Un sondaggio di Data for Progress, pubblicato e condiviso in esclusiva con The Advocate, si è soffermato sugli elettori d’America e sulle rispettive intezioni di voto nei confronti dei candidati a favore dei diritti LGBTQIA+.
Il 32% ha affermato di preferire un candidato che si dichiara apertamente contrario ai diritti LGBTQ+, mentre più della maggioranza, il 51% dei probabili elettori, ha dichiarato di essere più propenso a votare per un candidato che si dichiara apertamente a favore dei diritti LGBTQ+. Il 16% ha dichiarato di non saperlo.
Le priorità degli elettori statunitensi
Dinanzi ad un’amministrazione Trump ossessionata dalla comunità LGBTQIA+, il sondaggio di Data for Progress racconta tutt’altra storia, perché le questioni LGBTQ+ non sono affatto la priorità degli elettori: solo l’1% dei probabili votanti le ha indicate come l’argomentazione più importante nella scelta di un candidato. Eppure sono anni che i repubblicani usano i diritti LGBTQ+ come arma politica. Data for Progress ha rilevato che solo nel 2024 il presidente Donald Trump e il partito Repubblicano hanno speso almeno 215 milioni di dollari in spot televisivi per attaccare i democratici su argomenti legati alla comunità trans. Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump non ha mai riconosciuto ufficialmente il Pride Month, come aveva fatto durante il suo primo mandato, mentre diversi Stati a guida repubblicana hanno designato giugno come “Mese della Famiglia biblica”.
Una battaglia politica che si riflette sul mercato. The Human Rights Campaign Foundation ha rilevato che i consumatori LGBTQ+ osservano come le aziende reagiscono all’attuale clima politico e, di conseguenza, modificano le proprie spese. Secondo l’HRC, il 71,5% dei consumatori LGBTQ+ ha dichiarato di acquistare meno prodotti da aziende percepite come meno attente al tema dell’inclusione, mentre il 69,5% ha confessato che tende a spendere di più presso quelle aziende che considerano solidali. “I consumatori premiano le aziende che dimostrano di rimanere fedeli ai propri valori e si allontanano da quelle che cedono alle pressioni“, ha dichiarato in un comunicato la presidente dell’HRC, Kelley Robinson.
Un’America spaccata in due
Il sondaggio di Data for Progress ha rilevato che il 76% dei democratici e il 54% degli indipendenti si sono detti più propensi a votare per un candidato che sostiene apertamente i diritti LGBTQ+. Tra i repubblicani, il 61% ha affermato di preferire un candidato che si oppone apertamente ai diritti LGBTQ+, mentre il 25% ha dichiarato di preferirne uno che li sostiene.
La differenza maggiore è emersa tra gli elettori che conoscono personalmente una persona trans. Tra questi elettori il 64% ha dichiarato di preferire un candidato che sostenga apertamente i diritti LGBTQ+, mentre il 23% ha invece affermato di preferire un candidato contrario. Il sondaggio ha inoltre rilevato un sostegno maggioritario per diverse politiche a favore della comunità LGBTQ+, incentrate sulla sicurezza dei giovani, la salute mentale, i veterani e le famiglie.
Il 63% dei probabili elettori ha dichiarato di essere favorevole a incoraggiare i distretti scolastici ad adottare politiche antibullismo e contro le molestie che proteggano gli studenti LGBTQ+. Il 62% sostiene gli investimenti nei servizi di salute mentale per gli studenti LGBTQ+. E il 61% è favorevole al ripristino dei finanziamenti federali per i servizi specializzati di assistenza in caso di crisi per i giovani LGBTQ+ offerti dalla linea telefonica di emergenza 988 Suicide and Crisis Lifeline, cancellata da Trump nel luglio del 2025 e ora riesumata per volontà del Congresso.
Il sondaggio ha inoltre rilevato che il 57% dei probabili elettori è favorevole al divieto di discriminazione nei confronti dei potenziali genitori LGBTQ+ in materia di adozione e affidamento, e il 52% è favorevole a investire in alloggi e servizi di supporto per i giovani LGBTQ+ senzatetto.
A novembre l’amministrazione Trump potrebbe andare incontro ad un terremoto politico con le elezioni di Midterm, che di fatto spalancheranno le porte verso le presidenziali di fine 2028, quando Pete Buttigieg potrebbe diventare il primo candidato presidente dichiaratamente gay di sempre.
