Partiamo da un presupposto: Madonna non fa mai le cose a metà. Non lo ha mai fatto nel 1984, non lo ha fatto nel 2005, non lo sta facendo adesso a 67 anni con un corto visivo presentato al Tribeca Festival di New York che ha mandato in tilt mezzo internet e tutta la comunità gay mondiale, che per inciso rappresenta circa il 40% del pubblico globale di qualsiasi cosa lei pubblichi.
Confessions II – The Film è ufficialmente disponibile su YouTube dall’8 giugno 2026, e se ancora non lo hai visto stai leggendo l’articolo sbagliato perché dovresti andare a vederlo adesso. Se invece lo hai già visto, benvenut* nella confraternita di chi ha trascorso almeno dieci minuti a fissare lo schermo chiedendosi cosa stesse succedendo, per poi ripartire dall’inizio perché evidentemente non bastava.

Un film che non è un film (ma Madonna non fa video, perché i video sono roba da poveri)
Prima di entrare nel merito, è necessario capire cosa sia esattamente Confessions II – The Film, perché la risposta non è così semplice come potrebbe sembrare.
Non è un film. Non è un video musicale. Non è un visual album nel senso di Beyoncé. È, nelle parole della stessa Madonna alla premiere del Tribeca Festival, qualcosa che sta nel mezzo, in quello spazio tra il video che “sembra economico” e il visual album a budget pieno che il suo manager Guy Oseary non vuole finanziare perché gli urla sempre di risparmiare soldi.
Il risultato è un oggetto audiovisivo di 13 minuti che costa evidentemente moltissimo, è diretto da TORSO (il duo David Toro e Solomon Chase, già autori del video di “Von Dutch” di Charli XCX).
Con tanto di conversazione post-proiezione con Anderson Cooper (perché Jimmy Fallon ha dato forfait all’ultimo momento, dettaglio che da solo meriterebbe un articolo a parte).
Il Tribeca Festival, va detto, stava attraversando la sua settimana più complicata degli ultimi anni, con la polemica attorno all’inclusione di un lungometraggio interamente generato dall’intelligenza artificiale. L’arrivo di Madonna ha spostato l’attenzione mediatica su di lei con la precisione chirurgica di chi ha passato quarant’anni a capire esattamente come funziona una perfetta macchina culturale oleata a pennello.
Coincidenza? Lei direbbe di no. Noi neanche.

La trama, per quanto esista una trama
Il film inizia con Madonna in un appartamento. Indossa un abito di pizzo nero che secondo i fan più accaniti è un omaggio diretto al look del video di “Bad Girl” del 1992.
Madonna dice, con voce da narratrice di un documentario sulla fauna selvatica:
“A volte mi piace nascondermi nell’ombra, creare un nuovo personaggio, un’identità diversa”.
A questo punto chi ha più di trent’anni ha pensato: questo lo sentiamo da Erotica, ma okay.
Poi arriva una squadra di ninja-paparazze. Si tratta di donne con maschere e costumi rivelatori che portano telecamere su lunghi pali luminosi e la inseguono ovunque vada. Ovunque, nel senso: in casa, in un campo, su una macchina, in un club, in un bagno, in un’arena.
Le paparazze come predatori, la fama come stato di caccia permanente. Il messaggio è chiaro e Madonna lo porta avanti con quella sua capacità unica di fare pesante metafora e renderla ballabile allo stesso tempo.
Il tutto è accompagnato dalle prime sei tracce del nuovo album: “I Feel So Free”, “Good for the Soul”, “One Step Away”, “Bring Your Love” con Sabrina Carpenter, “Danceteria” e “Read My Lips” con Feid. La musica è esattamente quello che ci si aspetta da un sequel di Confessions on a Dance Floor: house, elettronica, Stuart Price alla regia sonora, bassline che entrano nel cervello e non ne escono per tre giorni.
Alla fine, nell’ultima scena, una delle paparazze si toglie la maschera e sotto c’è Lourdes Leon, la figlia di Madonna, che chiude il film con: “Cut, b****”.

