L’Ungheria ripudia Orbán, vince Magyar, conservatore liberale europeista: “Russi a casa: Europa! Europa! Europa!”

Nella notte tra il 12 e il 13 aprile 2026 il partito Tisza conquista 138 seggi su 199 con il 53,6% dei voti, la supermaggioranza che permetterà di smontare sedici anni di democrazia illiberale. L'Europa esulta. Ma sui diritti LGBTQ+ Magyar resta un'incognita.

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È finita. Dopo sedici anni, Viktor Orbán ha concesso la sconfitta nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 aprile 2026. Il partito Tisza di Péter Magyar ha ottenuto 138 seggi su 199 con il 53,6% dei voti, mentre Fidesz si è fermata a 55 seggi con il 37,8%. Una valanga.

L’affluenza record ha raggiunto il 77%: l’Ungheria ha gridato la propria voglia di tornare nell’orbita dell’Unione Europea, e Orbán ha concesso la sconfitta in serata, congratulandosi con Magyar: “La responsabilità e l’opportunità di governare non ci sono state date”.

La vittoria dell’Europa

L'Ungheria ripudia Orbán, vince Magyar, conservatore liberale europeista: "Russi a casa: Europa! Europa! Europa!" - peter magyar diritti lgbtq ungheria - Gay.it

Nelle strade di Budapest i guidatori hanno suonato i clacson e le persone hanno sfilato urlando. Molti hanno scandito:

“Russi a casa!”

Nei cieli di Budapest e sui social di tutto il mondo risuona fortissimo il mantra cantato in coro:

“Europa, Europa, Europa”.

Nel suo discorso a decine di migliaia di sostenitori radunati lungo il Danubio, Magyar ha detto: “Stanotte la verità ha prevalso sulle bugie“. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto: “L’Ungheria ha scelto l’Europa. Un paese ritrova il suo cammino europeo. L’Unione si rafforza“. Il premier britannico Keir Starmer ha definito il risultato “un momento storico, non solo per l’Ungheria, ma per la democrazia europea“. Donald Tusk premier polacco ha twittato: “Ungheria. Polonia. Europa. Di nuovo insieme“. La Francia di Macron ha parlato di una “Europa più sovrana” e di una vittoria “per la nostra sicurezza e per la democrazia“. L’Italia dell’estrema destra di Meloni, alleata di Orbán a cui sia la premier sia il vicepremier Salvini avevano dedicato un plateale supporto elettorale, esce sconfitta politicamente, insieme agli Stati Uniti di Trump che fino a 24 ore prima delle elezioni avevano presidiato l’Ungheria con la presenza del vicepresidente JD Vance ad interferire nel processo elettorale.

Cosa significa la supermaggioranza

Il dato dei seggi è straordinario (grazie alla legge illiberale voluta da Orban) e insieme cruciale. Per governare servono 100 seggi, per modificare la Costituzione ne servono 133. Tisza ne ha ottenuti 138. Questo significa che Magyar dispone della maggioranza dei due terzi, la stessa che Orbán aveva usato per trasformare la democrazia ungherese in sistema illiberale. Con essa potrà abrogare le riforme più profonde: le leggi anti-LGBTQ+, il divieto del Pride scritto in Costituzione, il sistema elettorale ritagliato su misura per Fidesz, le nomine ai tribunali, l’occupazione del corpo burocratico dello Stato, nel quale Fidesz ha posizionato i propri uomini e il proprio corrotto sistema di potere. La strada è aperta. Ma resta lunga: sedici anni di assalto allo Stato non si smontano in una legislatura.

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Conservatore liberale, ma le ambiguità restano

Budapest Pride Cronaca Unione Europea
Budapest Pride – 28 giugno 2025

Conservatore liberale per anni fedele a Fidesz e Orban, Magyar ha costruito la svolta ungherese in appena due anni. Ieri ha vinto su corruzione, economia e stato di diritto, non sui diritti civili. Il suo partito Tisza non ha mai promesso di abrogare la legge anti-LGBTQ+ del 2021, non ha un programma esplicito sui diritti delle coppie dello stesso sesso, e Magyar, assente al Budapest Pride del 28 giugno 2025 mentre settanta eurodeputati europei sfilavano in strada, non ha mai esplicitamente preso posizione sui diritti LGBTIQ+. La federazione delle associazioni queer ungheresi ha pubblicato dodici richieste precise al futuro governo, dal matrimonio egualitario al riconoscimento delle persone trans. Nessuna compare nel programma di Tisza. Secondo analisti e comunità ungherese, l’atteggiamento di Magyar sui diritti LGBTQ+ è poco chiaro e il suo approccio all’immigrazione potrebbe essere più duro di quello di Orbán.

Su Russia e Ucraina, le ambiguità restano: Magyar ha dichiarato che non invertirebbe immediatamente la politica energetica dipendente da Mosca, e ha fissato al 2035 l’obiettivo di diversificazione, a differenza del 2027 fissato dall’UE . Ha però promesso che l’Ungheria sarà “un forte alleato dell’Unione europea e della NATO“, e che la prima visita da premier sarà in Polonia, poi a Vienna, poi a Bruxelles, mentre Orbán è pronto a dare battaglia dall’opposizione: “Non molliamo mai, mai, mai“.

L’Ungheria ha voltato pagina. Per la comunità LGBTIQ+ ungherese e quella europea tutta, ora inizia una partita di riscatto tutt’altro che semplice.

© Riproduzione riservata.

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