“Schedare” le scuole indicando se siano “favorevoli alle teorie Lgbtq+” o “ideologicamente comuniste”. È questa la proposta contenuta nella mozione di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, che ha sollevato immediate polemiche nel comune alle porte di Firenze. Il documento chiede di affiancare al nome di ogni istituto un’etichetta sull’“orientamento insegnato”.

Mozione Fdl
Mozione Fdl

FdI vuole “schedare” le scuole: il contenuto della mozione

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, nella mozione si legge che per i consiglieri di Fratelli d’Italia le scuole del territorio sarebbero ormai troppo “politicamente schierate a sinistra”. Nel testo si sostiene che da anni i figli delle famiglie del comune verrebbero “traviati da esternazioni su ‘orientamenti sessuali di ogni tipo’” o da “corsi ed interventi palesemente in difesa di religioni e culture extracomunitarie, a danno e scapito delle tradizioni italiane”.

Per questo motivo, i promotori ritengono che i genitori abbiano il diritto di sapere se la scuola in cui intendono iscrivere i propri figli sia “favorevole alle teorie Lgbtq+” oppure se impartisca insegnamenti “antifascisti”. La soluzione proposta è un cambio ufficiale nella denominazione delle scuole, così da identificare chiaramente “l’orientamento insegnato”.

Nel testo si legge inoltre la necessità di evitare che le menti “delle future generazioni di elettori vengano plagiate nel momento in cui sono più vulnerabili e indifese”.

Tra le etichette che, secondo la mozione, dovrebbero affiancare i nomi delle scuole – comprese le primarie – compaiono le seguenti diciture: “Politicamente schierata a sinistra”; “ideologicamente comunista”; “favorevole alle teorie Lgbtq+ e/o woke”; “antiamericana, antisionista, antifascista, antilibertà di pensiero, anticattolica, antidemocratica”.

La replica del sindaco: “Così iniziò il fascismo”

La risposta del sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, è arrivata attraverso la pubblicazione integrale del testo della proposta e un commento netto.

“I consiglieri di Fratelli d’Italia ci chiedono di schedare le nostre scuole. Proprio come al tempo del fascismo”, ha dichiarato il primo cittadino. “Non è solo una grave provocazione – continua -, ma un attacco vergognoso alla libertà delle nostre scuole, un’intimidazione senza pudore a insegnanti e dirigenti”.

Pignotti ha poi aggiunto: “L’orrore del fascismo cominciò proprio così, distinguendo le persone in base alla loro ideologia politica, alla razza, alla religione, all’orientamento sessuale. È lì che vogliono riportarci, ai tempi del Ministero dell’educazione nazionale fondato da Mussolini, con le liste di proscrizione dei professori non allineati”.

Le parole del sindaco hanno collocato la vicenda su un piano che supera il dibattito locale, richiamando direttamente la storia istituzionale italiana e il rapporto tra scuola e democrazia.

Le reazioni sindacali: “Intimidazione” e “attacco alla libertà di insegnamento”

Dure le reazioni del mondo sindacale. La Flc Cgil di Firenze ha annunciato “iniziative contro questa intimidazione”, collegando la mozione alla campagna di Azione Studentesca, il movimento giovanile di destra che aveva lanciato un questionario sull’orientamento politico dei professori.

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Per Usb Scuola Toscana si tratterebbe di un “attacco frontale alla scuola pubblica statale e alla libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione”, con una logica definita “autoritaria e intimidatoria”. Secondo il sindacato, dietro la retorica della tutela delle famiglie si nasconderebbe il tentativo di colpire chi promuove pensiero critico e diritti civili, creando “un clima di sospetto” nei confronti dei docenti.

“In un Paese fondato sull’antifascismo, l’idea di bollare una scuola come antifascista come fosse un’accusa è uno scandalo politico”, affermano, ricordando che l’antifascismo è alla base della Repubblica. La conclusione è netta: la scuola pubblica “non si etichetta, si difende”.

Le posizioni politiche: Pd e M5s parlano di “fatto inquietante”

Sul piano politico regionale, il segretario toscano del Pd, Emiliano Fossi, ha definito la proposta “un fatto inquietante, un’aggressione diretta alla libertà e all’autonomia del sistema scolastico”.

Anche dal Movimento 5 Stelle sono arrivate critiche. In una nota congiunta, i consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti parlano di una proposta “grave e inaccettabile, perché introduce un clima di controllo e intimidazione estraneo alla cultura democratica e costituzionale del Paese”.

“La scuola pubblica – aggiungono – è luogo di libertà critica e formazione del pensiero, non oggetto di catalogazioni politiche. La storia italiana insegna che il fascismo ha mosso i primi passi proprio attraverso la stigmatizzazione e la classificazione delle coscienze. Per questo respingiamo con assoluta fermezza ogni iniziativa che, anche solo simbolicamente, richiami quelle pratiche e ne normalizzi la logica”.

Scuola, educazione alle differenze e scontro politico

Fratelli d’Italia vuole schedare le scuole “favorevoli alle teorie Lgbtq+”: polemica a Bagno a Ripoli. Il sindaco: “Così iniziò il fascismo” - Scuola - Gay.it

La mozione presentata a Bagno a Ripoli riporta al centro del dibattito temi che negli ultimi anni hanno attraversato il confronto politico nazionale: educazione alle differenze, diritti civili, contrasto alle discriminazioni e libertà di insegnamento.

L’espressione “favorevole alle teorie Lgbtq+”, utilizzata nel documento, si inserisce in un linguaggio che da tempo viene impiegato da alcune forze politiche per descrivere percorsi educativi legati al rispetto dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. In ambito scolastico, tali percorsi rientrano generalmente in progetti contro il bullismo, l’omolesbobitransfobia e per la promozione di una cultura inclusiva.

Il punto controverso, nel caso specifico, è la richiesta di formalizzare un sistema di etichette ufficiali applicate agli istituti, con la finalità dichiarata di rendere esplicito l’orientamento “politico, sociale, sessuale, culturale e religioso” trasmesso agli studenti.

Al momento, la mozione di Fratelli d’Italia resta all’attenzione dell’amministrazione comunale. Resta da capire se verrà discussa in consiglio e quali saranno gli sviluppi istituzionali.

Intanto, il confronto politico continua, con una linea di frattura netta tra chi rivendica il diritto delle famiglie a conoscere l’impostazione educativa delle scuole e chi denuncia il rischio di una classificazione ideologica degli istituti. In gioco, oltre alla gestione del sistema scolastico locale, c’è il significato stesso del ruolo pubblico della scuola in una democrazia costituzionale.

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