Lessico dell’omofobia: tutti i termini (offensivi) con cui si indica una persona LGBT in Italia

Sì, ci sono molti termini che in Italia vengono usati. Ma solo 'gay' e 'omosessuale' non sono offensivi.

lessico dell'omofobia
2 min. di lettura

A secondo dell’epoca e della regione, la parola omosessuale ha diversi sinonimi, che il più delle volte diventano però dei termini offensivi. Nella nostra Italia, ad esempio, ci sono almeno sei termini più usati per definire una persona omosessuale, che varia in base al luogo. Essendo appunto degli epiteti offensivi, si parla di Lessico dell’Omofobia.

Nell’arco della storia, solamente le parole omosessuale e gay sono considerate non dispregiative. Considerando sempre il politicamente corretto, non si farà riferimento invece allo slang LGBT, contenente termini considerati offensivi ma utilizzati in tono vezzeggiativo.

Comprendendo i termini più usati e quelli che variano in base alle regioni dello Stivale, si possono contare 11 termini per definire una persona omosessuale. E se talvolta vengono usati per abitudine, per lo più si tratta di termini offensivi o almeno dispregiativi.

I termini del lessico dell’omofobia (tristemente) celebri in Italia

Tra i termini del lessico dell’omofobia più usati in Italia, abbiamo:

  • F R O C I O: sicuramente uno dei termini più sentiti, utilizzato anche in certi film e in effetti, è il termine che per primo compare anche in alcuni libri. Inizialmente utilizzato a Roma, è diventato di portata nazionale. Per questa parola, ci sono 3 possibili origini: potrebbe derivare dai Lanzichenecchi (soldati mercenari). Questi, nel sacco di Roma del 1527, erano soldati molto feroci (o froci, appunto) e senza scrupoli, che stuprarono donne e uomini. Altro termine potrebbe essere “froge”, le narici del naso, che nei Lanzichenecchi (noti ubriaconi) si arrossavano e ingrossavano. Fr*cio potrebbe anche derivare dallo spagnolo flojo, che significa floscio, riguardante la manca di forza della persona.
  • FINOCCHIO: su questo termine ci sono tantissime opinioni. Il termine potrebbe riferirsi a quando i sodomiti venivano bruciati sul rogo: il finocchio aveva la qualità di eliminare l’odore di carne bruciata. Altre opinioni ci portano in cucina, quando i semi di finocchio venivano usati per insaporire la carne, essendo più economici delle altre spezie. Dato il basso costo, si intendeva anche una persona che valeva poco. Forse era invece usato per la sua forma: il bulbo ricorda vagamente delle natiche. Nel mondo dell’arte, si riconduce invece al personaggio del servo, solitamente effemminato. Viene usato in Toscana.
  • C H E C C A: questo termine del lessico dell’omofobia potrebbe provenire dal fatto che alcuni omosessuali si fanno chiamare con nomi femminili. L’origine apparirebbe appunto dal nome Francesca/o, che abbreviato sarebbe chicca o checco. 
  • C U L A T T O N E: derivante ovviamente dalla parola c*lo, è molto usata nelle regioni del nord Italia. 
  • R I C C H I O N E: principalmente usato al Sud, si rifà al segnale in codice di abbassarsi la parte superiore o il lobo dell’orecchio per far intendere di essere omosessuale.
  • BARDASSA: usato molto nell’800, indicava l’escort o un omosessuale passivo. Ha origine antiche, dall’arabo e dal persiano, ma sempre con lo stesso significato di schiavo.

Il termine queer: offensivo e parte della sigla LGBTQI?

Anche queer inizialmente era usato in tono dispregiativo per indicare una persona “strana”, perché gay. Oggi, si usa tra coloro che non vogliono identificarsi in un’etichetta, in quanto si rinuncia a identificarsi e a indicare un orientamento sessuale.

Faggot in America e poofter in Uk

Fag o faggot è il termine preferito dagli americani, in particolare da quelli del Nord. E’ il termine offensivo, che ultimamente viene indicato anche per le lesbiche e trans. Viene usato per un uomo repellente. Nel Regno Unito, l’uomo gay viene offeso con il termine poofter. 

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