La Russia di Putin perseguita le persone LGBTIAQ+ dal 2013, ma finora non era mai giunta a questo stadio di paranoia repressiva.

Un ragazzo di 13 anni è stato registrato come minore a rischio dopo che la polizia ha aperto un procedimento contro di lui per “propaganda LGBT” e “esposizione di simboli estremisti“. Il caso, scoperto da Mediazona nel database dei tribunali russi, rappresenta uno dei casi più gravi finora documentati nell’escalation repressiva del Cremlino contro la comunità LGBTIQ+.

Secondo quanto ricostruito dalla testata indipendente russa, il ragazzo, di cui non vengono diffuse le generalità né la regione per ragioni di sicurezza, avrebbe mostrato ai compagni di classe un video contenente un’immagine classificata come “estremista” dalle autorità, quasi certamente riconducibile alla bandiera arcobaleno, simbolo del cosiddetto “movimento internazionale LGBT” messo al bando in Russia nel novembre 2023, quando le associazioni, anche internazionali, che combattono per i diritti civili delle persone LGBTIQ+ sono state classificate come “estremiste e terroriste:

I genitori di alcuni compagni del tredicenne avrebbero sporto denuncia alla polizia, che avrebbe successivamente avviato un’indagine. Ma poiché la legge russa non consente procedimenti amministrativi sotto i 16 anni di età, il caso è stato archiviato sul piano formale e trasmesso a una Commissione per i Minori. Quest’ultima ha emesso un’ammonizione per l’accusa di “propaganda LGBT” e, in relazione all’imputazione di esposizione di simboli estremisti, ha stabilito che il ragazzo “è soggetto a correzione”, aprendo la strada al suo trasferimento in un istituto chiuso per minori con problemi. Il tredicenne è stato già iscritto nel registro ufficiale dei minori a rischio.

L‘avvocata che lo difende ha presentato ricorso contro le decisioni della commissione. «Non aveva alcuna intenzione di fare propaganda non sa nemmeno cosa sia. È stata una battuta finita male. Il bambino non ha pensato alle conseguenze, e il sistema si è messo in moto», ha dichiarato la legale a Mediazona «Era uno studente modello, con ottimi voti e premi in competizioni creative. A un certo punto qualcosa è scattato, gli ormoni, la voglia di scherzare, e gli adulti lo hanno interpretato come: “Oddio, sta facendo proselitismo”».

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Per nulla contraria all’impostazione legislativa russa persecutoria verso le persone LGBTIQ+, l’avvocata ha puntualizzato «Internet è accessibile a tutti. Le domande andrebbero fatte alle autorità: perché non bloccano questi video che, diciamolo chiaramente, promuovono relazioni non tradizionali? Anche un bambino può trovarli online, mostrarli a qualcun altro. E le autorità la chiamano già propaganda».

La madre del ragazzo ha confermato l’esistenza del procedimento, ma ha rifiutato di fornire dettagli, definendo la vicenda «riservata».

Dal novembre 2023, qualsiasi raffigurazione della bandiera arcobaleno può essere perseguita come “simbolo estremista”. Secondo Human Rights Watch sono almeno 20 i procedimenti penali legati al “movimento internazionale LGBT” solo tra gennaio 2024 e giugno 2025: uno degli imputati è morto suicida in custodia cautelare. La scorsa settimana una fotografa era stata condannata ai lavori forzati per aver scritto una fanfiction incentrata su una fantasiosa relazione gay tra due star del K-pop. Il 28 aprile un tribunale russo ha classificato come “terrorista” la Russian LGBT Network, la più grande organizzazione LGBTIQ+ del Paese. Pochi giorni prima la stessa sorte era toccata a Moskovskij Komjuniti-Centr e il media Parni+. Il 23 aprile la polizia aveva fatto irruzione nella sede di una casa editrice accusata di distribuire “propaganda LGBTQIA+”. Il 16 aprile un sito russo era stato multato per aver recensito la serie tv Heated Rivalry che parla di una storia d’amore tra due giocatori di hockey, con l’accusa di “propaganda gay”. A Gennaio 2026 la Russia di Putin aveva dichiato Ilga World un’organizzazione indesiderabile.

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