Dopo quasi sessant’anni di attesa, il fotografo newyorkese Arthur Tress pubblica finalmente The Ramble, NYC 1969, un libro che raccoglie una serie di fotografie in bianco e nero realizzate a Central Park alla fine degli anni Sessanta. Le immagini documentano la vita nascosta del cruising gay nel Ramble, una zona boschiva che per decenni è stata uno dei luoghi di incontro più noti per uomini gay nella città di New York.
Il volume restituisce uno sguardo diretto su un momento cruciale della storia LGBTQIA+: le fotografie sono state scattate pochi mesi prima dei moti di Stonewall del 1969, l’evento che avrebbe segnato l’inizio del moderno movimento per i diritti delle persone gay.
Per decenni quelle immagini sono rimaste inedite. Le grandi riviste americane non erano disposte a pubblicarle. Solo oggi diventano un libro fotografico che racconta una parte poco documentata della vita queer negli Stati Uniti.

In questo articolo
- 1 Il Ramble di Central Park, rifugio clandestino per uomini gay
- 2 Quando il cruising diventò fotografia
- 3 Il bianco e nero come linguaggio della memoria
- 4 Sessant’anni di silenzio prima della pubblicazione
- 5 Il cruising come forma di comunità
- 6 Dopo Stonewall: nuovi modi di incontrarsi
- 7 Arthur Tress e lo sguardo dall’interno della comunità
Il Ramble di Central Park, rifugio clandestino per uomini gay
Nel 1969 Arthur Tress aveva 29 anni e viveva vicino a Central Park, all’angolo tra la 72ª strada e Riverside Drive. In quel periodo stava lavorando a un progetto urbano intitolato Open Space in the Inner City, dedicato allo studio degli spazi verdi nella città di New York.
Frequentando il parco iniziò a trascorrere sempre più tempo nel Ramble, un’area progettata nell’Ottocento come zona volutamente più selvaggia e labirintica rispetto al resto del parco.
“Negli anni Novanta dell’Ottocento Frederick Law Olmsted progettò Central Park con i suoi laghetti e i suoi muri, ma lasciò 32 ettari destinati a una zona più selvaggia: il Ramble, un luogo dove la gente poteva andare e perdersi. Era completamente artificiale, con enormi rocce e piccoli muri, ma sembrava una zona selvaggia nel mezzo della città”, racconta Tress in un’intervista al quotidiano spagnolo El País.
Alla fine degli anni Sessanta New York attraversava una forte crisi finanziaria e molti parchi cittadini furono lasciati all’abbandono. Il Ramble, già isolato per la sua struttura naturale, diventò ancora più appartato. Questo contribuì a rafforzarne il ruolo come spazio di incontro clandestino.
“Fin dagli anni Venti gli uomini gay lo usavano per il cruising. Era come una piccola isola gay. Io ci andavo per trovare un po’ di natura e silenzio in mezzo alla città, ma anche per fare cruising”, racconta.
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Quando il cruising diventò fotografia
La presenza di uomini gay nel Ramble era nota, ma raramente documentata. Tress iniziò quasi per caso a fotografare quel mondo. “All’inizio fotografavo le persone da lontano, tra gli alberi. Poi cominciai ad avvicinarmi a chi era seduto sulle rocce o sulle panchine per fare dei ritratti”.
Non tutti accettavano di essere fotografati. In quegli anni l’omosessualità era ancora criminalizzata e molte persone temevano di essere riconosciute. “Ovviamente molti mi dissero di no” – racconta – “All’epoca essere gay era illegale; potevano essere sposati o insegnanti. Nessuno voleva correre troppi rischi. Tuttavia molti altri si interessarono al progetto”.
Le fotografie mostrano uomini che si incontrano tra sentieri, rocce e panchine, spesso immersi nella vegetazione fitta del parco. Alcuni guardano verso l’obiettivo, altri restano distanti o parzialmente nascosti.
Il risultato è una documentazione rara della vita queer urbana prima della nascita del movimento di liberazione gay.
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Il bianco e nero come linguaggio della memoria
Fin dall’inizio Tress decise di utilizzare il bianco e nero: “Mi sembrava più grafico e catturava meglio l’atmosfera che volevo esprimere. Inoltre, in quel periodo molti lavori con una funzione di commento sociale nel mondo delle arti grafiche erano realizzati in bianco e nero”.
