Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso la “gender incongruence “ dal novero dei disturbi psichiatrici, riclassificandola come “Incongruenza di Genere” all’interno della salute sessuale. “Le evidenze chiariscono come la transessualità non sia una patologia psichiatrica“, spiegò l’OMS. “Mantenerla in questa categoria continuerebbe ad alimentare i pregiudizi che gravano sulle persone transgender”. “È una decisione presa sulla base delle evidenze e del confronto tra gli esperti della comunità scientifica, come già accaduto per l’omosessualità”.

Passato 8 anni Olga Bukhanovskaya, primaria del centro di ricerca e riabilitazione Phoenix nonché figlia del defunto Alexander Bukhanovsky, noto psichiatra sovietico e pioniere della medicina transgender in Russia, ha presentato una nuova relazione sull’argomento al 18° Congresso russo degli Psichiatri.

I deliri transfobici della psichiatria russa

Bukhanovskaya ha sostenuto che essere transgender è un disturbo mentale che include anche “l’omosessualità”, come riportato da Meduza,  proponendo l’introduzione di una categoria clinica chiamata “disturbo dello spettro transgender“. Ha inoltre affermato che il termine “transgender” comprende “travestitismo feticistico“, disturbo di personalità, disturbo schizotipico e “schizofrenia combinata con effeminatezza periodica“.Ha poi definito l’aumento delle persone che si identificano come trans come una “epidemia transgender“, attribuendolo a “finanziamenti e sovvenzioni“.   Secondo Bukhanovskaya, le persone transgender vengono sottoposte a un “addestramento trans” da parte di supervisori specializzati, imitando successivamente la “presentazione clinica del transessualismo“.

Intervenendo al congresso, ha dichiarato: “Se ora si usa l’espressione rassicurante ‘disturbo dello spettro autistico’, allora possiamo dire ‘disturbo dello spettro transgender’,  tutte queste malattie mentali rientrano in questa categoria”. Le dichiarazioni di Bukhanovskaya riecheggiano in gran parte la propaganda ufficiale russa, con le autorità che hanno definito i gruppi LGBTQ+ come un “movimento internazionale estremista”. Nel 2023, in seguito all’approvazione di una legge che vieta gli “interventi medici finalizzati al cambio di sesso”, la Società Russa di Psichiatria ha redatto una serie di linee guida cliniche intitolate “Disturbi dell’identità sessuale“. Nel documento, l’organizzazione aveva riconosciuto che le persone transgender non possono essere “curate“, raccomandando di indirizzarle alla psicoterapia.

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Al Congresso Bukhanovskaya ha presentato la teoria secondo cui la promozione dei diritti delle persone trans in Russia sarebbe opera di una “quinta colonna della medicina“, riferendosi a psichiatri per adulti e bambini, endocrinologi, ginecologi e docenti sensibili alle tematiche trans.Ha osservato che, a suo avviso, proprio i docenti sensibili alle tematiche trans sarebbero responsabili della “promozione della teoria di genere e dell’ICD-11 [Classificazione Internazionale delle Malattie] nella comunità professionale, nella società e nella mente dei pazienti“.

Ma il “disturbo dello spettro transgender” non è una diagnosi medica riconosciuta. Solo la disforia di genere, ovvero il disagio provato da alcune persone a causa di una discrepanza tra la loro identità di genere e il sesso assegnato alla nascita, è una condizione diagnosticabile e da affrontare con percorsi di supporto e affermazione di genere. Nella versione precedente al 2019 la disforia era considerata un disturbo dell’identità di genere, inserita nel capitolo dei disturbi mentali e comportamentali.

L’OMS rimosse l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali il 17 maggio del 1990. Da allora ogni 17 maggio si celebra la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.  Nel 2019 l’OMS ha fatto altrettanto con la depatologizzazione dell’identità trans, ma in Russia ci sono psicologi che vorrebbero tornare a quegli anni di stigmatizzazione nei confronti di un’intera comunità.

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