La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 10 mesi, con rito abbreviato, per lesioni aggravate nei confronti di uno degli agenti della polizia locale coinvolti nel brutale pestaggio di Bruna, donna trans di 43 anni, avvenuto nel maggio 2023 in zona Bocconi. La decisione arriva dopo la sentenza di primo grado emessa nel luglio 2024 e che accoglie anche la richiesta del sostituto procuratore generale Vincenzo Fiorillo.

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Milano, donna trans picchiata: i fatti

I fatti, come ricostruito da Il Giorno e Fanpage.it, risalgono a un controllo iniziato nell’area del parco Trotter, dopo una segnalazione su una persona in stato di agitazione. Bruna, donna trans, sarebbe stata fatta salire su una volante e avrebbe “dato in escandescenza”, opponendosi alle procedure di identificazione.

Durante il tragitto, la donna avrebbe tentato la fuga. Gli agenti l’hanno inseguita fino in via Castelbarco (zona Bocconi), dove la situazione è precipitata. Secondo quanto emerso anche dai video girati da testimoni, Bruna sarebbe stata colpita “mentre si trovava a terra ‘in posizione di resa’ e ‘con le mani alzate’”.

Le immagini, diffuse sui social, mostrano una sequenza di violenza: calci, manganellate – anche alla testa – e l’uso ripetuto di spray al peperoncino per immobilizzarla.

 

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Le ammissioni in aula: “Uno sbaglio, non mi riconosco”

Nel corso del procedimento, uno degli agenti imputati ha riconosciuto le proprie responsabilità, dichiarando: “Colpirla alla testa è stato uno sbaglio, se mi riguardo in quelle immagini non mi riconosco”.

Anche un collega coimputato ha ammesso che usare il manganello “contro il capo” è “scorretto”, precisando però di aver avuto “contezza” dei colpi solo dopo aver visto i video circolati online.

Sull’uso dello spray al peperoncino, lo stesso agente ha spiegato che sarebbe stato impiegato come “il mezzo più idoneo per non venire a contatto con una persona che fino a poco prima aveva minacciato di infettarci”, aggiungendo però di non aver avuto “la percezione corretta e precisa di quel che stava accadendo”.

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La sentenza e le responsabilità

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La terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano, composta dai giudici Gazzaniga, Nobili e Di Censo, ha confermato integralmente la condanna già pronunciata in primo grado dalla giudice Patrizia Nobile. Bruna si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocata Debora Piazza.

Durante il processo, la legale ha sottolineato come dai filmati “si vedeva pure che l’agente condannato aveva preso per un orecchio la 43enne, quando era già ammanettata”.

Oltre all’agente condannato, altri due poliziotti risultano imputati per lesioni e falso in un procedimento ancora in corso davanti alla nona sezione penale.

 

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Il procedimento parallelo e il contesto

La stessa Bruna è a sua volta imputata per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e altri capi di imputazione, tra cui il rifiuto di fornire le proprie generalità. Una posizione che evidenzia la complessità del caso, in cui la donna trans è contemporaneamente imputata e parte civile per le violenze subite.

Il procedimento nei confronti degli altri agenti è ancora in corso, con nuove udienze fissate nei prossimi mesi.

Il caso aveva suscitato forte indignazione pubblica già nel 2023, anche per la diffusione dei video e per una manifestazione di sostegno organizzata nei pressi del Trotterino.

La conferma della condanna segna un passaggio giudiziario rilevante in un caso che continua a interrogare sul rapporto tra forze dell’ordine, uso della forza e tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+.

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