I 16 cameo in 13 minuti
Parliamo della cosa di cui tutti parlano, perché sarebbe disonesto non farlo: i cameo celebrity sono tanti, forse troppi, sicuramente abbastanza da far sembrare il film una versione musicale di quei videoclip degli anni Novanta in cui compariva chiunque fosse disponibile quel weekend.
Il conteggio ufficiale dice 16 presenze illustri. Tra queste: Sabrina Carpenter, Julia Garner, Kate Moss, Gwendoline Christie, Odessa A’zion, Richard E. Grant, Honey Dijon, Debi Mazar, Arca, Cole Palmer (il calciatore del Chelsea, sì, anche lui), Shygirl, Feid e Lourdes Leon.
Alcuni hanno scene costruite attorno a loro. Altri appaiono per circa tre secondi in un bagno affollato prima di scomparire nel nulla. La sequenza più caotica – e paradossalmente più riuscita – è quella ambientata nel bagno del club durante “Danceteria”, dove Madonna ha riunito uno dei cast più assurdi della storia del videoclip: Benedict Cumberbatch in giacca e cravatta che fa lip sync su “Everybody get up and dance!” mentre Kate Moss e Gwendoline Christie gli ballano accanto, e da qualche parte in fondo al frame c’è Richard E. Grant che probabilmente stava solo aspettando il suo turno per lavarsi le mani.
La presenza di Julia Garner merita invece una nota a parte. Era stata scelta da Madonna per interpretarla nel biopic annunciato da Universal e poi accantonato (oppure ancora in quella fase del “ci stiamo lavorando” che dura da qualche anno).
Il film include una sequenza in cui Madonna si trasforma in Garner e molti fan hanno letto la scena come un richiamo al progetto del biopic.
Madonna non ha confermato né smentito (è la sua tecnica preferita da almeno trent’anni).

I laser, la scena che ha diviso il mondo
Non si può parlare di Confessions II – The Film senza affrontare la scena dei laser.
In un certo punto del film, in una sequenza ambientata in una foresta, compaiono donne con laser verdi che escono dalle parti intime. È esattamente quello che sembra. Non è una metafora particolarmente velata.
È Madonna che nel 2026 decide che la foresta è il posto giusto per un certo tipo di effetti speciali.
Alla premiere, interrogata sul tema, ha risposto con la serafica calma di chi sa benissimo l’effetto che sta facendo:
“Volevo provarci ma a quanto pare scalda parecchio”.
Fine della discussione.
La recensione di Rolling Stone ha descritto il film come “un polittico surrealista di donne con laser che escono dalle loro parti private, Benedict Cumberbatch che voga in un bagno, e Madonna in tutte le sue varie incarnazioni”.
Non è la frase più semplice da leggere a voce alta, ma è accurata al 100%.

