Il 15 Maggio alcune influenti associazioni LGBTQIA+ portano in Parlamento una domanda semplice nella forma e radicale nella sostanza. Ci avviciniamo alle elezioni politiche che, al più tardi, ci saranno nel settembre2027. Molti dicono che si potrebbe votare già a settembre 2026. Al netto dei valori liberali sempre sbandierati, e non sempre rispettati dal legislatore, è giunto il momento di rivolgere alcune domande concrete alle opposizioni che si candidano a governare al posto della “sciagura-Meloni”.
Il campo largo, ammesso che esista come progetto politico e non solo come formula tattica, mentre i sondaggi lo danno ormai stabilmente in vantaggio sulla maggioranza Meloni, si ritrova davanti a un banco di prova che non può più rimandare.
L’Italia è regredita in questi anni rispetto ai già lacunosi diritti di protezione e di garanzia di piena convivenza civile delle persone LGBTIQ+.
I punti urgenti sono i seguenti:
- matrimonio egualitario
- legge di aggravante penale per reati di odio anti-LGBTIAQ+
- nuova legge per l’affermazione di genere che preveda l’esclusione della patologizzazione in ogni passaggio e garantisca percorsi di autodeterminazione senza chirurgia e trattamenti medici
- divieto alle pratiche riparative
- abolizione del reato universale di GPA
- educazione sessuo-affettiva obbligatoria in tutte le scuole dalla materna alle superiori
Il governo Meloni ha fatto danni enormi e documentati. La domanda ora riguarda chi si candida a governare in nome dei valori europei, quegli stessi valori che invoca ogni volta che c’è da attaccare Orbán o l’autocrate di turno, da difendere lo stato di diritto, da parlare di democrazia liberale in chiave anti-destra.
Ebbene: quei valori passano anche e soprattutto da qui. Dalla capacità di mettere la parola “matrimonio” dove oggi c’è scritto “unione”. Dalla volontà di dire che una persona trans può affermare la propria identità senza dover passare per un ospedale psichiatrico. Dalla chiarezza che vietare le pratiche di conversione non è un atto ideologico, è un atto di civiltà. Dalla certezza che davanti alle aggressioni culturali contemporanee a cui sono esposti i bambini e i ragazzi italiani, la scuola ha il dovere di inserire l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole di tutti gli ordini e gradi.
Il 15 maggio, a due giorni dalla Giornata Internazionale contro l’Omo-Lesbo-Bi-Transfobia, Roma ospita un convegno che ha l’ambizione di trasformare il 17 maggio da ricorrenza simbolica a scadenza politica concreta.
L’evento si tiene al Centro Congressi Frentani di Roma dalle 9:30 alle 13:30 ed è promosso dalle deputate Laura Boldrini (PD), Gilda Sportiello (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (AVS) su invito di numerose associazioni LGBTQIA+: Agedo, ARCO, Arcigay, Associazione Trans Napoli, Certi Diritti, Dì Gay Project, Circolo Mario Mieli, Edge, Comitato EuroPride 2027 Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaycs, Gaynet, Gender X , Libellula, Movimento Identità Trans, Italia Trans Agenda, NUDI, Pride Vesuvio, Plus Roma, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, TGenus, YGrò.
Il messaggio politico è diretto: a dieci anni dalla legge sulle Unioni Civili, l’Italia non è avanzata. È anzi arretrata. Il Paese occupa stabilmente gli ultimi posti in Europa per diritti LGBTQIA+, mentre discriminazioni e violenze aumentano, le famiglie omogenitoriali restano prive di riconoscimento, le pratiche di conversione non sono ancora vietate per legge, e l’educazione sesso-affettiva nelle scuole rimane un tabù istituzionale.
Il quinquennio Meloni ha lasciato, nelle parole delle associazioni promotrici, «profonde ferite da sanare»: dal ddl Varchi che ha universalmente criminalizzato la GPA, alle politiche contro le persone trans, fino al silenzio del governo di fronte ad aggressioni documentate.
Il convegno prevede una mattinata con una sessione dedicata ai dati, curati da Gay Center, Mario Mieli, Arcigay e Omofobia.org, e interventi i del professor Angelo Schillaci sull’evoluzione giurisprudenziale dei diritti LGBTQIA+ e del professor Roberto Baiocco sulle pratiche di conversione.
A seguire, le associazioni presenteranno il loro appello per un’agenda progressista, consultabile su lastradadeidiritti.it.
La parte più attesa è quella politica: alle 12:00 sono stati invitati a prendere parola Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi e Matteo Renzi. La richiesta delle associazioni è esplicita: un impegno «verificabile e coerente», non dichiarazioni di principio, e punta direttamente alle elezioni del 2027. I diritti LGBTQIA+, si legge nel comunicato, non devono essere «uno dei temi» dell’agenda progressista, ma «un indicatore della qualità democratica del paese».
