Napoli, Corte d’Appello conferma condanne al branco che derubò e violentò due ragazze trans

A seguito di un concordato tra le parti, i responsabili sono stati condannati a pene detentive comprese tra gli oltre 4 e gli oltre 6 anni di reclusione, oltre alle sanzioni pecuniarie e alla conferma del risarcimento in favore delle parti civili costituite.

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La notte dell’11 gennaio 2024 due ragazze trans di Roma in vacanza a Napoli vennero aggredite, stuprate e rapinate dal branco, in un Bed & breakfasts nei pressi dei Quartieri Spagnoli.

Dopo aver conosciuto dei ragazzi in un bar, la sera dopo le due giovani accettarono di rivederli, se non fosse che all’appuntamento si presentarono in cinque. Tra questi due giovanissimi, appena 19enni, e un 40enne. I cinque le derubarono e stuprarono una delle due ragazze. Il branco mise a soqquadro l’alloggio portando via contanti, portafogli e smartphone. Una delle due donne, terrorizzate, venne colpita al braccio con un apribottiglie da uno degli aggressori in fuga.

Pochi giorni dopo il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’Assessora alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante incontrarono le due donne, annunciando che il Comune di Napoli si sarebbe costituito parte civile nel processo a carico degli autori dell’aggressione. Le due donne vennero ospite in sicurezza presso la Casa delle Culture e dell’Accoglienza delle persone LGBTQIA+ progetto voluto dal Comune di Napoli, finanziato da UNAR, Presidenza del Consiglio dei Ministri, e gestito dalle associazioni territoriali insieme ad Antinoo Arcigay Napoli, ATN e ALFI le Maree (e altre).

Al loro fianco rimase Daniela Lourdes Falanga, responsabile per le politiche trans di Antinoo Arcigay Napoli, che sottolineò come “al Cardarelli e al Cotugno le due ragazze sono state egregiamente prese in carico, insieme a chi, tra gli agenti della polizia, se ne stava occupando. È assolutamente necessario, nell’interesse collettivo e soprattutto nell’interesse di chi è vittima di abusi e violenze, cambiare la spregevole condizione culturale in cui vessano alcune persone e denunciare sempre, su tutti i fronti, vicende di questo genere”.

La sentenza di 2° grado della Corte d’Appello

La Corte di appello di Napoli, quarta sezione penale, ha ora emesso la sentenza di secondo grado, confermando la colpevolezza e rideterminando le pene a carico degli autori dell’aggressione. Ne dà notizia Antonello Sannino, Presidente di Antinoo Arcigay Napoli.

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A seguito di un concordato tra le parti, i responsabili sono stati condannati a pene detentive comprese tra gli oltre 4 e gli oltre 6 anni di reclusione, oltre alle sanzioni pecuniarie e alla conferma del risarcimento in favore delle parti civili costituite.

“Vogliamo esprimere il nostro più profondo e sentito ringraziamento per il grandissimo lavoro fatto dal nostro Avvocato Giovanni Paolo Picardi, che ha difeso le vittime in questo complesso iter giudiziario”, ha commentato Sannino. “Questa orribile aggressione ha lasciato ferite profonde, ma la sentenza dimostra l’importanza di avere vicino le istituzioni. Per chi subisce abusi e violenze legate alla propria identità, denunciare è l’unico modo per combattere l’odio: farlo sapendo di non essere sole, supportate dallo Stato e dalle amministrazioni, fa la differenza tra lo sconforto e la rinascita”.

Antinoo Arcigay Napoli ha rimarcato il valore della scelta del Comune di Napoli nel costituirsi parte civile al processo: “Non si tratta di un atto isolato, ma del frutto di un lavoro comune e di una prassi istituzionale consolidata che affonda le sue radici nel 2009: da quando l’attivista Maria Luisa Mazzarella fu selvaggiamente pestata per aver difeso un amico omosessuale, l’amministrazione cittadina ha scelto di schierarsi sistematicamente come parte civile nei processi per aggressioni omotransfobiche. Una scelta di civiltà per respingere ogni forma di violenza e prevaricazione“.

Intervistata da RadioPride, la ragazza stuprata confessò pochi giorni dopo l’aggressione di temere la vendetta del suo violentatore, da lei denunciato. “Sono stata malissimo. Ora, dopo la violenza subita, mi sento insicura. Ho molta paura, non ho fiducia. Io e la mia amica temiamo altre ripercussioni. Abbiamo paura anche di girare per strada da sole a Napoli“. Passati poco più di due anni, giustizia è stata fatta.

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