Il messaggio: connessione, coscienza, danza (e spegni il telefono)
Sotto l’estetica da festa techno di lusso e i cameo seriali, Confessions II – The Film ha un’idea abbastanza precisa di cosa vuole dire. Madonna lo ha spiegato a Anderson Cooper dopo la proiezione, in uno di quei rari momenti di conversazione pubblica in cui la distanza tra la performer e la persona si assottiglia un po’.
Il film parla di connessione:
“Esco dalla solitudine del mio appartamento e mi ritrovo immediatamente in una foresta piena di persone con laser che escono dal sedere. Attraversi la vita, ti assumi dei rischi, resti curiosa, osservi. E poi mettete giù quei fottuti telefoni e connettetevi”.
L’album, ha detto, è “un racconto lungo da ascoltare dall’inizio alla fine, qualcosa che ti porta in un viaggio”.
E verso la fine diventa più riflessivo, più intimo, più emotivo:
”Non voglio fare musica senza senso. Voglio fare musica che significhi qualcosa. La dance music ti fa muovere il corpo e senti il ritmo”.
Madonna ha 67 anni. Ha fatto il Celebration Tour, un concerto gratuito a Copacabana con un milione e seicentomila persone, si è ripresa da una sepsi potenzialmente fatale nel 2023, sta per pubblicare il suo quindicesimo album in studio. Il discorso sulla connessione non è un concetto strategico: è il filo rosso di tutto quello che ha fatto negli ultimi anni e di come lo ha fatto.
Alla fine del film il messaggio è nei due punti di virgola che separano le sequenze, nei laser (va bene, anche in quelli), nella figlia che emerge dall’ombra e dice stop. È un film su chi la guarda da sempre e su cosa significhi essere guardati così a lungo.
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Cosa funziona, cosa no, e perché probabilmente non importa
Quello che funziona: la musica, che è già da sola abbastanza per giustificare i 13 minuti. La regia di TORSO, che mantiene una coerenza visiva di fondo anche nei momenti più caotici.
Lourdes Leon. Benedict Cumberbatch in un bagno (insistiamo). Il fatto che Madonna sembra stare benissimo e divertirsi in ogni singola inquadratura, il che è contagioso e quasi impossibile da ignorare.
Quello che funziona meno: i 16 cameo sono tanti, forse cinque di troppo, e in certi momenti il film sembra un catalogo di volti illustri più che una storia da raccontare. Alcuni passano così velocemente che ci vuole la pausa sul frame per poterli identificare. Il rischio, in questi casi, è che la lista degli ospiti diventi più importante della storia che stai raccontando.
Il punto è che Madonna lo sa. Ha detto lei stessa che “i bei tempi erano quando c’era solo MTV e io”. Poi ha aggiunto: “Quei giorni sono finiti”.
Ed è in questo scarto tra la nostalgia per una semplicità che non esiste più e la necessità di occupare tutti gli spazi possibili nel presente che si legge tutta la complessità del progetto.
Confessions II – The Film è esattamente quello che è: un oggetto di lusso, artigianale nella sua stravaganza, pensato per essere visto più volte, discusso molto, dimenticato poco. Una cosa a metà tra un’opera e uno spot pubblicitario, tra l’arte e il lancio commerciale, tra il film e il video.
Madonna abita questo mezzo da quarant’anni e continua a farlo meglio di chiunque altro.

Ma c’è chi non è d’accordo
Non tutti si sono alzati in piedi ad applaudire. Su X, il critico musicale Luca Dondoni ha scritto quello che probabilmente è il commento più duro circolato in queste ore:
“Madonna che recita sé stessa è cringe e vabbé ma arrotolata nel cliché da muover tristezza. Rivedremo mai una sua scintilla? Questo macchiettismo sadotransporn è inutile e disgustoso”.
È un giudizio netto, quasi sprezzante, e viene da qualcuno che il pop italiano lo segue da decenni. Difficile ignorarlo del tutto, anche se “sadotransporn” come categoria critica è ancora tutta da definire.
Quello che però rende il caso interessante è la risposta di un utente che Dondoni si è preso quasi immediatamente sotto al post:
“Sta tappando ALLA GRANDE. Questo progetto è di una potenza incredibile, anche solo per il formato scelto, che tiene conto del fatto che non esistono più gli album rollout classici e quindi diventa nuovamente pioniera di una nuova comunicazione visual. Sono io mosso di tristezza!”.
Sta tappando ALLA GRANDE. Questo progetto è di una potenza incredibile, anche solo per il formato scelto, che tiene conto del fatto che non esistono più gli album rollout classici e, quindi diventa nuovamente pioniera di una nuova comunicazione visual. Sono io mosso di tristezza!
— Ginger President (@GingerReload) June 8, 2026
E qui si apre la vera questione: non se il film sia bello o brutto, coraggioso o stanco, ma se Madonna abbia ancora il diritto – o meglio, la capacità – di sorprendere. Per Dondoni no. Per chi gli ha risposto, e per coloro che hanno urlato al Beacon Theatre, assolutamente sì.
L’album esce il 3 luglio. Il film è già su YouTube. I laser probabilmente rimarranno nell’immaginario collettivo per un po’.
