“Sono un utilizzatore di chemsex“: la testimonianza video pubblicata da Gay.it nel 2024 >
Una dipendenza atipica
Le storie e i quadri psicopatologici sono sostanzialmente simili: in questi utenti si sviluppa una forma di dipendenza atipica in cui, oltre ai sintomi fisici come allucinazioni, ritiro e rabbia, si manifestano frequenti disturbi del comportamento tra cui aggressività, violenza domestica e ritiro sociale. Si tratta, precisa D’Incecco, di una tipologia di utenza decisamente nuova per i SerD, presente solo negli ultimissimi anni. Le sostanze coinvolte sono quelle che caratterizzano il chemsex in tutta Europa: metanfetamine, mefedrone, GHB/GBL (spesso erroneamente definiti droghe dello stupro), a cui si aggiungono ketamina, cocaina, popper e viagra.
Il contesto italiano
Il caso trevigiano non è isolato, ma si inserisce in un quadro nazionale in cui il chemsex è diffuso in Europa ma ancora marginale nel dibattito italiano. Ne è convinto anche Simone Alliva, giornalista, che ha appena pubblicato per Fandango il libro-inchiesta Vertigine. Chemsex e mascolinità tossica. La generazione invisibile: il fenomeno colpisce una generazione sospesa tra desiderio e oscurità, tra app di incontri, corpi idealizzati e notti senza fine.
Secondo Alliva, il chemsex è un problema della comunità omosessuale che affonda le radici in questioni che vanno dall’omofobia al non accettarsi. L’autore documenta un aumento in sordina dei decessi collegati al fenomeno, che colpisce uomini giovani e all’apparenza realizzati, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, spesso celati dietro vaghe spiegazioni. “Nella comunità gay chi muore, muore di nascosto“, scrive Alliva. “Se chiedi è un infarto. “È morto nel sonno”, ti rispondono“.
Pochi presidi, troppo silenzio
Sul fronte dei servizi, il quadro italiano resta disomogeneo. Secondo una mappatura di Arcigay del 2022 su 31 città, gli sportelli dedicati al chemsex problematico sono poco istituzionalizzati o del tutto assenti nella maggior parte dei territori. I presidi più strutturati si trovano a Milano, con il servizio di terapia di gruppo organizzato dall’ASA Onlus, e a Roma con Villa Maraini. A Padova e Livorno sono attivi sportelli specifici, e alcune realtà associative come Arcigay Verona offrono supporto psicologico che include il chemsex tra i temi trattati. Il caso di Treviso, dove il SerD pubblico ha strutturato una presa in carico istituzionale, rappresenta comunque un’eccezione rilevante nel panorama nazionale. Il convegno di fine aprile è un segnale importante: il sistema sanitario inizia ad attrezzarsi.
Il chemsex non dà l’immediata consapevolezza di essere tossicodipendenti, anche perché il consumo avviene in momenti e luoghi circoscritti. E spesso è stigmatizzato anche all’interno della stessa comunità LGBTQ+, rendendo necessario per chi sviluppa una dipendenza confrontarsi con chi condivide la stessa esperienza. Il fenomeno necessita di una presa in carico con un piano nazionale adeguato.
