Arnaldo Bazan, il 16enne strangolato e insultato con epiteti omofobi dagli agenti ICE che rapivano suo padre

La denuncia del giovane, cittadino statunitense, in un'audizione al Congresso sull'impatto dell'ICE nei confronti delle famiglie e i bambini d'America.

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Arnaldo Bazan è un ragazzo di 16 anni che ha denunciato le violenze subite dagli agenti dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) mentre arrestavano suo padre a Houston, in Texas.

Il 24 marzo il deputato californiano Robert Garcia, membro della Camera dei Rappresentanti per i democratici, e il senatore democratico Richard Blumenthal hanno tenuto un’audizione sull’impatto dell’ICE nei confronti delle famiglie e i bambini.

Le violenze omofobe dell’ICE negli USA di Trump

Bazan, sedicenne cittadino statunitense di Houston, è stato uno dei diversi giovani che hanno testimoniato. Non in prima persona ma attraverso uno scritto, letto in aula dallo stesso deputato Garcia. Secondo quanto denunciato da Arnaldo, la mattina del 23 ottobre 2025 suo padre, Arnulfo Bazan Carrillo, privo di documenti, lo stava accompagnando a scuola dopo aver mangiato da McDonald quando diverse auto senza contrassegni e uomini armati con il volto coperto da maschere li hanno circondati, fermati e aggrediti.

Bazan, scrive Them.Us, ha raccontato che ha iniziato a filmare con il proprio cellulare quando non identificati agenti dell’ICE hanno speronato la loro auto. Quando suo papà si è fermato ed è entrato in un negozio per chiedere aiuto, gli agenti dell’ICE lo hanno violentemente afferrato e portato via. Suo figlio Arnaldo, in lacrime, ha raccontato di aver urlato agli agenti di lasciarlo stare, prima che uno di loro gli strappasse la camicia e gli mettesse le mani al collo, nonostante continuasse a ripetere di essere minorenne e cittadino statunitense. Quando ha fatto presente di aver filmato l’accaduto, “lo stesso agente che mi ha strangolato mi ha preso il telefono”. “Gli agenti hanno messo me e mio padre in macchina. Ci hanno deriso”. “Mi hanno chiamato ‘gay’ perché piangevo, ‘idiota clandestino’, ‘viaggiatore illegale’ e altri insulti. Questi agenti festeggiavano perché dicevano che avendo arrestato due persone il loro bonus sarebbe stato cospicuo”. “Non so nemmeno quando rivedrò mio padre”, ha concluso Arnaldo, finito in ospedale dopo l’aggressione. “Condivido la mia storia affinché questo non accada ad altri. Questa non è l’America che conosco”. 

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Con l’aumento vertiginoso delle retate e degli arresti da parte dell’ICE durante il secondo mandato di Trump, anche gli immigrati queer e trans sono stati vittime di brutalità. Ad agosto 2025 l’ICE aveva annunciato l’intenzione di deportare Alice Correia Barbosa, donna trans brasiliana. In alcuni video diffusi sui social si vedevano agenti in borghese tirare fuori Barbosa dalla sua auto per poi rivolgersi utilizzando volutamente il genere maschile. Anche nella dichiarazione ufficiale diffusa dall’ICE  continuato ad usare il genere sbagliato per riferirsi a Barbosa, chiamandola con il suo deadname.

Lo scorso marzo l’amministrazione Trump ha deportato il richiedente asilo venezuelano gay Andry Hernández Romero in una prigione salvadoregna. È stato poi rilasciato e deportato in Venezuela dopo 125 giorni. Gli attivisti per i diritti degli immigrati hanno sottolineato come la sua sicurezza sia ancora a rischio, dato che Hernández Romero era fuggito dal proprio paese d’origine nel 2024 a causa di un fondato timore di violenze omofobe. L’America di Trump l’ha riportato in quell’inferno.

Nel mese di gennaio 2026 agenti dell’ICE hanno ucciso a sangue freddo Renee Good, mamma queer nonché moglie e poetessa, e poche settimane dopo anche Alex Pretti, infermiere di 37 anni. Nel weekend appena trascorso circa 7 milioni di americani sono scesi in piazza in decine di città degli Stati Uniti d’America con la manifestazione NoKings per opporsi alle politiche e alla retorica autoritaria della seconda amministrazione di Donald Trump. Anche a Roma c’è stata una pacifica ed enorme manifestazione, che ha visto centinaia di migliaia di persone arrivare da tutta Italia per dire basta a questa destra repressiva, autoritaria e guerrafondaia. Il 5 marzo 2026 il presidente USA ha licenziato Kristi Noem, segretaria alla sicurezza interna che aveva gestito e a lungo difeso gli agenti incaricati di individuare, arrestare, detenere e deportare cittadini stranieri sul territorio USA. Senza limiti di legge.

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