Outing alla Guida Suprema d’Iran: la nuova arma di Trump è la propaganda a sfondo LGBTIQ+

L'intelligence USA rivela la presunta omosessualità della nuova Guida Suprema. Trump ride: "Noi proteggiamo i gay, mentre in Iran li buttano giù dai palazzi".

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Nella guerra americana contro l’Iran spunta una nuova arma: l’outing geopolitico verso una persona descritta come presunta omosessuale. La definizione grottesca dei servizi segreti americani è “potrebbe essere gay“.

L’indiscrezione diffusa strategicamente, raccolta da agenzie di intelligence e, secondo il New York Post, accolta dal presidente degli Stati Uniti con una risata “di gusto”, riguarderebbe un alto funzionario dell’amministrazione iraniana. La velina di propaganda bellica è stata amplificata dai giornali della destra, anche italiani.

Il bersaglio è Khamenei, la nuova Guida Suprema della Repubblica islamica, assurta al potere dopo l’uccisione del padre nei raid israeloamericani su Teheran. L’informazione, che le agenzie USA strombazzano come “credibile”, e che è priva di prove fotografiche, riguarderebbe una presunta omosessualità risalente all’infanzia, tuttavia, non si sa come, priva per l’appunto di documentazione fotografica.

Difficile immaginare che i servizi americani abbiano evitato la pubblicazione di foto “scandalose” per ragioni di privacy: in guerra ogni arma è permessa. Se si possono fare a pezzi 70mila palestinesi o bombardare una scuola di bambine iraniane e renderle cenere, non è credibile che ci si ponga scrupoli nel pubblicare foto di un uomo in atteggiamento di tenerezza sentimentale con un altro uomo. Dunque come mai non ci sono foto di questo outing?

I giornali della destra globale che strombazzano la notizia aggiungono la grottesca e pelosa puntualizzazione, rivelata dalle stessi fonti di intelligence: “questa non è una campagna di delegittimazione ufficiale“. Una nota per scongiurare l’accusa di propaganda.

Ma il combinato disposto della propaganda a sfondo LGBTIQ+ del Pentagono, impantanato nella disastrosa guerra all’Iran voluta da Israele, si delinea analizzando quanto rivelato il 13 Marzo dallo stesso Trump a Jake Paul nel suo podcast (qui il video, al minuto 17.52). Il presidente statunitense ha detto che gli Stati Uniti “sostengono i gay“, mentre in Iran “li buttano giù dai palazzi.

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Questo giornale combatte contro la feroce Repubblica Islamica d’Iran, che ha condannato a morte migliaia di persone LGBTIQ+ dal 1979 ad oggi, fin dalla sua fondazione (qui una notizia del 2002 su Gay.it): ma oggi la notizia è sottolineare la propaganda per sciocchi scagliata dall’amministrazione USA, sotto dettatura di Israele.

La frase evocativa di Trump è stata pronunciata proprio tre giorni prima dell’outing a Khamenei. Nel frattempo, tuttavia, proprio l’amministrazione Trump stava cercando di deportare dagli USA una coppia di uomini gay, fuggiti dal loro paese dopo essere stati arrestati dalla polizia morale per “condotta omosessuale”. I due uomini sono in attesa di essere rispediti in Iran dalla “democrazia USA” che secondo Trump “tratta bene i gay”, mentre in Iran “li buttano giù dai palazzi”.

Si fa fatica a rendere conto delle notizie che provengono da Washington in questi giorni senza provare una fastidioso senso del ridicolo sulle dita che saltabeccano sulle tastiere dei nostri computer.

Per dovere di cronaca va infine ricordato che l’amministrazione Trump sta smantellando i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti: dal tentativo repubblicano di cancellare la sentenza Obergefell sul matrimonio egualitario, alla persecuzione delle persone trans nello sport e nella sanità dei minori non cisgenere, fino alle deportazioni di richiedenti asilo LGBTIQ+ verso paesi dove potrebbero essere giustiziati.

Usare l’omosessualità altrui come arma mentre si perseguitano i cittadini LGBTIAQ+ del proprio Paese.

© Riproduzione riservata.

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