Il Riviera Pride 2026 torna a Dolo domenica 14 giugno con una nuova edizione costruita dal basso, autofinanziata e profondamente radicata nel territorio della Riviera del Brenta. Non un Pride metropolitano, non un evento pensato per inseguire i grandi numeri, ma un presidio politico, transfemminista e intersezionale nato per dire una cosa semplice e radicale: le persone LGBTQIA+ esistono anche fuori dalle grandi città, anche nei paesi, anche nei territori dove tutti si conoscono e dove esporsi può fare ancora paura.
A raccontare il senso di questa sesta edizione è il Collettivo Artemisia, realtà transfemminista che dal 2021 organizza il Riviera Pride e che continua a portare in piazza una manifestazione piccola nelle dimensioni, ma enorme nel significato politico.
“Il leitmotiv di tutti gli anni è dimostrare innanzitutto che la comunità queer esiste, ma anche che i territori di provincia esistono e, sovrapponendo queste due cose, che le comunità queer nelle province esistono”, spiegano a Gay.it. Una dichiarazione di esistenza, prima ancora che una parata. Un modo per sottrarre la provincia alla marginalità e restituirle voce, corpi, desideri, conflitto e comunità.
Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

Riviera Pride 2026 a Dolo: una manifestazione nata dove non c’era nulla
Il Riviera Pride nasce nel 2021 da un’urgenza territoriale molto precisa: nella provincia di Venezia, in quel momento, non esisteva più un Pride. Le ultime esperienze risalivano a diversi anni prima e il territorio della Riviera del Brenta, stretto tra Venezia e Padova, restava schiacciato tra due poli urbani più grandi.
“Il primo stimolo che ci ha portate a fare questa cosa è stato che proprio nella provincia di Venezia non ci fosse nessun Pride”, racconta il Collettivo. “Noi, anche come collettivo transfemminista, abbiamo partecipato in alleanza a tutti i tipi di manifestazioni che si svolgevano a Venezia e Padova, però il nostro territorio delle riviere, proprio tra questi due grandi centri, non lo sentivamo mai a casa nostra”.
Da qui la scelta di non continuare soltanto a migrare verso le grandi città per trovare spazi politici, culturali e comunitari, ma di costruire qualcosa nel proprio territorio. Una decisione nata quasi “in maniera un po’ incosciente”, ma diventata negli anni un appuntamento stabile.
“A un certo punto ci siamo dette: bello, però non era mai casa nostra, non aveva mai una connotazione del tutto identitaria per noi. E quindi, se non c’è niente, lo facciamo noi”.
Oggi il Riviera Pride arriva alla sua sesta edizione mantenendo lo stesso spirito originario: un Pride di provincia, costruito da poche persone, con pochi mezzi, ma con una visione politica chiarissima.
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Un Pride dal basso, tra autofinanziamento, LIS e alleanze territoriali
Il Riviera Pride 2026 resta una manifestazione che parte dal basso. Una definizione che, nel caso del Collettivo Artemisia, non è uno slogan ma una condizione concreta. Le persone attive nell’organizzazione sono poche: “Attualmente di volontarie attive siamo 5-6 persone”, spiegano.
Ogni anno, raccontano, il collettivo si chiede se valga la pena continuare. E ogni anno la risposta torna a essere sì. La scelta è quella di mantenere l’appuntamento in modo proporzionato alle possibilità reali del gruppo. Niente grandi palchi, niente sponsor, niente format patinati. La prima edizione fu soltanto un presidio in piazza, completamente autonomo, senza grandi sostegni istituzionali.
Eppure, fin dall’inizio, Artemisia ha scelto una linea precisa: pochi mezzi, ma coerenza politica. “Anche se povere e sgangherate, abbiamo dalla prima edizione voluto gli interpreti LIS, abbiamo un percorso che è sempre senza barriere architettoniche. Quindi una cosa piccola, ma coerente e proporzionata alle nostre forze”.
Negli anni, il Riviera Pride è riuscito a costruire relazioni più solide con il territorio. Dall’anno scorso, cinque comuni patrocinano la manifestazione. Per la parte burocratica, essendo Artemisia un collettivo informale, è fondamentale il supporto di realtà alleate, tra cui l’associazione Il Portico di Dolo, che aiuta con permessi e occupazione del suolo pubblico.
Il budget resta minimo. “Facciamo sempre delle raccolte fondi che servono a coprire per metà gli interpreti LIS e l’altra metà le drag queen”, spiegano. “Finora abbiamo anche rifiutato di imbarcarci a cercare sponsorizzazioni”.
