Il parlamento europeo e il nuovo “Stato di diritto”: matrimonio egualitario, bando alle terapie di conversione, autodeterminazione di genere

Passaggio politicamente storico, anche se non vincolante. Nel mirino le torsioni autoritarie e il modello "illiberale" di Ungheria (e presto Italia). FdI e Lega contrari, Forza Italia a favore. Approvati gli emendamenti di Zan.

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Un voto politicamente importante poche ore fa per l’Unione Europea fondata sui diritti. Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la relazione 2025 sullo Stato di diritto, un documento che punta il dito contro la deriva autoritaria in molti Stati membri e definisce nuove priorità inderogabili in materia di democrazia e diritti umani. Una risoluzione che segnala anche le profonde preoccupazioni del Parlamento Europeo per la deriva illiberale che – parallelamente all’autoritarismo di Trump in USA – serpeggia anche in Europa, dove, dopo l’Ungheria, nubi di torsioni dello Stato di diritto adombrano anche Italia, Romania, Slovacchia, Bulgaria e Polonia. In queste ore in Italia torna di attualità la riforma del premierato cara a Giorgia Meloni, che accentrerebbe i poteri nelle mani dell’esecutivo.
Il Parlamento europeo ha approvato la relazione con 405 sì, 210 no e 36 astensioni. Fratelli d’Italia e Lega hanno votato contro, mentre Forza Italia ha votato a favore (con l’eccezione di un eurodeputato). La maggioranza di governo italiana si è spaccata sui valori fondanti dello Stato di diritto.
Anche la maggioranza europea si è divisa. La frattura è stata tutta interna al PPE. La cui pattuglia più liberale, 133 voti favorevoli, ha votato sì con SocialDemocratici (S&D 139 voti favorevoli), Liberali (ReNew 72 voti favorevoli), Verdi (50 voti favorevoli) e La Sinistra (32 voti favorevoli, 2 contrari). Ma un folto gruppo di eurodeputati PPE, più conservatori, hanno votato con le destre di ECR (74 no, tra cui quelli di Fratelli d’Italia), PfE (Patrioti, con 72 no tra cui quelli della Lega a trazione Vannacci) e l’estrema destra di ESN (con 25 no cui si sommano i 15 no dei Non Iscritti: da queste parti si aggirano i voti dell’estrema destra tedesca di AfD.
Sia chiaro, quella del Parlamento Europeo è una risoluzione non vincolante. In Europa le leggi devono passare il vaglio del consiglio di Stati membri dove, come indicato dal discusso art.7 dei Trattati, vige il diritto di veto: senza unanimità dei governi nazionali (sempre più nazionalisti), nulla viene approvato. Ma il senso politico di questo documento è chiaro, forte, fedele all’Unione Europea sognata a Ventotene. Forse, in un periodo di tensioni geopolitiche che non hanno precedenti dal 1945 ad oggi, la politica dei valori fondanti dell’UE può sembrare un esercizio sterile, un violino suonato sul Titanic dell’ordine mondiale in balia degli iceberg dei sovranismi e del gelo dell’autoritarismo di ritorno. O forse, è proprio questo il momento della politica dei valori, prima di tutto quelli dei diritti individuali, che hanno dato origine, vita e ossigeno al progetto dell’Unione Europea. Finora. Tra i promotori più attivi sul fronte delle raccomandazioni per i diritti delle persone LGBTIAQ+ europee c’è l’eurodeputato Alessandro Zan (PD, S&D), vicepresidente della Commissione LIBE.
Il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione sullo Stato di diritto.

Perché lo chiamiamo “Stato di diritto”?

