A Pesaro un locale LGBTQIA+ potrebbe chiudere dopo appena cinque mesi dall’apertura a causa di un clima definito ormai insostenibile. Insulti omofobi, sputi, auto graffiate, danneggiamenti ed escrementi lasciati davanti all’ingresso: è quanto denuncia Antonio Patera, il presidente 41enne dell’associazione che gestisce il CentoXX di via Campanella 12, a Muraglia, insieme alle sue due sorelle.
Intervistato da Il Resto del Carlino, Patera ha raccontato di essere pronto a trasferire l’attività a Rimini. Quello di Pesaro, spiega, sarebbe “l’unico locale di questo tipo nelle Marche” e rappresenterebbe un punto di ritrovo per persone LGBTQIA+ provenienti non solo dalla provincia, ma anche da Fano, Urbania, Ancona, Rimini e Cattolica.
Pesaro, il presidente del locale LGBTQIA+ valuta il trasferimento
Alla domanda se sia davvero pronto a lasciare Pesaro, Antonio Patera ha risposto senza esitazioni: “Sì. Ho già individuato un altro locale a Rimini. Ci ho provato, ma non pensavo che la realtà di Pesaro fosse questa. Siamo una comunità a colori e qui, purtroppo, mi sono trovato in una città che sento grigia”.
I primi problemi, secondo quanto ricostruito, sarebbero nati dopo alcune segnalazioni legate alla musica. “Prima sono venuti i carabinieri, di sera, poi la polizia locale per un sopralluogo. Sono stati tutti molto disponibili e comprensivi”, ha spiegato Patera.
Il presidente ha però precisato di non aver ricevuto alcuna sanzione: “Noi non siamo una discoteca, normalmente teniamo musica di sottofondo e quando organizziamo il karaoke a mezzanotte lo interrompiamo”.
Auto graffiate, escrementi davanti alla porta e danneggiamenti
Secondo Patera, il vero problema non sarebbe la musica, ma il clima ostile nato attorno al locale fin dalla sua apertura. “Ci siamo ritrovati le auto graffiate, escrementi di cane davanti alla porta, hanno danneggiato due volte una parte del condizionatore. Non posso dire chi sia stato perché non ho le prove, ma il clima che vivo ogni giorno è questo”, ha raccontato.
A questi episodi si sarebbero aggiunti anche insulti omofobi diretti. Patera ha riferito di essere stato riconosciuto fuori da un supermercato da un uomo anziano: “Mi ha insultato con una frase omofoba e mi ha sputato. Io ho evitato di reagire”.
“Questo è il bar dei fr*ci”: la frase pronunciata da una bambina
Tra gli episodi che lo hanno colpito di più, Patera ne ha raccontato uno avvenuto attorno alle quattro del mattino. Una donna sarebbe passata davanti al locale con due bambine in pigiama e ciabatte. Una delle due, indicando il CentoXX, avrebbe detto alla madre: “Questo è il bar dei fr*ci”.
“Sono andato a dormire sconvolto. Non per me, ma perché parliamo di una bambina di otto o nove anni. Quel linguaggio qualcuno glielo ha insegnato”, ha dichiarato il presidente.
Una frase che, oltre all’episodio in sé, mostra quanto il linguaggio omofobo possa essere trasmesso e normalizzato fin dall’infanzia, fino a trasformare un luogo di socialità in un bersaglio.
Le mogli con le foto dei mariti
Nel racconto di Patera c’è anche un altro aspetto: alcune donne si sarebbero presentate davanti al locale per chiedere informazioni sui rispettivi mariti. “Sì, più di una volta. La prima era una signora di circa sessant’anni. È arrivata mentre facevo le pulizie, mi ha mostrato sul cellulare la fotografia del marito e mi ha chiesto se frequentasse il locale”, ha spiegato.
La risposta, ha aggiunto, è stata netta: “Che non posso assolutamente fornire informazioni sui nostri soci. Si è arrabbiata ed è andata via. Ma non è stata l’unica. Un’altra donna voleva sapere se il marito avesse fatto la tessera. Io capisco le situazioni personali, ma il problema di una coppia non può diventare il problema del mio locale”.
Il CentoXX come punto di incontro LGBTQIA+: “Qui cerchiamo di creare una comunità”

Patera respinge l’idea di un locale ridotto solo alla sua dimensione più privata o sessuale. “Prima di tutto è un punto di incontro”, ha spiegato.
Secondo il presidente, il CentoXX conta circa un centinaio di soci solo dalla provincia e un migliaio da tutta Italia. “Qui vengono persone LGBT da Pesaro, Fano, Urbania, Ancona, Rimini e Cattolica. Ci sono persone sole, ragazzi che hanno problemi con le famiglie, persone che attraversano momenti difficili. Cerchiamo di creare una comunità”.
Tra gli esempi citati, quello di un uomo pesarese di 84 anni che frequenta il locale perché solo: “Qui ha trovato persone con cui parlare e ridere”. E ancora: “Un altro sta cercando di uscire dalla tossicodipendenza e viene da noi perché dice che qui riesce a stare bene e a non pensare alla droga. C’è chi ha difficoltà ad accettarsi o non viene accettato dalla propria famiglia. Il locale serve anche a questo”.
Le cabine riservate e la sicurezza
Patera non nega la presenza di tre cabine riservate all’interno del locale, ma ne chiarisce il senso: “Sì, ci sono tre cabine. Non lo nascondo. Tra adulti consenzienti possono anche esserci incontri sessuali, ma il locale non è incentrato sul sesso e non è quello che qualcuno immagina”.
L’obiettivo, spiega, sarebbe anche quello di offrire un ambiente protetto e fare sensibilizzazione contro le malattie a trasmissione sessuale. Protetto, aggiunge, “dai rischi che possono esserci incontrando sconosciuti attraverso le chat o in parcheggi e luoghi isolati”.
“Qui le persone possono conoscersi, parlare, stare insieme. Abbiamo il bar, facciamo il karaoke, organizziamo momenti di socializzazione. Si è creata una comunità che prima, a Pesaro, era molto frammentata”, ha dichiarato.
Il possibile trasferimento a Rimini
Il trasferimento a Rimini, al momento, sembra più di un’ipotesi. “Ho già visto un altro locale”, ha confermato Patera.
Una scelta che, se concretizzata, lascerebbe Pesaro senza un punto di aggregazione nato appena cinque mesi fa e già diventato riferimento per molte persone LGBTQIA+ del territorio.
“Mi dispiace perché ho investito energie in questo progetto e perché ci sono anche tanti pesaresi che ci hanno accolto e sostenuto. Le porte per loro resteranno sempre aperte”, ha concluso.
La vicenda del CentoXX racconta ancora una volta quanto gli spazi LGBTQIA+ non siano soltanto luoghi di intrattenimento, ma presidi sociali, affettivi e comunitari. E quanto, ancora oggi, la loro esistenza possa diventare bersaglio di stigma, sospetto e ostilità.
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