Il Riviera Pride si sostiene attraverso una raccolta fondi su GoFundMe e, spesso, anche con contributi diretti delle stesse organizzatrici. Una parte importante delle risorse viene destinata al riconoscimento del lavoro artistico delle drag invitate. “Ci teniamo a riconoscere la loro arte, il loro tempo, il loro lavoro con un riconoscimento concordato con loro in base alle nostre possibilità”.
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Fare Pride in provincia: quando esporsi significa rischiare di essere riconosciutə

La forza politica del Riviera Pride sta anche nella sua collocazione. Dolo e la Riviera del Brenta sono territori in cui la visibilità LGBTQIA+ assume un significato diverso, spesso più esposto e più fragile.
“La caratteristica più visibile è proprio il fatto che, essendo territori piccoli, tendenzialmente hanno delle comunità un po’ bigotte; i centri aggregativi sono quasi sempre i patronati”, dicono dal Collettivo, “Ma soprattutto c’è questa cosa che tutti conoscono tutti”.
Se nei grandi Pride cittadini è possibile confondersi nella folla, in un Pride di provincia la partecipazione può diventare immediatamente riconoscibile. Il Riviera Pride, quando raggiunge numeri importanti, conta qualche centinaio di persone. Abbastanza per riempire una piazza, non abbastanza per rendere invisibili i singoli corpi che la attraversano.
È forse questa la distanza più evidente tra un Pride metropolitano e un Pride di provincia: non la mancanza di comunità, quanto piuttosto di spazi sicuri dove quella comunità possa esprimersi senza timore. “La comunità queer esiste, in verità, ma senza spazi sicuri in cui esprimersi”, sottolineano.
Nonostante le difficoltà, il Riviera Pride è diventato negli anni anche uno spazio di scoperta. Per molte persone giovani, studentesse e studenti del territorio, è stato il primo Pride della vita. Un primo incontro con una manifestazione LGBTQIA+, con una piazza politica, con una comunità possibile.
La partecipazione delle nuove generazioni è uno degli elementi più importanti della manifestazione. A Dolo ci sono tre istituti superiori e il collettivo, negli anni, ha costruito contatti con rappresentanti d’istituto, attacchinaggi, reti informali e passaparola.
Ogni edizione, però, resta una scommessa. “Non sappiamo mai se riusciremo a riempire la piazza”, ammettono, “Ma lo faremmo in tutti i casi, anche se venissero solo due persone”.
Le rivendicazioni del Riviera Pride 2026: corpi, presenza e conflitto
Il Riviera Pride 2026 porta in piazza rivendicazioni che intrecciano territorio, diritti LGBTQIA+, transfemminismo, accessibilità, Palestina, antirazzismo e critica alle disuguaglianze. Il tema scelto dal Collettivo Artemisia per il percorso di avvicinamento di quest’anno è il corpo.
“Abbiamo fatto un cineforum di avvicinamento con varie declinazioni: il corpo come espressività, il corpo patologico, il corpo come mezzo di sperimentazione”, spiegano. Da qui nasce una riflessione più ampia sulla presenza fisica come gesto politico.
Il riferimento è anche alla Flotilla e alla scelta di portare i propri corpi in un luogo dove non era previsto che fossero. “Portando i propri corpi in un posto dove non era previsto, ha mostrato una violenza normalizzata e ormai invisibile”.
Per Artemisia, esserci fisicamente in piazza è fondamentale perché rende visibile ciò che spesso viene rimosso, ignorato o neutralizzato. Il Pride, in questo senso, non è soltanto festa, ma anche attrito, interruzione della normalità.
“Portarsi con il corpo in un luogo, anche in modo disturbante pur senza fare niente, diventa ciò che rende visibile il problema e spiega perché sia necessario esserci fisicamente in una piazza”, affermano. “Il nostro obiettivo è anche disturbare la quiete pubblica e interrogare le coscienze: ‘Tu non volevi essere al Pride? Bene, stai bevendo il tuo aperitivo, però ti obbligo a sentire e a guardare per due ore quelle che sono le nostre istanze’”.
Perché la Palestina c’entra con il Pride
Tra le rivendicazioni portate dal Riviera Pride c’è anche il rifiuto di separare i diritti LGBTQIA+ dagli altri piani della politica. Per il Collettivo Artemisia, il Pride non può essere ridotto a una manifestazione identitaria chiusa in sé stessa, ma deve restare uno spazio intersezionale, capace di leggere le oppressioni come sistemi connessi.
Per questo, quando in piazza viene portato un cartello come “No Pride in genocide”, c’è chi reagisce chiedendo cosa c’entri la Palestina con il Pride. La risposta, per Artemisia, sta proprio nella necessità di spiegare che le lotte non sono compartimenti stagni.
