosa è successo al Parlamento Ue

Approvata in Commissione LIBE la relazione dell’eurodeputato Pd Alessandro Zan sul rafforzamento della Carta dei diritti fondamentali: alcuni punti non sono passati

Ascolta:
0:00
-
0:00
Relazione Zan Unione Europea Carta diritti fondamentali
2 min. di lettura

La Commissione LIBE del Parlamento europeo oggi ha approvato, seppur parzialmente, la Relazione Zan, documento politico presentato dall’eurodeputato del Partito Democratico Alessandro Zan. Si tratta di un passo in avanti verso l’ambizioso progetto di far diventare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea una possibile, futura “Costituzione Europea”.

La Carta dei diritti fondamentali dell’UE esiste dal 2000 e parla di uguaglianza, dignità, libertà e non discriminazione. Il problema è che oggi non vale allo stesso modo in tutti gli Stati membri: alcuni governi la ignorano o la aggirano, soprattutto quando si parla di diritti delle donne, delle persone LGBTQIA+, dei migranti o delle minoranze. Si pensi a paesi come Ungheria, Bulgaria, Slovacchia e Italia.

La Relazione Zan è stata votata nella Commissione LIBE (Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs), che si occupa di diritti civili, giustizia e libertà fondamentali. Il testo è stato approvato a maggioranza, con il sostegno dei gruppi progressisti e liberali, e l’opposizione delle destre.

Punti approvati

  • Lotta alla violenza di genere e maggiore protezione per le vittime
  • Contrasto alle discriminazioni contro donne, minori, persone LGBTQIA+, migranti, persone con disabilità e anziani
  • Condanna delle leggi anti “propaganda LGBT”, considerate discriminatorie
  • Riconoscimento delle famiglie: tutte le famiglie devono avere uguali diritti in tutta l’UE, incluse quelle con genitori dello stesso sesso
  • Richiesta di approvare al più presto una legge europea sul riconoscimento della genitorialità, per evitare che un figlio (per esempio di coppie omogenitoriali) perda i genitori attraversando un confine
  • Diritto all’autodeterminazione di genere e riconoscimento del genere nei documenti
  • Condanna delle pratiche di conversione, con possibili sanzioni a livello europeo
  • Rafforzamento della lotta ai crimini d’odio e all’odio online
  • Fondi europei legati al rispetto dei diritti: chi viola la Carta “deve” rischiare di perdere i finanziamenti
  • Avvio di un percorso per modificare i Trattati UE, così da rendere la Carta sempre vincolante
Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Punti non approvati

Non tutto è passato. Sono stati bocciati punti molto delicati:

  • Il riconoscimento del diritto all’aborto come diritto garantito in tutta l’Unione europea
  • L’inclusione esplicita di identità di genere ed espressione di genere tra le discriminazioni vietate
  • Il rafforzamento dell’uguaglianza di genere oltre la formula “uomo-donna”
  • L’inserimento di obiettivi climatici vincolanti nella Carta

Su questi temi, le destre hanno votato contro. È stato lo stesso Zan a chiedere il voto palese. Presto saranno disponibili i nomi dei parlamentari che in commissione LIBE si sono opposti ai punti non approvati.

Qual è il prossimo passo

La Relazione Zan passerà alla Commissione AFCO (affari costituzionali) e poi sarà votata dall’intero Parlamento europeo in seduta plenaria, probabilmente dopo aprile.

Se anche quel voto andrà bene, il Parlamento avrà mandato un messaggio politico forte: l’Europa vuole diventare una vera Unione dei diritti. Ma la battaglia, soprattutto con i governi nazionali, è solo all’inizio. Sono infatti gli Stati nazione, riuniti nel Consiglio Ue, che possono rallentare, modificare o bloccare leggi e riforme sui diritti, esercitando veti e resistenze politiche. Il progetto degli Stati Uniti d’Europa, che supererebbe questi ostacoli legati ai veti dei singoli Stati nazione, è dunque sempre più urgente.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.