Alta Corte inglese, le donne trans possono usare i bagni riservati alle donne ma non sul posto di lavoro

"È una sentenza sbagliata perché riduce le persone trans a un terzo sesso". "Faremo ricorso".

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ntanto, la British Medical Association (BMA) ha bollato come "scientificamente analfabeta" la riduzione del sesso a dato biologico.
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Una decisione attesa che ha già generato non poche polemiche. L’Alta Corte inglese ha stabilito che le donne transgender sono legalmente autorizzate a utilizzare i servizi igienici riservati alle donne, tranne che sul luogo di lavoro.

La sentenza emessa oggi, venerdì 13 febbraio, stabilisce che i fornitori di servizi non sono tenuti a impedire alle persone transgender di utilizzare i servizi igienici appropriati, inclusi bagni e spogliatoi delle palestre, nonostante quanto precedentemente asserito dalle provvisorie linee guida emesse dalla Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani (EHRC).

Le contestate linee guida dell’EHRC

A fine 2025 l’EHRC aveva redatto delle nuove linee guida volte a “preservare la dignità e la sicurezza delle donne“, in seguito alla transfobica sentenza della Corte Suprema del Regno Unito, secondo cui la definizione di “donna” nell’Equality Act 2010 è univoca e si riferisce al sesso biologico assegnato alla nascita.

L’EHRC stabilì che “luoghi come reparti ospedalieri, palestre e centri ricreativi” avrebbero dovuto vietare alle donne transgender l’utilizzo di servizi rivolti a persone dello stesso sesso in base a “il loro aspetto, il loro comportamento o le preoccupazioni sollevate da altri“.

La sentenza dell’Alta Corte

Oggi l’Alta Corte ha emesso la sua sentenza sulla legittimità delle linee guida provvisorie dell’EHRC, stabilendo come i fornitori di servizi possano legittimamente consentire alle donne transgender di utilizzare i servizi igienici femminili senza essere costretti ad aprirli agli uomini cisgender. E tali servizi potranno semplicemente essere etichettati per “uomini” e “donne”. La Corte ha inoltre chiarito che è discriminatorio costringere le persone transgender a utilizzare i servizi igienici in base al sesso registrato alla nascita.

Sebbene l’Alta Corte abbia stabilito che l’interpretazione della legge da parte dell’organismo di controllo per l’uguaglianza fosse inesatta, tanto da obbligare il governo inglese a riscrivere le tanto criticate linee guida ancora mai approvate, i giudici hanno concluso che gli spazi riservati a un solo sesso negli spazi di lavoro devono escludere le persone transgender. La Corte ha suggerito che i datori di lavoro potrebbero offrire servizi igienici riservati a un solo sesso, ma che qualsiasi alternativa riservata a un solo sesso debba essere fornita sulla base del “sesso biologico”.

Secondo i giudici l’obbligo per le persone transgender di spazi terzi “raramente” costituirà una discriminazione illegittima. A detta dell’Alta Corte,  “la propensione al pettegolezzo è una caratteristica di ogni luogo di lavoro” e “fino a un certo punto, essere oggetto di commenti da parte di altri è un peso che chiunque può aspettarsi di dover sopportare di tanto in tanto, e non dovrebbe essere motivo di ricorso legale“.

Una vittoria a metà, Good Law Project annuncia ricorso

Good Law Project, che a fine 2025 ha fatto causa al codice di condotta dell’EHRC, ha sottolineato come la sentenza ignori il rischio di “esporre” le persone trans sul posto di lavoro per consentire loro di utilizzare i servizi igienici appropriati.

“Ignora il rischio concreto di “smascherare” le persone transgender, che faranno fatica a spiegare perché hanno improvvisamente iniziato a usare il bagno neutro al piano terra, invece del bagno femminile fuori dalla porta del loro ufficio, che usano da anni. È umiliante. È dannoso. In pratica, significa trattare le persone transgender come un terzo sesso, il che riteniamo incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Faremo ricorso. Ma per farlo avremo bisogno del vostro aiuto. Le cause legali non sono economiche: l’EHRC chiede quasi 300.000 sterline di spese legali e dobbiamo pagare anche i nostri avvocati. Pensano che una fattura salata ci fermerà, perché non siamo sostenuti né dai miliardari né dal governo. Ma si sbagliano. I diritti delle persone transgender sono diritti umani e noi li difenderemo. Abbiamo sempre saputo che questa sarebbe stata una lotta lunga e dura. Non andremo da nessuna parte. Combatteremo finché la battaglia non sarà vinta“, ha concluso Good Law Project. “E se ci sarà bisogno faremo ricorso alla Corte di Giustizia in Lussemburgo o alla Corte dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo”.

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Jess O’Thomson, responsabile per i diritti delle persone transgender, ha precisato come Good Law Project sia “profondamente preoccupata” per diversi aspetti della sentenza, per poi elogiarne alcuni punti:Contrariamente a quanto ampiamente sostenuto da politici e media, può essere del tutto legittimo per i fornitori di servizi consentire alle donne transgender di usare i bagni delle donne”. “[Il Ministro per le Pari Opportunità] deve ora respingere la bozza di linee guida, che è errata per quanto riguarda la legge“.

Trans+ Solidarity Alliance, un’organizzazione no-profit con sede nel Regno Unito, ha scritto una lettera aperta firmata da oltre 650 aziende britanniche preoccupate che qualsiasi forma di divieto al bagno per le persone trans sarebbe “impraticabile” e comporterebbe rischi legali e finanziari.

Un portavoce dell’organizzazione no-profit ha affermato che questa sentenza non ha fatto altro che complicare ulteriormente la situazione giuridica, già di suo “incoerente” per le persone trans, i datori di lavoro e i fornitori di servizi, non specificando cosa si intenda per spazio di lavoro.Il bagno che una persona trans può usare in un pub ora può dipendere dal fatto che si trovi lì come dipendente o per bere qualcosa“. Siamo lieti che la Corte abbia confermato che l’Equality Act non funziona come un divieto di accesso ai bagni, ma le obsolete normative sul posto di lavoro non sono riuscite a tenere il passo con i tempi moderni e la sentenza della Corte Suprema dello scorso anno le ha rese del tutto inapplicabili“. “L‘Alta Corte ha chiarito che le persone trans non dovrebbero essere costrette a utilizzare i servizi igienici in base al loro sesso di nascita, ma è difficile capire come trattarci come un “terzo sesso” sul lavoro sia in linea con le tutele della privacy previste dal Gender Recognition Act o dall’Human Rights Act. Dobbiamo avere la possibilità di poter andare avanti con le nostre vite nella privacy, senza essere smascherate ogni giorno al lavoro“.

Una ricerca pubblicata da Stonewall lo scorso anno suggerisce che quasi il 40% dei dipendenti LGBTQ+ nel Regno Unito senta ancora la necessità di nascondere sul posto di lavoro la propria identità, mentre un terzo ha udito commenti discriminatori.

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