“Cerchiamo di far capire qual è l’importanza politica di un gesto simile, perché spesso la reazione è: ‘Sì, vabbè, io ho tanti amici gay’, oppure ‘siete esagerati, potreste farlo in un altro modo’”, dicono.
Fare Pride in un territorio che definisce “patria della Lega” significa anche partire dalle basi, diffondere cultura politica, smontare luoghi comuni e rendere comprensibile perchè un Pride non sia mai soltanto una festa colorata.
Il lavoro del Collettivo Artemisia durante l’anno
Il Riviera Pride è il momento più visibile, ma non l’unico spazio di azione del Collettivo Artemisia. Durante l’anno, il gruppo porta avanti iniziative transfemministe, percorsi di formazione, raccolte solidali e momenti pubblici sul territorio.
Uno degli appuntamenti fissi è l’8 marzo, che negli ultimi anni Artemisia ha cercato di riportare nella Riviera del Brenta attraverso attacchinaggi, letture in piazza e microfoni aperti. Un altro momento importante è Luna Nuova, evento organizzato all’interno della festa annuale dell’associazione Il Portico di Dolo e dedicato al contrasto della violenza di genere e alla riflessione sulle pari opportunità.
Negli anni, il collettivo ha affrontato temi come aborto, carcere femminile, marginalità e donne LGBTQIA+ ristrette. Artemisia porta avanti anche una raccolta permanente di assorbenti e materiali igienici, destinati di volta in volta a luoghi e realtà diverse: “Gli ultimi sono andati in carcere femminile a Venezia, altre volte li abbiamo portati in comunità di accoglienza madre-bambino, un’altra volta a un drop-in dove ci sono mense e docce per persone senza fissa dimora”.
Anche questa pratica rientra in una visione intersezionale. “Pensare non solo alle donne, ma alle donne migranti, alle donne senza casa, alle donne ristrette, quindi a tutte le sfaccettature”.
A questo si aggiungono gli interventi nelle scuole, soprattutto durante ore di educazione civica o autogestioni, con laboratori su consenso, riconoscimento della violenza e temi transfemministi. Da alcuni anni, Artemisia partecipa anche alla formazione delle persone in servizio civile.
Dopo il 14 giugno: uscire dalla bolla e trovare nuove energie
Cosa dovrebbe restare dopo il Riviera Pride 2026? Per Artemisia, la speranza è duplice: raggiungere persone nuove e trovare nuove energie per continuare.
“La speranza sottesa è sempre di ampliare la nostra bolla”, spiegano. “La sfida vera è portare al Pride chi non ci verrebbe o chi non sa cos’è, o chi per mille motivi non è già sensibilizzato”.
L’altra speranza riguarda il futuro del collettivo. Le persone attive sono poche, spesso impegnate in molte altre realtà associative. “Più che essere in pochi a fare tanto, dovrebbe essere tanti a fare un pochino”. Il desiderio è che nuove persone si avvicinino, partecipino, affianchino il collettivo e magari un giorno raccolgano il testimone.
Il messaggio del Riviera Pride alla comunità LGBTQIA+ nazionale
Dal Riviera Pride 2026 arriva anche un messaggio alla comunità LGBTQIA+ nazionale: riconoscere i Pride di provincia, guardarli, sostenerli, considerarli parte piena del movimento.
“Intanto di riconoscerci e di vedere che ci siamo. Magari anche di aiutarci come si può, perché per noi veramente qualunque aiuto è fondamentale”.
Per una realtà come Artemisia, anche una donazione piccola, una ricondivisione sui social, una locandina ripresa fuori dal territorio, una data inserita in un calendario nazionale possono fare la differenza. Non solo in termini economici, ma anche simbolici.
Il Riviera Pride nasce e resiste così: con poche risorse, molte alleanze, una rete costruita lentamente e una convinzione politica profonda. Che i paesi non siano vuoti. Che le province non siano solo periferie delle città. Che le persone queer non esistano soltanto nei centri metropolitani. E che un Pride possa essere grande anche quando è piccolo.
Riviera Pride 2026: come restare aggiornatə
L’appuntamento principale è per domenica 14 giugno 2026 a Dolo, nel cuore della Riviera del Brenta, per una nuova edizione del Pride nato dal basso e organizzato dal Collettivo Artemisia. Per aggiornamenti sul programma, sulla raccolta fondi, sull’accessibilità e sulle modalità di partecipazione, è possibile seguire i canali ufficiali del Riviera Pride e del Collettivo (IG).
