Calciatrici iraniane non cantano l’inno, minacciate di morte l’Australia concede loro asilo politico (VIDEO)

In patria sono state definite in diretta tv "traditrici in tempo di guerra". Se tornassero in Iran rischierebbero non si sa quali condanne. Mobilitazione internazionale per salvare le calciatrici iraniane dal regime islamico.

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In Australia si sta tenendo la Coppa d’Asia femminile 2026, nota anche come 2026 AFC Women’s Asian Cup, 20esima edizione della massima competizione asiatica di calcio femminile organizzata ogni 4 anni dalla Asian Football Confederation (AFC). Dodici le nazionali in campo, dal 1º al 21 marzo 2026, tra le quali spicca l’Iran allenato da Marziyeh Jafari, che ha perso tutte e 3 le partite giocate contro Corea del Sud, Australia e Filippine.

L’inno mancato e le minacce di morte

Proprio contro la Corea, lo scorso 2 marzo le calciatrici iraniane non hanno cantato l’inno nazionale, nel pieno della guerra intrapresa da USA e Israele che ha nuovamente infiammato tutto il Medio Oriente. Un rumoroso silenzio da molti interpretato come dissenso nei confronti della Repubblica islamica, nelle ultime due settimane andate incontro alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e alla recente nomina di suo figlio, Mojtaba Khamenei. Mohammad Reza Shahbazi, giornalista della tv di stato iraniana, le ha etichettate in diretta tv come “traditrici in tempo di guerra“, parlando di “colmo del disonore”. Nelle successive due partite perse dall’Iran tutte le calciatrici hanno intonato l’inno nazionale, con tanto di saluto militare, ma le polemiche non si sono fermate. Anzi.

L’asilo politico australiano

Travolte dalle critiche e minacciate di morte, 5 calciatrici iraniane hanno chiesto e ottenuto asilo dall’Australia, perché terrorizzate dalle più che probabili persecuzioni alle quali potrebbero andare incontro una volta tornate in patria. “Sono state trasferite in un luogo sicuro dalla polizia australiana. Ieri sera ho firmato le loro richieste di visto umanitario“, ha annunciato alla stampa il ministro degli Interni australiano Tony Burke. “Sono benvenute in Australia, qui sono al sicuro e dovrebbero sentirsi a casa“.

Poche ore prima il pullman della nazionale iraniana era stato circondato da attivisti iraniani che chiedevano a gran voce un intervento del governo australiano per proteggerle, al grido “salvatele“. Molti di quei manifestanti fanno parte del movimento per l’insediamento come nuovo leader iraniano di Reza Pahlavi, figlio dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, detronizzato dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

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Amnesty International ha avvertito del pericolo che le calciatrici potrebbero correre se dovessero tornare in Iran, perché “non è chiaro quale tipo di punizione potrebbero subire”. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, aveva invitato l’Australia a garantire sicurezza all’intera squadra, pubblicando un appello su X: “Le giocatrici della nazionale femminile di calcio iraniana stanno subendo forti pressioni e continue minacce da parte della Repubblica Islamica a seguito del loro coraggioso rifiuto di recitare l’inno del regime, e potrebbero subire conseguenze molto gravi se tornassero in Iran”. “Esorto il governo australiano a garantire la loro sicurezza e a fornire loro tutto il supporto necessario“.

 

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Zaki Haidari, attivista intervistato dall’Afp, ha sottolineato come “alcune famiglie” delle calciatrici siano state messe “sotto pressione“, ribadendo come non sia “chiaro quale punizione potrebbero subire” le atlete al loro ritorno in patria.

Anche la FIFPRO, federazione internazionale dei calciatori professionisti, ha invitato la Confederazione calcistica asiatica (AFC) e la FIFA ad adottare tutte le misure necessarie per “garantire che venga fatto ogni sforzo per proteggere la sicurezza delle calciatrici” iraniane. Intervenendo all’assemblea generale dell’organizzazione a Sydney, il presidente della FIFPRO Asia/Oceania, Beau Busch, ha precisato di aver “chiesto [al governo australiano] di impegnarsi affinché le giocatori abbiano la possibilità di chiedere asilo” “È una situazione davvero difficile. Potrebbero esserci giocatrici che vogliono tornare. Potrebbero esserci alcuni giocatrici all’interno del gruppo che vorrebbero chiedere asilo o rimanere in Australia più a lungo. Potrebbero esserci alcune giocatrici incredibilmente preoccupate per il potenziale viaggio di ritorno a casa. Sappiamo che le giocatrici sono ancora [in Australia] al momento”. “La nostra responsabilità è continuare a lavorare il più duramente possibile con l’AFC, la FIFA e anche con il governo australiano, per garantire che venga esercitata ogni minima pressione per garantire la loro sicurezza, in modo tale dall’avere una qualche forma di controllo su ciò che accadrà in seguito. Se possono rimanere qui in Australia o se vogliono tornare. Come possiamo farlo in sicurezza? E poi ovviamente garantire che siano incredibilmente al sicuro quando torneranno in Iran. Sarà davvero difficile, ma la FIFA ha l’obbligo legale in relazione ai diritti umani di garantire che esercitino tale influenza, e ci aspettiamo che lo facciano. Siamo davvero preoccupati per le giocatrici, ma la nostra responsabilità in questo momento è fare tutto ciò che è in nostro potere per cercare di garantire la loro sicurezza.”

 

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