Lo chiamiamo “Stato di diritto” perché in una democrazia vera non comanda chi ha più potere, ma comanda la legge. Tutti devono rispettarla: cittadini, giudici, politici e persino i governi. Nessuno può fare quello che vuole solo perché ha vinto le elezioni. Le leggi devono essere giuste, approvate in modo trasparente e applicate da giudici indipendenti, non controllati dalla politica. Questo garantisce che i diritti fondamentali — come la libertà di parola, il diritto a un processo equo o la protezione delle minoranze — siano sempre rispettati. Nell’Unione europea, lo Stato di diritto è un valore fondamentale: se uno Stato lo viola, può essere sanzionato o perdere i fondi europei. Difendere lo Stato di diritto significa difendere la libertà di tutte e tutti, ogni giorno. È il cuore dell’azione politica con cui i nostri nonni e padri hanno fondato l’Unione Europea dopo le guerre tra europei e i totalitarismi.

Cosa prevede il testo: i 7 punti chiave per le persone LGBTQIA+

  1. Vietare le “terapie di conversione”: la relazione chiede alla Commissione di proporre una norma vincolante che metta al bando in tutta l’UE queste pratiche barbare ancora permesse in molti Stati, tra cui l’Italia.
  2. Riconoscere il matrimonio egualitario: si esorta il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso in tutti i Paesi membri.
  3. Tutela dell’autodeterminazione di genere: viene ribadito il diritto delle persone trans e non binarie a essere riconosciute legalmente secondo la propria identità, senza ostacoli arbitrari.
  4. Genitorialità e famiglie arcobaleno: tutti i bambini devono avere gli stessi diritti in qualunque Paese europeo siano nati. La relazione chiede il riconoscimento transfrontaliero della genitorialità e dei legami familiari.
  5. Estendere i reati europei ai crimini d’odio anti-LGBTQIA+: il Parlamento chiede di includere nella lista dei “reati UE” anche quelli motivati da orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere e caratteristiche sessuali.
  6. Includere i diritti LGBTQIA+ nella Carta dei diritti fondamentali: si propone l’inserimento esplicito del diritto all’aborto e della tutela delle identità LGBTIQ+ nella Carta costituzionale dell’Unione.
  7. Condanna dei divieti e della censura: il testo denuncia leggi liberticide contro le proteste pacifiche, la libertà di stampa e la censura delle voci LGBTQIA+, con riferimenti impliciti anche all’Italia di Meloni e Piantedosi.

Ma quindi diventa legge? No, ecco come funziona

È importante sottolineare che la relazione sullo Stato di diritto approvata dal Parlamento europeo non è una legge, anche se è certamente un atto politico di grande rilevanza. Si tratta di una risoluzione non vincolante, cioè di un documento che formula raccomandazioni, denuncia violazioni e indica la direzione che l’Unione dovrebbe prendere, soprattutto in tema di diritti fondamentali e democrazia. Il Parlamento europeo, infatti, non ha potere legislativo autonomo: può proporre, sollecitare, chiedere, ma non approva leggi da solo.

Nell’architettura dell’Unione europea, il potere legislativo è condiviso tra due organi: il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea, cioè il consiglio composto dai governi degli Stati membri. È la Commissione europea, invece, a proporre formalmente le leggi. Solo quando Parlamento e Consiglio (con l’art.7 che prevede ancora che il veto di un solo Stato membro mandi all’aria una legge) concordano sullo stesso testo — dopo negoziati e voti — una norma diventa legge dell’UE.

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Ursula Von der Leyen presidente della Commissione Europea e Viktor Orban premier ungherese che ha definito il proprio paese come un esperimento di “democrazia illiberale”.

Il significato politico: l’Europa risponde alle destre

Questa relazione, quindi, non cambia il diritto europeo, ma indica una volontà politica forte: chiede alla Commissione di agire, invita il Consiglio a superare i blocchi e mette pressione sugli Stati membri affinché rispettino i valori dell’Unione. È un segnale chiaro: se i governi vogliono aggirare la democrazia, il Parlamento è pronto a opporsi: nessun compromesso sui diritti umani.I richiami all’Italia sono espliciti quando si parla della legge sicurezza, delle proteste represse, dello spyware contro giornalisti e oppositori e dei diritti LGBTIQ, su cui l’Italia è molto in basso nella Raibow Map di Ilga. Il Parlamento UE auspica sanzioni per chi viola i suoi principi fondanti.

