Centinaia di sondaggi federali hanno rimosso domande relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere, secondo un nuovo rapporto del Williams Institute.
Secondo il rapporto la rimozione di queste domande avrebbe preso forma tramite “richieste di modifica non sostanziali“, ovvero senza essere supportate da una motivazione valida. La ricerca del Williams Institute ha rilevato come la maggior parte delle richieste di rimozione abbia coinvolto domande sull’identità di genere, in conformità con l’Ordine Esecutivo 14.168 del presidente Donald Trump firmato il 20 gennaio 2025. Un ordine esecutivo che vuole “difendere le donne dall’ideologia di genere e dall’estremismo“, promettendo di ripristinare la “verità biologica” all’interno del governo federale.
L’allarme del Williams Institute

L’impatto di queste rimozioni forzate (che in un anno ha coinvolto quasi 400 sondaggi federali) è tutt’altro che secondario, perché tende a cancellare la comunità LGBTQIA+ da un punto di vista puramente statistico. Secondo il Williams Institute queste domande ora rimosse erano e rimangono essenziali nell’ambito della ricerca per comprendere meglio i bisogni e le vulnerabilità delle persone LGBTQ+, in modo tale da poterli affrontare.
Il Williams Institute è un prestigioso centro di ricerca e think tank situato presso la UCLA School of Law a Los Angeles. Fondato nel 2001, si dedica al rigoroso e indipendente studio delle leggi e delle politiche pubbliche relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
“I dati federali sull’orientamento sessuale e l’identità di genere sono essenziali per comprendere la popolazione LGBTQ+ negli Stati Uniti“, ha precisato in una nota l’autrice principale della ricerca Lauren Bouton, policy fellow e analista presso il Williams Institute. “Questi dati ci permettono di identificare disparità in termini di salute, economia ed esposizione alla violenza all’interno di un gruppo che ha dimostrato di essere sproporzionatamente a rischio di questi effetti. Solo allora potremo iniziare ad affrontare queste realtà con soluzioni ad hoc, con una programmazione più efficace e l’allocazione delle risorse“.
La presenza di queste domande rende le persone LGBTQ+ più visibili agli occhi del governo federale in termini puramente numerici, in modo tale che possano conseguentemente essere stanziati maggiori finanziamenti alla comunità per rispondere a bisogni specifici.
“Una raccolta dati affidabile è fondamentale per il modo in cui il governo federale identifica e risponde ai bisogni della comunità“, ha affermato la coautrice Elana Redfield, direttrice delle politiche federali presso il Williams Institute. “L’eliminazione delle misure SOGI [orientamento sessuale e identità di genere] indebolisce la capacità del governo di monitorare le disparità e documentare e prevenire la discriminazione. L’impatto complessivo diventerà più chiaro nel tempo, man mano che i dati esistenti diventeranno obsoleti e non ne verranno più raccolti di nuovi”.
Da quando è iniziato il 2° mandato presidenziale di Donald Trump, la sua amministrazione ha eliminato ogni riferimento alle persone e alle questioni LGBTQ+ dai siti e dai rapporti federali. A inizio febbraio è stata addirittura rimossa la bandiera Progress Pride dal monumento di Stonewall a New York, con proteste di massa e il via di una causa legale contro il governo. Nella notte italiana il presidente USA è tornato ad attaccare i diritti delle persone trans durante il discorso sullo Stato dell’Unione, seguito in diretta da milioni di americani.
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