Il calcio dilettantistico italiano torna al centro delle cronache per un grave episodio di discriminazione e violenza verbale avvenuto in provincia di Salerno. Marina Rinaldi, allenatrice della Longobarda Valle dell’Irno di Baronissi e considerata la prima allenatrice trans del calcio italiano, è stata vittima di pesanti insulti sessisti durante una partita del campionato di Terza Categoria.
I fatti risalgono allo scorso 9 maggio, durante l’incontro disputato allo stadio “Karol Wojtyła” di Nocera Superiore tra la Blue Soccer Academy di Castel San Giorgio e la Longobarda Valle dell’Irno, terminato con la vittoria della squadra di casa per 2-1.

Gli insulti contro Marina Rinaldi, allenatrice trans, durante la partita
Secondo quanto riportato nel provvedimento del giudice sportivo del Comitato provinciale della Lega Nazionale Dilettanti di Salerno e ripreso anche da SalernoToday, i tifosi presenti sugli spalti avrebbero mantenuto “un atteggiamento offensivo e minaccioso nei confronti dei calciatori della squadra avversaria”, arrivando a “ingiuriare gravemente con insulti sessisti l’allenatrice ospite”.
Non si sarebbe trattato di episodi isolati o di semplici sfottò da stadio. Nel provvedimento si parla infatti anche di fumogeni lanciati sul terreno di gioco, sputi, oggetti indirizzati verso i giocatori ospiti e persino tentativi di accesso al campo.
Per quanto accaduto, il giudice sportivo ha inflitto una multa di 200 euro alla società sangiorgese. Una decisione che ha riconosciuto ufficialmente la gravità dei fatti e il clima ostile vissuto dalla Longobarda Valle dell’Irno per tutta la gara.
Lo sfogo di Marina Rinaldi: “Le frasi rivolte a me sono irripetibili”
Dopo la partita, Marina Rinaldi ha scelto di affidare ai social della Longobarda Valle dell’Irno un lungo sfogo, raccontando il proprio stato d’animo e la sofferenza vissuta durante l’incontro.
“Oggi abbiamo subito una gravissima aggressione verbale da parte della tifoseria: parolacce, intimidazioni, incitazioni. A mio avviso, e a nostro avviso, questo non è calcio. È proprio una questione culturale. Io sto molto male. Durante il primo tempo sono rimasta senza parole. Fuori dal campo c’è stato un atteggiamento violento, mentre sul campo si è fatto finta di tutelarci. Siamo stati accolti male”, ha dichiarato l’allenatrice.
Rinaldi ha poi sottolineato come certi atteggiamenti non abbiano nulla a che vedere con lo sport: “Il calcio, dilettantistico o professionistico, a qualsiasi livello, non dovrebbe riguardare questo tipo di atteggiamenti. Purtroppo abbiamo affrontato un campionato tremendo e vissuto fino alla fine situazioni difficili. Non so se sia perché sono una donna in panchina e l’Italia non è ancora preparata a questo tipo di realtà, ma non voglio mettere me stessa al centro: è una questione di comportamento”.
“Sono rimasta molto male. I ragazzi erano già rimaneggiati e abbiamo vissuto una vera repressione psicologica. Credo sia stata la peggiore partita della storia della Longobarda Valle dell’Irno”, ha aggiunto con amarezza.
Marina Rinaldi ha poi spiegato di non voler assumere il ruolo della vittima, ricordando il proprio passato da ex calciatrice e definendosi “una ragazza semplice, con pregi e difetti”. Ha ammesso di vivere le partite con grande agonismo e di usare talvolta “toni forti”, ma ha precisato di non aver mai avuto atteggiamenti “volgari o offensivi”.
Rinaldi ha raccontato di sentirsi profondamente colpita dall’accaduto, al punto da aver bisogno “di fare una passeggiata, prendere un caffè e ricordarmi che ognuno di noi vale qualcosa, al di là della cattiveria umana che va oltre lo sport”.
L’allenatrice ha poi definito quanto accaduto “gravissimo”, spiegando che il suo non vuole essere “una denuncia penale”, ma “una denuncia morale e sociale” condivisa con i dirigenti della società. Infine, Marina Rinaldi ha lanciato un appello sul bisogno di “riportare cultura nel calcio, partendo dalle basi, dai piccoli comportamenti”.
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Chi è Marina Rinaldi

Nata a Salerno, Marina Rinaldi è una figura conosciuta nel panorama calcistico campano. Ex calciatrice, ha completato il percorso di affermazione di genere nel 2013 ed è in possesso del patentino UEFA B, che le consente di allenare fino alla Serie D.
Negli anni il suo percorso è diventato simbolico anche per molte persone LGBTQIA+ appassionate di sport, in un ambiente storicamente segnato da maschilismo, sessismo e discriminazioni.
Proprio per questo motivo, quanto avvenuto a Nocera Superiore assume un significato ancora più forte: non solo un attacco personale, ma un episodio che riporta al centro le difficoltà vissute dalle persone trans nei contesti sportivi italiani.
Nel video pubblicato dalla Longobarda Valle dell’Irno, Rinaldi lascia trasparire tutta la propria amarezza: “Non so se continuerò in questo contesto perché sinceramente non mi appartiene. Penso di essere una persona differente, forse peggiore, ma non così”.
Una frase che restituisce il peso emotivo di quanto vissuto e che ha suscitato numerosi messaggi di solidarietà sui social.
La nota della Longobarda Valle dell’Irno
Dopo la diffusione della notizia, la Longobarda Valle dell’Irno ha pubblicato una precisazione ufficiale per chiarire che l’Asd Nocera Superiore non avrebbe responsabilità dirette rispetto agli episodi avvenuti durante la partita.
Nel comunicato, riportato sui social, la società ha spiegato: “La società che ha ospitato l’incontro si è mostrata fin da subito vicina alla nostra realtà, esprimendo solidarietà alla nostra mister e prendendo le distanze da quanto accaduto”.
Il club ha poi condannato duramente il comportamento dei tifosi responsabili degli insulti: “Resta però l’amarezza per quanto successo durante la partita, in cui sono stati rivolti insulti offensivi e ingiuriosi nei confronti della nostra mister e dei nostri tesserati, andando ben oltre quello che può essere il semplice sfottò sportivo”.
Infine, la società ha ribadito il proprio impegno sui temi dell’inclusione e del rispetto: “La nostra società continuerà sempre a difendere i valori dell’inclusione, del rispetto e della dignità delle persone, dentro e fuori dal campo”.
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