“In Iran i gay non esistono”: ucciso Ahmadinejad, l’ong LGBTIQ+ 6Rang non festeggia “Non era dalla nostra parte, ucciso per ragioni geopolitiche””

L'assassinio di Khamenei e di Ahmadinejad negli attacchi di Israele e USA del 28 febbraio 2026 ha scatenato festeggiamenti in Iran. Ma l'ONG 6Rang, voce della comunità LGBTIQ+ iraniana in esilio, ha scelto il silenzio critico: due post su Instagram ricordano chi erano davvero questi uomini — e perché la loro morte non è una liberazione per le persone queer.

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A sinistra Khamenei e Ahmadinejad: sarebbero morti durante gli attacchi Israele USA del 28 febbraio - 1° marzo secondo - A destra immagini di giovcani vittime delle repressioni islamiste, ricordate dall'ong LGBTIQ+ iraniana 6Rang
A sinistra Khamenei e Ahmadinejad: sarebbero morti durante gli attacchi Israele USA del 28 febbraio - 1° marzo secondo - A destra immagini di giovcani vittime delle repressioni islamiste, ricordate dall'ong LGBTIQ+ iraniana 6Rang
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Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, Israele e Stati Uniti hanno lanciato un attacco congiunto contro l’Iran: “Roaring Lion” l’operazione di guerra scagliata da Tel Aviv, “Operation Epic Fury” quella mossa da Washington. I missili hanno colpito Teheran, Isfahan, Qom e altre città, prendendo di mira la leadership del regime. La Guida Suprema Ali Khamenei è morta nel raid: la CIA aveva monitorato i suoi spostamenti per mesi. Il governo iraniano ha confermato il decesso il 1° marzo, dopo ore di smentite. Il presidente Pezeshkian lo ha dichiarato martire e ha promesso vendetta. Nell’operazione sono stati eliminati anche decine di altri alti funzionari. Nelle stesse ore, l’agenzia ILNA ha riportato la morte dell’ex presidente Ahmadinejad, 69 anni, colpito nella sua abitazione a Teheran mentre era agli arresti domiciliari (notizia non ancora confermata ufficialmente dal regime islamista). L’Iran ha risposto con missili e droni contro basi USA nella regione e contro Israele. Mentre i media statali annunciavano 40 giorni di lutto, in molte città iraniane scoppiavano festeggiamenti spontanei: Khamenei aveva guidato la Repubblica Islamica per 37 anni, reprimendo ogni dissenso. Nei mesi precedenti, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il regime aveva già massacrato oltre 7.000 manifestanti – secondo le stime più prudenti – nelle più grandi proteste dalla Rivoluzione del 1979 che con il supporto dell’allora Unione Sovietica aveva trasformato l’Iran da paese laico a teocrazia islamista.

In questo contesto di caos, morte e festeggiamenti collettivi, l’ONG LGBTIQ+ iraniana 6Rang (di cui avevamo già evidenziato le reazioni nel giugno 2025) ha scelto un profilo basso nelle sue comunicazioni social. 6Rang, il cui nome significa “sei colori”, un riferimento alla bandiera arcobaleno, è un’organizzazione iraniana per i diritti delle persone lesbiche e transgender fondata in esilio, membro di ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association). Dal 2012 documenta le violazioni dei diritti umani contro la comunità LGBTIQ+ in Iran: arresti, fustigazioni, condanne a morte, pratiche di conversione forzata (vedi archivio Gay.it Iran). 6Rang opera clandestinamente anche dall’interno del paese, offrendo supporto psicologico online e consulenza legale a chi è a rischio.

