Potrebbe segnare un punto di svolta nella storia dei diritti LGBTQIA+ in Italia la storia di S., 40 anni, e del suo compagno, uniti civilmente dal 2019 e residenti a Treviso. La coppia, infatti, potrebbe diventare la prima nel nostro Paese a ottenere l’accesso alle adozioni internazionali, superando il divieto previsto dall’articolo 29-bis della legge 184 del 1983.
La vicenda è emersa attraverso un’intervista rilasciata a Vanity Fair, in cui S. racconta il percorso giudiziario intrapreso insieme al compagno e alle avvocate Valentina Pizzol (Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTQIA+) ed Eleonora Biondo, esperta in diritto civile, con specializzazione in diritto di famiglia, iscritta all’ONDIF e all’Istituto veneto di terapia familiare.
Si tratta dello stesso caso su cui il Tribunale per i minorenni di Venezia ha deciso di rimettere la questione alla Corte Costituzionale, aprendo per la prima volta in Italia alla possibilità di superare il divieto di adozione internazionale per le coppie unite civilmente.

In questo articolo
- 1 Venezia, il tribunale dei minori apre alle adozioni per le coppie omogenitoriali
- 2 La testimonianza di S.: “L’amore deve essere riconosciuto come universale”
- 3 Un percorso giudiziario senza precedenti
- 4 Famiglie omogenitoriali e società: “È il futuro”
- 5 Il ruolo della politica e il bisogno di un cambio culturale
- 6 Il desiderio di genitorialità: una storia lunga anni
- 7 Adozione e gestazione per altri: una scelta consapevole
- 8 Che genitori saranno? “Una coppia come tante”
- 9 Cosa aspettarci dal futuro
Venezia, il tribunale dei minori apre alle adozioni per le coppie omogenitoriali
Il provvedimento del Tribunale per i minorenni di Venezia segna un passaggio giuridico cruciale per i diritti delle famiglie omogenitoriali in Italia. Al centro c’è l’attuale sistema delle adozioni, che consente l’accesso ai single e alle coppie sposate, ma esclude le persone unite civilmente.
Una disparità che i giudici definiscono esplicitamente problematica: se il divieto dovesse restare in vigore, si produrrebbero “effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati”. Come quello di escludere dal diritto all’adozione coppie omosessuali, pur aprendo all’adozione internazionale da parte di single.
Nel caso specifico, la coppia è stata ritenuta pienamente idonea, con un “legame molto solido e intenso” e risorse adeguate per accogliere un minore in stato di abbandono. Eppure, la normativa vigente continua a impedirne l’accesso all’adozione internazionale.
Per il tribunale, il divieto non risponde più a una finalità legittima e si traduce in una “sostanziale discriminazione”, anche alla luce dell’evoluzione del diritto di famiglia e dei principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La parola passa ora alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su un possibile cambiamento storico.
La testimonianza di S.: “L’amore deve essere riconosciuto come universale”
Al centro della testimonianza raccolta da Vanity Fair, c’è una storia personale che parla di desiderio di famiglia, responsabilità e diritti negati. Nell’intervista, S. esprime con chiarezza il senso del percorso intrapreso:
“L’amore deve essere riconosciuto come universale, soprattutto quando si parla di bambini che sono in stato di abbandono e l’unica cosa di cui hanno bisogno è trovare amore, un legame. Non può essere tutto liquidato con la frase ‘la famiglia è fatta da un uomo e da una donna’”.
Parole che riassumono una posizione sempre più diffusa nella società italiana, ma che fatica ancora a trovare pieno riconoscimento normativo.
Dopo la richiesta del Tribunale di Venezia, S. racconta di vivere questo momento con entusiasmo ma anche con consapevolezza:
“Stiamo bene e siamo molto felici. Nell’arco di due mesi è arrivata l’idoneità da parte del tribunale dei minori di Venezia […] e dopo due mesi siamo alla presentazione della domanda in Corte Costituzionale. Siamo in un frullatore”.
Un percorso giudiziario senza precedenti
Quello di S. e del suo compagno non è solo un percorso personale, ma un caso giuridico senza precedenti in Italia.
Mai prima d’ora una coppia unita civilmente era arrivata a questo punto dell’iter per l’adozione internazionale. Il riconoscimento dell’idoneità da parte del tribunale rappresenta un passaggio fondamentale, che apre alla possibilità di un cambiamento sistemico.
La decisione di rimettere la questione alla Consulta potrebbe infatti portare a una revisione della normativa vigente, considerata da molti giuristi e associazioni discriminatoria.
S. è consapevole del peso di questa situazione:
“Siamo sicuramente dei pionieri perché siamo i primi ad essere arrivati così avanti in questi processi giuridici in Italia ma spero che la nostra possa essere una conquista per tutte le famiglie”.
Famiglie omogenitoriali e società: “È il futuro”
Nel racconto di S. emerge anche una visione chiara del presente e del futuro delle famiglie in Italia. Lontano da una narrazione esclusivamente politica, la coppia rivendica una dimensione di normalità:
“Nel 2026 è normale, secondo me, parlare di famiglie omogenitoriali, di famiglie eterosessuali che hanno amici omosessuali, parlare di bambini che nascono in contesti omosessuali, famiglie allargate”.
E aggiunge:
“Questo è il futuro e non vogliamo che storie come la nostra vengano strumentalizzate”.
Un passaggio che sottolinea come il tema dell’omogenitorialità non sia più marginale, ma parte integrante della società contemporanea, soprattutto per le nuove generazioni.
Il ruolo della politica e il bisogno di un cambio culturale
Accanto al percorso giudiziario, S. richiama anche la responsabilità della politica e delle istituzioni nel favorire un cambiamento culturale: “Spero che la nostra storia sia una piccola pillola per aiutare le persone ad aprire la mente […] vorrei che ci fosse una parte politica che si impegnasse un po’ di più a essere coesa davanti a storie come la nostra così da far passare davvero un messaggio di normalità”.
L’appello dell’uomo si inserisce in un contesto europeo in cui molti Paesi hanno già riconosciuto il diritto all’adozione per le coppie dello stesso sesso, mentre l’Italia resta indietro su questo fronte.
Il desiderio di genitorialità: una storia lunga anni