Zan: “I diritti non si discutono, si garantiscono”

 

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È la relazione più ambiziosa di sempre”, ha dichiarato Alessandro Zan. “Un voto che manda un messaggio chiarissimo: l’Europa non farà sconti a chi discrimina. È un monito forte anche all’Italia, dove si continua a colpire la libertà, a comprimere diritti, a silenziare voci“. E conclude: “L’Unione riafferma che lo Stato di diritto non è negoziabile. Ora tocca al nostro Paese fare la sua parte. I diritti non si discutono, si garantiscono“.

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Tutti i punti dello Stato di diritto

La relazione sullo Stato di diritto dell’Unione è ambiziosa, fissa le priorità per il rafforzamento della democrazia e della tutela dei diritti fondamentali nell’UE. Ecco un riepilogo sintetico e tematico delle raccomandazioni contenute nel testo ufficiale. Qui il testo integrale della risoluzione (pdf/inglese).

Stato di diritto e democrazia

  • Monitorare e sanzionare gli Stati membri che violano i valori dell’UE.
  • Rafforzare il Meccanismo sullo Stato di diritto rendendolo vincolante e annuale.
  • Rendere più efficaci le procedure dell’articolo 7 dei Trattati dell’UE (quello che ad oggi prevede il veto).
  • Sospendere i fondi UE a governi che violano i principi fondamentali.
  • Garantire l’indipendenza della magistratura in tutti gli Stati membri.

Libertà di stampa e disinformazione

  • Contrastare l’uso di spyware contro giornalisti e oppositori politici.
  • Difendere i media indipendenti dalla concentrazione monopolistica.
  • Applicare pienamente il Media Freedom Act.
  • Proteggere i whistleblower (chi dall’interno di un’organizzazione azienda o partito fa partire le denunce rischiando la propria carriera) e contrastare le cause SLAPP (le cause intimidatorie contro giornalisti, attivisti, ONG, politici di opposizione).

Elezioni e trasparenza

  • Rafforzare le norme contro l’interferenza esterna nei processi elettorali.
  • Garantire trasparenza nei finanziamenti ai partiti politici.
  • Prevenire la manipolazione algoritmica e la disinformazione online.

Giustizia e anticorruzione

  • Sui reati che danneggiano il bilancio UE, garantire la piena cooperazione con l’Ufficio del Procuratore europeo (EPPO) da cui attualmente Danimarca, Irlanda, Svezia, Ungheria e Polonia sono fuori.
  • Rafforzare la lotta contro la corruzione politica e istituzionale.
  • Proteggere l’indipendenza delle autorità anticorruzione.

Diritti fondamentali e uguaglianza

  • Riconoscere il matrimonio egualitario in tutta l’UE.
  • Proteggere l’autodeterminazione di genere per persone trans e non binarie.
  • Vietare le “terapie di conversione” in ogni Stato membro.
  • Estendere i “reati UE” ai crimini d’odio basati su orientamento sessuale, genere, razza, religione.
  • Inserire il diritto all’aborto e i diritti LGBTQIA+ nella Carta dei diritti fondamentali.
  • Riconoscere legalmente le famiglie omogenitoriali in tutti i Paesi dell’UE.

Istruzione e cultura

  • Proteggere l’autonomia accademica e la libertà educativa.
  • Contrastare l’indottrinamento e la censura dei contenuti culturali.
  • Difendere le università da ingerenze governative e repressione ideologica.

Società civile e partecipazione

  • Sostenere le ONG e i difensori dei diritti umani minacciati.
  • Condannare le leggi che criminalizzano o ostacolano la protesta pacifica.
  • Garantire spazi civici sicuri e finanziamenti per le associazioni indipendenti.

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