 

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Il primo post pubblicato da 6Rang sui social rilancia il celebre discorso che Mahmoud Ahmadinejad, all’epoca presidente d’Iran, tenne il 24 settembre 2007 alla Columbia University di New York, dove era stato invitato a parlare nonostante le vive polemiche. In quell’occasione, rispondendo a una domanda sulle persone omosessuali in Iran, l’allora presidente dichiarò:

“In Iran non abbiamo omosessuali come ce ne sono nel vostro paese. Io non so chi ve lo ha detto”

La frase divenne immediatamente simbolo dell’omofobia di Stato del regime islamista d’Iran e fece il giro del mondo. Negli anni successivi Ahmadinejad disse anche (2011) che “l’omosessualità è contro lo spirito umano, e disse (2012) che “gli omosessuali sono sgradevoli e frutto del capitalismo.

Accostando quel video alla notizia della sua morte, 6Rang ha pubblicato una didascalia di annunciazione, accompagnata da un testo semplice in persiano, che può essere tradotta così (abbiamo utilizzato tre differente traduttori online):

“Nel 2007 alla Columbia University ha detto: ‘In Iran non abbiamo gay. Non so chi ve lo abbia detto’. Nel 2026 è stato ucciso in un attacco militare. Tutti hanno gioito anche per la morte di Khamenei. La nostra memoria ritorna a 19 anni fa, abbastanza da ricordare quale pericoloso discorso di eliminazione portava avanti (Ahmadinejad) nei nostri confronti. Come con crudeltà chiamava spazzatura noi e i nostri amici che protestavano. Lo hanno ucciso, non per questi crimini contro di noi. Lo hanno ucciso per le loro ragioni”

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È una presa di posizione che rifiuta sia la narrazione trionfante (“è finita”), sia il lutto imposto dall’alto. 6Rang non piange Ahmadinejad, ma non festeggia nemmeno la sua eliminazione come se fosse un atto di giustizia per la comunità queer. Secondo l’ong LGBTIQ+ iraniana l’ex presidente è stato ucciso per ragioni geopolitiche, non per i suoi crimini contro le persone LGBTIQ+. Questa distinzione, scrive l’organizzazione, è politicamente essenziale.

 

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Il secondo post ha per protagonista Khamenei. 6Rang ha pubblicato una sua fotografia con la scritta “LA FINE” impressa sul volto, accompagnata dalla colonna sonora di “Skyfall” di Adele, canzone che parla di crolli, fine di ere e macerie del potere. La scelta della musica non è casuale: Skyfall evoca cadute inevitabili e la resa dei conti della storia. Non è un canto di vittoria. È qualcosa di più ambiguo, malinconico, sospeso.
Con i due due post, 6Rang non nega la brutalità del regime che è stato colpito. Non ignora che Khamenei aveva firmato condanne a morte per persone omosessuali, che aveva sostenuto l’apartheid di genere, che aveva ordinato massacri di manifestanti in quella che negli ultimi mesi è stata definita la più grande e sanguinaria repressione mai realizzata in Iran dal regime islamista insediatosi nel 1979. Ma ricorda anche che chi ha premuto il grilletto lo ha fatto per i propri interessi strategici, e che il destino della comunità LGBTIQ+ iraniana dopo questi attacchi rimane profondamente incerto.

In un post del 28 febbraio, nelle ore dell’attacco Israele-USA, gli account social di 6Rang avevano pubblicato un video di commemorazione di vittime LGBTIQ+ uccise dal regime islamista negli ultimi mesi di repressione, con questo testo:

“Membri della comunità LGBT+ iraniana
La lotta continua, dalle università alle tombe dei martiri immortali… Qualunque orientamento politico abbiate, di qualsiasi etnia, religione, genere e identità di genere vi sentiate parte: la lotta continua, vestiti a lutto, ma in piedi fino alla fine, fino alla realizzazione di ‘Donna, Vita, Libertà’, fino alla realizzazione di ‘Democrazia, Uguaglianza’…Noi siamo qui, in mezzo a voi e al vostro fianco”

© Riproduzione riservata.

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Stella cometa 3.3.26 - 19:51

Lunga vita alla nobilissima Ong lgbtqi+ 6RANG.