Nella giornata di ieri, 8 giugno 2026, Fratelli d’Italia ha pubblicato sui propri canali social una campagna legata al 2×1000. Al centro del post c’è Alessandro Zan, europarlamentare del Partito Democratico e responsabile Diritti del Pd, raffigurato in una grafica con la scritta: “Zan al Ministero per la Famiglia”.
Il messaggio social recita: “Difendi il diritto di educare i tuoi figli senza interferenze ideologiche. Scrivi C12”. Il riferimento è al codice da indicare nella dichiarazione dei redditi per destinare il 2×1000 a FdI. La comunicazione del partito ha utilizzato anche un’altra immagine, costruita come una scena davanti a una scuola, in cui un bambino dice alla madre: “Mamma, a scuola mi hanno detto che posso decidere se essere maschio o femmina”.
Una terza grafica, dai toni più cupi, mostra una donna spaventata a letto, con il testo: “Se vuoi che rimanga un brutto sogno, scrivi C12”. In basso compare l’invito: “Destina a Fratelli d’Italia il 2×1000. Nella dichiarazione dei redditi scrivi: C12”.
La campagna social di FdI contro Zan
La scelta di utilizzare il volto e il nome di Alessandro Zan in una campagna di raccolta fondi politica ha provocato la reazione diretta dell’europarlamentare dem. La comunicazione di Fratelli d’Italia associa la figura di Zan al tema dell’educazione dei figli, presentando come scenario da evitare un suo eventuale ruolo al Ministero della Famiglia.
Il post ha richiamato alcuni dei temi più ricorrenti nella comunicazione della destra contro le politiche LGBTQIA+, dalla presunta “ideologia gender” alla difesa della famiglia, fino alla rappresentazione della scuola come luogo di possibile “interferenza” sui bambini.
Secondo quanto denunciato da Zan, sotto il contenuto pubblicato sul profilo social del partito si sarebbero accumulati centinaia di commenti violenti, con insulti, odio e persino minacce di morte. L’europarlamentare ha inoltre contestato l’assenza di interventi pubblici da parte del partito rispetto ai commenti comparsi.
Dall’entourage dell’europarlamentare sottolineano inoltre come molti dei commenti segnalati fossero ancora visibili a quasi 24 ore dalla pubblicazione del contenuto. Secondo quanto riferito a Gay.it, tra le reazioni rimaste online figurerebbero anche messaggi contenenti auguri di morte e riferimenti violenti nei confronti di Zan, senza che risultassero interventi di moderazione o rimozione da parte della pagina che ha pubblicato il contenuto.
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I commenti omofobi sui social

Tra i commenti apparsi sotto il post social di FdI, diversi utenti hanno utilizzato espressioni offensive nei confronti delle persone gay e della comunità LGBTQIA+. In uno dei numerosi messaggi d’odio si legge: “Uno che consente che uomini gay ovviamente possano acquistare bambini per poi portarseli a casa solo come capriccio per uno dei due presunti uomini con barba e muscoli vuole fare mammina”.
Un altro utente ha scritto: “Ci sarà una rivolta popolare, questi ci portano alla nostra estinzione culturale e religiosa”. In un altro commento si legge: “Ministro del carrozzone arcobaleno e Schlein sottosegretaria e ufficio di gabinetto, ops intendevo cesso”.
Altri commenti riportano frasi come “È come farsi una trasfusione di sangue infetto dall’Ebola!”, “Sì dei fru fru…”, “Tutti a festeggiare nei gay pride!!!!!”, “Disturbato”, “Un porco alla famiglia”, “Ma per favore! Ci ritroveremmo con genitore y-x-z! Fa semplicemente ribrezzo questa cultura woke” e “Solo a pensarlo scoppio a ridere, un gay ministro per la famiglia”.
Nel flusso di reazioni compaiono anche commenti di scherno politico, con accostamenti tra figure pubbliche e ministeri: “Schettino ai trasporti marittimi, la Franzoni all’infanzia, Conte alle finanze, Prodi all’industria”. Un altro commento cita “Pacciani alla sanità”.
La replica di Alessandro Zan: “Campagna omofoba inaccettabile”
Dopo la diffusione del contenuto social e dei commenti, Alessandro Zan è intervenuto con una nota durissima contro FdI. “Centinaia di commenti violenti, con insulti, odio, minacce di morte. E nessuna rimozione. Nessuna presa di distanza. Questo è il risultato del post pubblicato ieri da Fratelli d’Italia contro di me”, ha dichiarato l’europarlamentare del Pd.
Zan ha chiamato in causa direttamente Giorgia Meloni e il suo partito: “Giorgia Meloni fa prediche contro l’odio politico, poi il suo partito lancia una campagna fondata su fake news, disinformazione e odio omofobo per raccogliere denaro, mi dipinge come una minaccia per le famiglie e lascia che sotto quel post si scateni il peggio”.
Secondo il responsabile Diritti del Partito Democratico, il caso non sarebbe riconducibile a un semplice incidente comunicativo. “Non siamo di fronte a un incidente, ma a una precisa strategia politica: inventare un nemico, alimentare paura e pregiudizi, trasformare una persona in un bersaglio per ottenere consenso”, ha aggiunto.
La nota si chiude con una condanna netta dell’operazione politica: “Questo è odio politico nella sua forma più tossica ed è inaccettabile. Ed è ancora più grave perché promosso dal partito della presidente del Consiglio”.
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Il riferimento al 2×1000 e il codice C12
Il post di Fratelli d’Italia rientra nella comunicazione per il 2×1000 ai partiti politici. Il codice indicato nelle grafiche, “C12”, è quello da scrivere nella dichiarazione dei redditi per destinare la quota al partito guidato da Giorgia Meloni.
Proprio questo elemento è al centro della critica di Zan, che accusa FdI di utilizzare il suo nome e il suo volto per raccogliere fondi attraverso una campagna definita “omofoba”. La comunicazione lega infatti il sostegno economico al partito alla necessità di impedire uno scenario rappresentato come minaccioso: Zan al Ministero della Famiglia e, più in generale, l’avanzamento di politiche legate ai diritti LGBTQIA+ e all’educazione alle differenze.
La vicenda si inserisce in un clima politico già segnato da tensioni ricorrenti sui temi dell’identità di genere, dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, delle famiglie omogenitoriali e del riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQIA+. Il post arriva inoltre a pochi giorni dall’intervento con cui Zan aveva criticato duramente il ddl Valditara, approvato in Senato, definendolo “una legge vergogna che riporta l’Italia al Medioevo” e contestando la scelta di subordinare l’educazione sessuo-affettiva al consenso dei genitori. In quel testo, l’europarlamentare aveva accusato il ministro Valditara di diffondere “fake news sul gender” e di continuare a “soffiare sul vento dell’odio”, rilanciando la necessità di strumenti educativi contro femminicidi, violenza di genere e reati d’odio. In questo caso, però, la polemica si concentra anche sulla gestione dei commenti comparsi sotto il post e sulla responsabilità politica di chi pubblica contenuti capaci di generare o amplificare discorsi d’odio.