Il progetto di diventare genitori non nasce oggi. S. racconta che il desiderio di allargare la famiglia è presente sin dall’inizio della relazione: “Io e il mio compagno stiamo insieme dal 2017 e ne abbiamo sempre parlato […] nel 2020 si è concretizzata davvero l’idea di allargare la famiglia”.
Un momento particolarmente significativo è legato a una frase scritta dal compagno: “A Natale di quell’anno lui mi ha scritto ‘in due siamo forti, ma in tre ancora di più’”. Ed è proprio questa dichiarazione a racchiudere il senso profondo del loro percorso.
Adozione e gestazione per altri: una scelta consapevole
Nel corso dell’intervista, S. affronta anche il tema della gestazione per altri (GPA), vietata come crimine universale dal Governo Meloni. La coppia ha valutato anche questa possibilità, ma ha scelto un’altra strada: “Sì, già prima che diventasse reato universale. Non è stato mai un percorso che abbiamo sentito adatto a noi […] Non critichiamo chi l’ha fatta assolutamente, anzi ben venga”, spiega.
Tra i momenti più intensi del percorso, S. ricorda quello legato allo studio di coppia e alla valutazione psicologica. Un esercizio in particolare ha lasciato il segno: “Ci hanno chiesto […] di scrivere una lettera al nostro figlio immaginario […] Abbiamo scritto una lettera entrambi che noi volutamente non abbiamo letto”.
Che genitori saranno? “Una coppia come tante”
Alla domanda su come immagina il proprio futuro da genitore, S. risponde con naturalezza: “Siamo una coppia come tante […] Io come padre immagino che sarò quello più tendente al gioco, alla creatività […] il mio compagno più dedicato alle attività pratiche”.
Sono parole che contribuiscono a smontare stereotipi e paure ancora diffuse, mostrando come il desiderio di genitorialità sia, prima di tutto, umano e condiviso.
Cosa aspettarci dal futuro

Il caso di S. non riguarda solo una coppia, ma l’intero sistema dei diritti familiari in Italia. Se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il divieto di adozione internazionale per le coppie unite civilmente, si aprirebbe una nuova fase per il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali.
Come sottolinea S.: “Speriamo di potere aprire la strada a tutte le famiglie che vogliono esserlo e oggi vedono questo diritto negato”.
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