Le fotografie furono scattate durante la stagione fredda, quando il Ramble appariva ancora più spoglio e suggestivo. Come ha raccontato lo stesso Arthur Tress, quando iniziò il progetto gli alberi erano senza foglie e il luogo sembrava una foresta gotica, “quasi come in un film di Ingmar Bergman”.
Quell’atmosfera diventò una metafora visiva della condizione delle persone gay in quegli anni: “Cercavo di evocare un’emozione”, spiega.
Sessant’anni di silenzio prima della pubblicazione
Nonostante il valore documentario delle immagini, per decenni nessuno volle pubblicarle. Le grandi riviste americane come Life e Time rifiutarono il progetto. Le fotografie rimasero quindi archiviate. “Gli spiegai che avevo fotografato uomini gay nel 1969, ma che non ero mai riuscito a pubblicarle. Life e Time non l’avrebbero fatto. Così erano rimaste in una scatola”.
A riscoprire il progetto fu Jim Gantz, curatore del Getty Museum: “Quando fu nominato curatore al Getty Museum pensò che il mio lavoro fosse stato un po’ dimenticato e divenne una sorta di sostenitore della mia opera”.
Fu lui a pubblicare per la prima volta alcune immagini nel catalogo del Getty. Successivamente la casa editrice britannica Stanley/Barker ha deciso di realizzare il libro fotografico completo.
Il libro assume oggi un significato storico ancora più forte perché le fotografie furono scattate pochi mesi prima dei moti di Stonewall, avvenuti il 28 giugno 1969 nel Greenwich Village.
“Si è rivelato uno dei primi documenti fotografici sul cruising gay e ritrae anche un momento molto particolare nell’evoluzione del movimento, perché fu scattato solo pochi mesi prima dei moti di Stonewall”, racconta il fotografo.
In quel periodo vivere apertamente la propria identità comportava rischi concreti: “Gli uomini che incontrai nel Ramble, e io stesso, vivevamo molto nascosti. Avevano paura di essere scoperti; potevi perdere il lavoro”.
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Il cruising come forma di comunità
Nel libro Tress propone anche una riflessione sul significato sociale del cruising. “Con The Ramble volevo mostrare che il cruising era anche una forma di socializzazione, quasi come il liceo: esistevano piccoli gruppi”.
Allo stesso tempo, però, quelle relazioni erano spesso segnate dalla clandestinità: “Se incontravi qualcuno al Ramble, anche se avevi sesso con lui, non potevi guardarlo in faccia né dirgli il tuo nome”.
Molti incontri restavano anonimi e la maggior parte durava il tempo di una sola notte, con un costo emotivo non indifferente. Secondo Tress, infatti, quella dinamica creava spesso tensione e frustrazione.
Dopo Stonewall: nuovi modi di incontrarsi
La situazione cambiò radicalmente dopo i moti di Stonewall, considerati l’inizio del moderno movimento LGBTQIA+. “Dopo Stonewall gli uomini gay iniziarono a cercare altri modi per connettersi. Prima potevano incontrarsi solo in bar pieni di fumo, rumore e alcol”.
Negli anni successivi nacquero nuove forme di socialità. “Sorsero club di escursionismo, gruppi teatrali, cene, squadre di baseball, gruppi di terapia. Io partecipai ad alcuni incontri in cui si parlava di come costruire relazioni. Non sapevamo come farlo”, ricorda Tress.
Arthur Tress e lo sguardo dall’interno della comunità

Arthur Tress continua ancora oggi a fotografare utilizzando la sua storica Hasselblad analogica e lavorando esclusivamente in bianco e nero. Nel corso della sua carriera ha documentato anche culture indigene, tra cui i Maya in America centrale, i Toto in India e i Sami in Svezia. Ma il progetto del Ramble resta uno dei più personali della sua vita.
Riflettendo su quel periodo, Tress spiega che fotografare gli uomini gay a Central Park nel 1969 significava raccontare una realtà di cui lui stesso faceva parte. Proprio per questo, sottolinea, riusciva a comprendere in profondità ciò che stava accadendo in quel contesto: “Le persone gay erano la mia tribù”.
